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Il report di Deloitte del 2026 sui Global Human Capital Trend si apre con un’affermazione netta:

“Organizations are no longer just trying to balance competing forces: They are standing at a tipping point.”

Sette leader aziendali su dieci indicano che la loro principale strategia competitiva nei prossimi tre anni sarà basata su velocità e agilità. Parallelamente, la tradizionale curva a S della crescita si sta comprimendo. L’intelligenza artificiale e la trasformazione della forza lavoro accelerano la fase di ascesa e riducono la durata dei plateau. In questo contesto, la reinvenzione assume una natura strutturale.

In questa edizione ho avuto il grande privilegio di contribuire come autore, guidando direttamente tre dei sette trend: Getting human and machine relationships right, Fact or fabrication? AI is blurring the line when it comes to people and work e AI and the future of human decision-making. Di seguito propongo una sintesi dei sette trend che strutturano la ricerca, concentrandomi sulle implicazioni strategiche per le organizzazioni.

Getting human and machine relationships right

Il report evidenzia un paradosso operativo. Quasi il 60% dei lavoratori utilizza intenzionalmente l’AI nel proprio lavoro, mentre solo il 14% dei leader dichiara di essere competente nel progettare le interazioni uomo–AI. Il 66% riconosce l’importanza del design di tali interazioni, ma solo il 6% riporta progressi significativi. Il divario tra consapevolezza ed esecuzione è ampio.

Molte organizzazioni adottano ancora un approccio centrato sulla tecnologia. Il 59% stratifica l’AI su sistemi legacy senza intervenire sul design del lavoro. Un problema evidente di accountability e definizione dei confini, che rischia di inibire la partecipazione delle persone. Come osserva il report:

“Organizations can’t count on cohesive human-AI interactions to happen organically.”

Le organizzazioni che riprogettano ruoli, workflow e processi decisionali per abilitare la collaborazione uomo–AI hanno una probabilità quasi 2,5 volte superiore di riportare migliori risultati finanziari e il doppio delle probabilità di offrire lavoro significativo. In un caso del settore telecomunicazioni citato nel report, l’introduzione dell’AI senza redesign ha generato un incremento di produttività del 5%. Quando il 90% del budget è stato investito nella riprogettazione delle interazioni, l’incremento è salito al 30%.

Direzione proposta.
Il report propone un’architettura duale. A livello macro, definire ambizione strategica, governance, principi di design e framework di fiducia. A livello micro, scegliere esplicitamente il tipo di relazione: AI assistant, coach, collaborator, direct report o autonomous worker. Hardwiring e softwiring devono evolvere in parallelo. Diritti decisionali ed escalation formali richiedono coerenza culturale, sicurezza psicologica e leadership attiva. La qualità del design della collaborazione uomo–macchina diventa un fattore distintivo.

Fact or fabrication? AI is blurring the line when it comes to people and work

Un trend a cui sono particolarmente affezionato ci interroga su una dimensione fondamentale: cos’è reale? Un po’ come domandava Morpheus a Neo in Matrix. I dati costituiscono da sempre il substrato delle organizzazioni. La ricerca 2026 segnala un indebolimento della fiducia in tale substrato. Il 61% dei leader riconosce la rilevanza del tema, ma solo il 5% riporta progressi sostanziali.

Oltre la metà dei nuovi articoli web a maggio 2025 risultava generata principalmente da AI, rispetto al 5% prima di ChatGPT. Il 95% degli executive esprime preoccupazione per l’accuratezza dei dati dei candidati; oltre un terzo dei lavoratori ammette di utilizzare l’AI per migliorare il proprio profilo. L’80% degli executive teme che l’AI venga usata per apparire più produttivi.

L’erosione riguarda autenticità, agency e giudizio. Il report lo esplicita:

“The real challenge is not only technical but also foundational: preserving meaning, authorship, and accountability in an age of synthetic intelligence.”

Direzione proposta.
Il passaggio indicato è verso la disinformation security e la costruzione di un digital trust pact. Tra le pratiche suggerite: tracciabilità della lineage dei dati, simulazioni di rischio e red-teaming, autenticazione dinamica delle identità umane e artificiali nei workflow.

Parallelamente, occorre investire sul giudizio umano. Formazione mirata per recruiter e manager, sviluppo della riflessività organizzativa, maggiore trasparenza negli output di lavoro. La fiducia richiede infrastrutture tecniche e maturità cognitiva.

AI and the future of human decision-making

Il 60% degli executive utilizza l’AI a supporto delle decisioni. Entro il 2027, metà delle decisioni aziendali sarà aumentata o automatizzata da agenti AI. Solo il 5% delle organizzazioni si considera avanzato nella gestione di queste implicazioni, mentre il 64% ne riconosce l’importanza. Il report osserva:

“AI is reshaping organizational decisions, whether organizations are ready or not.”

Opacità, velocità e accountability distribuita ridefiniscono l’architettura decisionale. Inoltre, il 57% delle organizzazioni opera a un livello basso di maturità decisionale.

Direzione proposta.
Rendere esplicita la disciplina del decision-making: mappare le decisioni critiche, classificarle per rischio e reversibilità, assegnare ownership chiara. Progettare la relazione uomo–AI in modo strutturato, aggiornare diritti decisionali, definire override e percorsi di escalation. La governance richiede supervisione a livello di board e monitoraggio continuo delle performance dell’AI in termini di qualità, equità e affidabilità. L’autonomia dell’AI va calibrata in funzione del rischio decisionale.

Dealing with AI’s cultural debt

Il report introduce il concetto di cultural debt, ovvero l’accumulo di effetti negativi derivanti da un mancato governo dell’impatto culturale dell’AI. L’80% di leader, manager e lavoratori teme utilizzi opportunistici dell’AI. Il 42% dei lavoratori segnala che l’impatto dell’AI sulle persone viene raramente valutato. Solo il 5% delle organizzazioni riporta progressi concreti.

“Culture is built on a foundation of trust, and AI is breaking that trust in many ways.”

Direzione proposta.
Mappare la cultura attuale rispetto agli attributi desiderati, preservando senso di scopo e appartenenza e rafforzando innovazione e comunicazione aperta. Rendere esplicite le norme relative a equità, impegno e accountability nel lavoro mediato dall’AI. La leadership mantiene la responsabilità primaria dell’allineamento culturale.

Orchestrating capability and capacity at speed

La velocità sta superando la scala come principale driver di vantaggio competitivo. La ricerca evidenzia che la differenziazione dipende sempre più dalla rapidità con cui le organizzazioni riescono a riconfigurare capability attorno agli outcome strategici.

Molte organizzazioni non si muovono con sufficiente tempestività. Il vantaggio si sposta dall’allocazione statica del talento all’orchestrazione in tempo reale di persone, competenze, dati e tecnologia. Questo richiede il superamento di strutture rigide e la possibilità di combinare capability in modo fluido e dinamico.

Direzione proposta.
Le organizzazioni dovrebbero investire in sistemi che consentano la riconfigurazione continua dei team in funzione degli outcome, anziché dei ruoli formali. Marketplace interni delle competenze, modelli di staffing dinamici e visibilità sulle skill abilitata dall’AI diventano infrastrutture critiche. L’attenzione non riguarda esclusivamente la workforce planning, ma una vera e propria workforce orchestration.

Un elemento decisivo riguarda l’esperienza del lavoro. La sovraperformance finanziaria è correlata alla capacità di riconfigurare costantemente le capability preservando al contempo il significato e la qualità dell’esperienza professionale. In un contesto volatile, la capacità organizzativa va trattata come un asset adattivo, soggetto a riallocazione continua e intenzionale.

Getting more value from our functions

Con il passaggio dall’efficienza di costo alla creazione di valore, funzioni core come HR, Finance e IT sono sottoposte a una pressione strutturale crescente. I silos funzionali tradizionali risultano spesso troppo lenti, frammentati o rigidi rispetto alla velocità richiesta dal lavoro abilitato dall’AI.

Il report evidenzia che poche organizzazioni stanno compiendo progressi significativi nell’evolvere le funzioni oltre strutture e metriche legacy. Tuttavia, la crescente integrazione tra tecnologia, dati e persone rende sempre meno sostenibile una separazione netta tra domini funzionali. Le decisioni su automazione, workforce strategy, governance dei dati e architettura tecnologica sono interdipendenti.

La questione non riguarda solo l’efficienza operativa, ma la capacità delle funzioni di generare valore strategico in un contesto in cui l’AI modifica processi, ruoli e modelli di servizio.

Direzione proposta.
Le funzioni dovrebbero essere decostruite e riassemblate attorno agli outcome piuttosto che alle attività storicamente assegnate. I modelli di governance possono integrare in modo più stretto strategia tecnologica e people strategy, evitando duplicazioni e conflitti di priorità. Consigli o meccanismi cross-funzionali possono assumere la supervisione delle iniziative AI e delle scelte di innovazione con impatto sistemico.

I guadagni di efficienza generati dall’AI dovrebbero essere reinvestiti in innovazione, capacità analitica e sviluppo di nuove competenze. Le organizzazioni che si limitano a estrarre costo senza reinvestimento riducono la propria capacità di evoluzione. Quelle che utilizzano l’efficienza come leva per creare nuove fonti di valore costruiscono un vantaggio più resiliente.

How do we stay relevant?

In un contesto di curva a S compressa, la rilevanza organizzativa diventa una variabile dinamica. Il report osserva che poche organizzazioni gestiscono il cambiamento in modo efficace e ancora meno riescono a soddisfare in modo sistematico le esigenze di apprendimento continuo della propria forza lavoro.

L’AI sta modificando sia il contenuto del lavoro sia le modalità di apprendimento. Abilita acquisizione di competenze nel flusso di attività, supporto decisionale in tempo reale e personalizzazione dei percorsi di sviluppo. La distanza tra trasformazione tecnologica e aggiornamento delle competenze rappresenta un rischio strategico.

La questione non è soltanto formativa, ma architetturale: riguarda la capacità dell’organizzazione di incorporare l’adattamento continuo nel proprio funzionamento ordinario.

Direzione proposta.
Costruire sistemi di apprendimento always-on, integrare feedback loop continui nei processi di lavoro e utilizzare strumenti AI per diagnosticare gap di competenze in modo tempestivo. La capacità di cambiare dovrebbe essere trattata come una competenza core dell’organizzazione, con responsabilità esplicite e metriche coerenti.

Strategia ed esecuzione tendono a convergere quando l’apprendimento è distribuito e continuo. I lavoratori dovrebbero essere messi nella condizione di aggiornare competenze e pratiche in modo progressivo, mantenendo l’allineamento con le priorità strategiche. La rilevanza non è uno stato acquisito, ma un processo sostenuto nel tempo.

Concluding reflection

“Building the human advantage is now as critical as managing technology itself.”

La ricerca individua una serie di tipping point che ridefiniscono le condizioni competitive. Le organizzazioni si trovano a operare in un ambiente in cui tecnologia, giudizio umano, cultura e fiducia interagiscono in modo sempre più stretto.

Riprogettare le relazioni uomo–macchina, rafforzare la fiducia nei dati, strutturare il decision-making, governare il debito culturale, orchestrare capability in modo dinamico, evolvere le funzioni e istituzionalizzare l’adattamento continuo sono scelte che incidono sulla traiettoria strategica di lungo periodo.

Il vantaggio umano richiede progettazione intenzionale, governance coerente e maturità organizzativa. In assenza di queste condizioni, l’adozione tecnologica tende a produrre frammentazione. In presenza di esse, diventa leva di evoluzione sistemica.

In un precedente articolo ho tracciato alcune linee guida rispetto all’introduzione dell’Intelligenza Artificiale all’interno dei contesti HR. All’interno di questo pezzo vorrei provare ad approfondire maggiormente il tema, in modo da delineare alcuni possibili use case per i professionisti del mondo HR. Gli use case presentati sono solo un’ipotesi circa alcune delle possibili applicazioni dell’AI in contesti HR. Va da sé che gli scenari possano essere molto più ampi.

«Le domande come “che cos’è la vita?” o “la vita è possibile?” non sono più questioni interessanti perché hanno avuto soluzione. La questione dell’intelligenza artificiale è la medesima, vi sono moltissime domande, questioni non risolte riguardo ad essa, ma non ha più senso porre invece la domanda se essa sia possibile»
(Daniel C. Dennett)

Partiamo da alcune evidenze: il fenomeno è assolutamente pervasivo le direzioni HR delle differenti aziende hanno visioni abbastanza allineate. Alcuni dati secondo Gartner:

  • il 76% dei responsabili HR concorda sul fatto che resterà indietro nel successo organizzativo se non adotterà e implementerà la GenAI entro 12-24 mesi.
  • Gli obiettivi più comuni per l’utilizzo della GenAI nelle HR sono il miglioramento dell’efficienza (77%), il miglioramento dell’esperienza dei dipendenti (52%) e il potenziamento del processo decisionale (43%).
  • I responsabili HR hanno preoccupazioni in merito alla privacy e alla sicurezza dei dati (77%), alla parzialità e alla discriminazione (53%) e ai problemi di conformità alle disposizioni di legge (41%).

È, quindi, un tema di forte rilevanza che richiede un interesse specifico da parte di tutti i professionisti HR. Vediamo alcuni casi d’uso applicativi che possono rappresentare un punto di svolta interessante per gli HR di tutto il mondo.


Gestione e acquisizioni dei talenti

Tra i principali benefici ritroviamo un maggiore coinvolgimento dei candidati e la possibilità di attirare e selezionare profili maggiormente in linea con l’esigenza aziendale, efficientando l’intero processo di selezione. Più nel dettaglio alcune possibili applicazioni sono:

  • Supporto nella definizione del sito web aziendale e del portale “career” per attrarre candidati.
  • Personalizzazione del testo delle campagne di recruiting.
  • Creazione e contestualizzazione degli annunci di lavoro.
  • Sintesi e trascrizione delle interviste svolte ai candidati.
  • Creazione e contestualizzazione delle lettere di offerta.
  • Creazione e personalizzazione di contenuti per il processo di onboarding.


HR Services

Un’altra dimensione che potrebbe fortemente beneficiare dal processo è quella di servizi a supporto della popolazione aziendale. Il vantaggio si traduce in maggiore produttività, migliore circolazione della conoscenza, incremento della soddisfazione e dell’engagement dei dipendenti. Più nel dettaglio:

  • Assistente virtuale HR. Per aiutare i dipendenti a risolvere i problemi HR in modo rapido e semplice
  • Riepilogo dei contenuti e delle delle richieste di servizio. A supporto anche degli agenti HR.
  • Riepilogo dei contenuti degli articoli della knowledge base (KB) per i dipendenti. Aiuta i dipendenti a trovare le informazioni di cui hanno bisogno in modo più rapido e facile.
  • Creazione di articoli della KB basati sui gap espressi dagli utenti e manifestati nelle Q&A più frequenti.
  • Aggiornamento delle risposte del personale di supporto HR.
  • Classificazione di email/documenti.


Learning

Anche la dimensione di apprendimento e di costruzione di contenuti per la formazione non è esente dall’impatto dell’HR e – anzi – può beneficiare notevolmente dalla capacità di generare contenuti innovativi e ingaggianti con costi molto bassi. Questo può portare benefici anche in termini di scalabilità, efficienza e uniformità del contenuto. Più nel dettaglio:

  • Adattamento dei contenuti di apprendimento esistenti e aggiornamento dei contenuti.
  • Sviluppo e creazione di nuovi contenuti.
  • Sintesi/riassunto del materiale per l’apprendimento.
  • Creazione di nuove immagini e animazioni.  
  • Generazione di domande per quiz/valutazioni.
  • Elaborazione dei risultati di valutazione e semplificazione – attraverso automazione – del processo di valutazione.


Talent & Skill

Altra dimensione che può essere arricchita dall’AI è quella che riguarda Talenti e Competenze. Nello specifico possiamo impiegare l’AI per migliorare l’employee experience delle nostre persone e per definire percorsi di carriera maggiormente in linea con le loro competenze e ambizioni. Attraverso l’accesso immediato e l’elaborazione di un numero sempre maggiore di dati siamo in grado di fornire risposte immediate e prevedere percorsi di carriera e di formazione davvero in linea con i desiderata e i bisogni dell’utente.

Più nel dettaglio:

  • Miglioramento del feedback sulle prestazioni, attraverso l’inclusione di maggiori dati e informazioni sulla performance della persona.
  • Suggerimento di obiettivi, risultati chiave e goal sulla base di strategia, prestazioni passate e altri documenti.
  • Riepilogo del feedback sulle prestazioni con la creazione di dashboard aumentate da una mole di dati molto maggiore rispetto al passato.
  • Allineamento delle competenze proposte per il lavoro specifico.
  • Raccomandazioni di carriera basate su una maggiore – e migliore – profilazione.
  • Lettura e analisi delle competenze specifiche.
  • Employee Voice: supporto nella definizione di survey e della creazione di dashboard per l’ascolto attivo del personale aziendale.
  • Workforce Planning: nella definizione e nel supporto a una migliore pianificazione in linea con le competenze espresse dal singolo.


E la dimensione umana?

Esiste un’altra dimensione da prendere in considerazione, e da non sottovalutare, il tema dell’AI, e della sua introduzione all’interno del mondo organizzativo, porta con sé – inevitabilmente – profonde rivoluzioni dei modelli di lavoro e della cultura organizzativa.

Come professionisti del mondo HR dobbiamo, quindi, essere parte attiva all’interno della rivoluzione, anche se i casi d’uso riguardano altri dipartimenti o funzioni dell’azienda.

Nello specifico, io credo, su almeno 5 dimensioni specifiche:

  1. Strategia di implementazione. L’AI ha profondi risvolti etici, sociali, culturali e organizzativi. Al tavolo di implementazione dell’AI all’interno dell’azienda, non possono mancare attori HR.
  2. Modello di governance. Per lo stesso motivo di cui sopra, è necessario che l’HR, come altre funzioni aziendali rilevanti siano coinvolte e partecipi del processo guidando e orchestrando il cambiamento in essere.
  3. Inclusion & Diversity. Come sappiamo l’AI può essere estremamente biased, ragionando su basi statistiche e predittive e reiterando modelli dominanti esistenti, non sempre funzionali. È necessario un controllo umano per garantire sia la correttezza dell’output, sia il suo allineamento con le policy di inclusione e diversity dell’azienda.
  4. Adoption & Change Management. Come per la trasformazione digitale, l’introduzione dell’AI all’interno del contesto di lavoro porta, inevitabilmente, a una modifica delle modalità di lavoro. È necessario che l’HR guidi il cambiamento supportando processo di cambiamento culturale e adozione.
  5. Learning. Come ogni tecnologia deve essere appresa, come appresi devono essere i nostri modi di relazionarci ad essa.

È una sfida che non possiamo sottovalutare, ma – ancora più importante – dobbiamo indirizzare come protagonisti del cambiamento.

Infine, molto importante risulta sottolineare la capacità di muoversi in uno scenario altamente mutevole che impone un range di sfide completamente nuove. Come afferma anche Kurzweil

«if a machine can prove indistinguishable from a human, we should award it the respect we would to a human – we should accept that it has a mind » (Kurzweil, 2012: p. 266). 

È bene comunque sottolineare che questo complesso lavoro deve essere fatto in modo attivo, partecipato e

«quest’area di competenza dev’essere costruita sperimentando ed elaborando artefatti e scenari che considerino dunque le peculiarità del contesto digitale. Solo operando in questo modo il formatore ha l’opportunità di andare oltre la semplice integrazione delle nuove possibilità nei quadri operativi del passato» (Cattaneo & Rivoltella, 2010: p. 33).

Di recente Bersin ha pubblicato un interessantissimo report che raccoglie alcune delle sfide principali che la funzione HR (Risorse Umane) si troverà a dover affrontare nei prossimi anni.

Da sempre – e chi segue questo blog lo sa bene – la funzione Risorse Umane ha giocato un ruolo marginale all’interno dei processi di trasformazione digitale delle organizzazioni. Sebbene in possesso delle leve strategiche fondamentali e della conoscenza adeguata sui processi di cambiamento, il contributo e la funzione di questa unità organizzativa è sempre stato marginale.

L’idea che le HR debbano svolgere un ruolo taylorista di comando e controllo è quanto di più obsoleto si possa immaginare per gestire la complessità dello scenario e degli elementi in gioco. La revisione del ruolo delle HR passa da una profonda trasformazione culturale che si rende necessaria per fronteggiare i cambiamenti che il mercato ha imposto alle imprese e alle organizzazioni di tutto il mondo. 

Ma vediamo insieme alcuni dei messaggi fondamentali che emergono dal report:

  • Esistono alcune sfide che stanno rivoluzionando le nostre organizzazioni: l’avvento di nuove generazioni (millenials e baby boomers), le tecnologie digitali che sono sempre più pervasive e invasive, la necessità di migliorare l’ingaggio dei dipendenti e la velocità con la quale si intercettano nuove esigenze, nuove richieste di contrattualizzazione che facciano fronte a nuovi modelli di lavoro e nuove formule organizzative
  • Per i dipendenti di oggi le sfide sono sempre maggiori: le email sono sempre più numerose e generano un’alta inefficienza, l’attenzione è più dispersa, gli scenari nei quali ci si muove sempre più difficili e complessi e a fronte di un aumento di ore di lavoro non vi è alcun aumento nella qualità in ciò che facciamo

Employee

  • Bersin continua poi con l’identificare alcune delle proprità su cui lavorare nel 2017:
    • Le organizzazioni dovranno essere in grado di gestire sfide provenienti da ogni dove: i competitor fanno un altro mestiere, i dipendenti non sono ingaggiati e il digitale impone il ripensamento delle nostre logiche di comunicazione con i clienti
    • La cultura e il coinvolgimento dei dipendenti rimarranno una priorità: sono due aree sulle quali è necessario investire seriamente per garantirsi il successo delle iniziative di trasformazione digitale
    • Le nuove generazioni richiederanno nuovi strumenti e strategie che devono essere previste e pianificate per tempo
    • Gli analytics saranno cruciali nel definire ROI delle iniziative e parametri sui quali valutare i dipendenti dell’azienda
    • La leadership si reinventa e dovrà essere basata sulla competenza più che su altri meriti, aziende come Uber, AirBnb, Steam e Giff Gaff hanno già adottato modelli che si basano su una leadership basata sull’occasione e sul singolo progetto più che su ruoli definiti in modo aprioristico sulla base di un organigramma funzionale
    • L’intero processo di apprendimento e di formazione in azienda dovrà essere ripensato. I percorsi formativi all’interno delle nostre imprese risultano inadeguati per gestire correttamente i cambiamenti che stiamo fronteggiando
    • Il benessere del soggetto sarà uno dei fattori critici nel guidare la rivoluzione digitale in ambito HR
    • Il futuro delle HR sarà quello di assumere un ruolo sempre più strategico, passando da una funzione di comando e controllo a una di supporto sempre maggiore e di definizione delle leve di ingaggio e di gestione delle persone

ONA

Le organizzazioni sono cambiate profondamente e tutte le funzioni aziendali sono profondamente toccate da questo cambiamento.

E’ necessario ripensare i ruoli e i processi sottesi in ottica evolutiva consentendo alle funzioni cruciali di giocare un ruolo davvero determinante nel processo di trasformazione digitale

Di recente mi è capitato di scambiare alcune opinioni con colleghi e amici e di leggere approfondimenti legati al tema del ruolo che la funzione HR deve – o perlomeno dovrebbe – ricoprire all’interno dei progetti di social business e di trasformazione digitale.

Questo post è ispirato da alcuni altri: primo di tutti quello di Niall Cook ( http://www.niallcook.com/2013/05/hr-the-missing-link-in-social-business/ ) e secondariamente da quelli di Emanuele Quintarelli ( http://www.socialenterprise.it/en/index.php/2013/05/03/hr-the-unwanted-link-in-social-business/ ) e Jane McConnell ( http://www.netjmc.com/leadership/is-hr-the-missing-player-we-are-waiting-for-in-the-digital-workplace/ ) ai quali vanno i miei ringraziamenti per l’ispirazione e per la condivisione.

Il tema nato come provocazione, ma nemmeno troppo forse, è assolutamente chiaro. La funzione HR non ha un ruolo strategico (spesso non ha addirittura nemmeno un ruolo) all’interno dei processi di social business e di digital workplace. Ma come è possibile che la funzione aziendale che maggiormente dovrebbe interessarsi dei processi di change management e delle persone ignori completamente questi trend e i cambiamenti di fronte ai quali ci pone il mercato ?

Paura? Ignoranza? Perdita del controllo ?

Forse.

Cerchiamo però di tracciare un quadro completo che evidenzi non solo i trend e le criticità del mercato ma anche e soprattutto alcuni dati precisi che ci permettano di avere una visione più chiara e nitida della situazione nella quale ci stiamo muovendo.

In particolare:

  • Il 70% delle funzioni e dei manager HR intervistati da Jane mostra una resistenza al cambiamento verso le iniziative di digital workplace
  • Il 47% degli HR manager ha la possibilità di impattare in modo significativo sulla possibilità delle aziende di creare collaborazione, iniziative di open innovation e di partecipazione estesa (una media molto superiore rispetto alle altre funzioni aziendali a testimonianza della “strategicità” di questa funzione)
  • Rispetto al mobile è un 82% a considerarsi proattivo e a sponsorizzare coerentemente questa iniziativa, molto più di altri dipartimenti le HR vedono nel mobile una sicura frontiera di sviluppo per il lavoro del domani
  • Secondo il report dell’MIT riportato anche da Quintarelli la funzione HR non è certo ai primi posti (anzi) relativamente alle funzioni aziendali che spingono e sostengono progetti di social business transformation
  • Senza fare menzione ai dati del famoso e ormai arcinoto report di McKinsey dello scorso Giugno che non identifica la funzione HR come una funzione strategica – allo stato attuale – all’interno dei processi di social enterprise.
  • Anche nelle organizzazioni con più di 4/5 anni di esperienza e di sperimentazioni nell’ambito del social business e dei social media ha meno del 30% della funzione HR ingaggiata in questa iniziativa
  • La maggior parte delle funzioni HR intervistate da Jane McConnell testimonia una scarsa fiducia proprio nella componente umana: pare paradossale ma si parla proprio di “comportamenti pericolosi”, “mancanza di rispetto” e disomogeneità nella gestione del controllo, come si legge nel suo articolo: http://www.netjmc.com/workforce-engagement/why-is-hr-late-for-social-collaboration/

concerns-social-media

Se da un lato emergono trend negativi dall’altro alcuni report come quello delle 2013 Predictions di Bersin (Deloitte – http://marketing.bersin.com/2013-predictions.html ) sottolineano l’importanza e i cambiamenti a cui la funzione HR dovrebbe essere messa di fronte per realizzare un nuovo modello di impresa, una trasformazione ormai non più evitabile.

Siamo in un’epoca in cui il ruolo delle risorse e dei talenti gioca all’interno delle imprese un ruolo fondamentale. Come si legge dall’introduzione:

In 2013, businesses will likely see an accelerating need for training, facilitated talent mobility programs, leadership development and reengagement of their workforces. Despite the slow economy, we witnessed a 12 percent increase in learning and development (L&D) spending this year, the largest increase in eight years. Further driving this theme, our clients have shown tremendous interest in learning how to drive a learning culture, implement continuous learning and design modern career development strategies.

Schermata 2013-05-19 a 20.30.41

I modelli tradizionali di HR e di gestione delle risorse umane stanno mostrando la loro imprecisione, la loro inefficacia e la loro inadeguatezza completa nei confronti del saper cogliere le nuove sfide del mercato e delle organizzazioni che risultano – oggi più che mai – assai mutate rispetto al passato.

Schermata 2013-05-19 a 21.51.43

Il medesimo report sottolinea anche altri punti chiave che consentono di inquadrare – o perlomeno di presupporre – un ruolo nuovo per l’HR del futuro. In primo luogo la partita cruciale che si gioca sul campo della formazione, del change management e del training: sulla formazione delle risorse, sull’accompagnamento al cambiamento e su come solo le iniziative gestite con la partecipazione dell’intera azienda siano quelle di successo e possano vantare un’adozione tale da permettere che non naufraghino in breve periodo (si vedano anche in questo senso le considerazioni sul Co-Design fatte in passati post).

In secondo luogo si tratta di intraprendere la sfida della gestione dei talenti. Muoversi verso modelli che matchino maggiormente le esigenze dei singoli individui con quelle dell’azienda per creare un continuum propositivo e positivo che consenta lo sviluppo globale. In questo senso si innesta anche un altro tema fondamentale che è il saper ragionare per competenze. Per le organizzazioni di oggi è impensabile investire solo in pochi individui e in poche persone. E’ un modello che non funziona e che non riesce a rispecchiare la complessità del mondo di oggi. Similmente a quanto sosteneva già George Siemens nel suo “Knowing Knowledge” ciò che bisogna fare è riorientarsi verso un modello di conoscenza distribuita condivisa, appoggiata sulla rete composta da singoli nodi interconnessi tra loro.

Risulta quindi chiaro che gli HR manager – e più in generale i dipartimenti di risorse umane all’interno delle aziende – devono giocare un ruolo chiave ed estremamente importante nell’accompagnamento verso questi processi.

Il tempo di guardare è passato: quello del fare è finalmente giunto.