Da qualche tempo ho il piacere di collaborare con TAGInnovation School (https://innovationschool.talentgarden.org/) una delle realtà maggiormente significative e valide a livello italiano sulla formazione in ambito digitale.

TAG Innovation School non è solo un’eccezionale punto di ritrovo per la formazione digitale nel nostro paese, ma rappresenta un vero e proprio hub per la ricerca e la condivisione di informazioni che riguardano questo mondo.
E’ su questa scia che è stato recentemente pubblicato il primo rapporto sullo stato della Digital Transformation nelle PMI italiane (2017). Si tratta di una ricerca estremamente interessante che mette in luce in che modo i trend digitali stiano effettivamente modellando il mondo che ci circonda e il nostro modo di fare impresa in Italia. Molti sono i dati raccolti dalle oltre 500 aziende che sono state intervistate e ad emergere è un quadro di rilievo davvero interessante

Vi consiglio la lettura completa della ricerca, che potete scaricare gratuitamente qui. Cerchiamo però di vedere insieme quali siano i punti principali che sono emersi dall’indagine.

Le PMI italiane si trovano di fronte a un bivio fondamentale: continuare con le soluzioni che hanno funzionato fino a ieri in modo apparentemente efficace ma che rischiano di non sopravvivere alla trasformazione in atto, oppure abbracciare finalmente il cambiamento e permettere al proprio business di svilupparsi, evolversi e internazionalizzarsi con l’aiuto dell’innovazione digitale.

Per prima cosa l’impatto del digitale in Italia.

La digitalizzazione – nella percezione delle oltre 500 aziende intervistate – sembra essere un driver fondamentale di trasformazione per garantirsi: (1) aumento della produttività dell’impresa; (2) riduzione dei costi e (3) aumento del fatturato.

Un altro dato davvero interessante che emerge dall’analisi riguarda la definizione che le persone intervistate tendono a dare di “Digital Transformation” sembra chiaro a tutti (78%) che si tratta di un processo completo di ridefinizione dei modelli di business. Ancora una volta – casomai ce ne fosse ancora bisogno – si sottolinea quindi l’importanza che la trasformazione digitale sta avendo nella definizione di un modello di lavoro completamente nuovo e in soluzione di continuità con quanto è stato fatto (e visto) in passato. E’ un ripensamento totale dei modelli e delle strategie di lavoro che fino a qualche hanno fa hanno accompagnato il nostro modo di fare business.

A livello complessivo possiamo affermare che le aree di impatto della digitalizzazione sulle aziende italiane sono ancora in gran parte da esplorare e – solo in parte – hanno già capitalizzato i risultati di un cambiamento strutturale che questi modelli impongono. Più nel dettaglio:

  • Marketing: c’è ancora un accostamento del marketing a una dimensione troppo legata al mondo del web e al sito web in generale, quando sappiamo perfettamente che lo spazio di manovra in questo ambito è enorme. Non solo marketing comunque: chi segue questo blog sa che l’investimento sui processi esterni è sempre stato uno dei principali ma è anche richiesta – ormai – una presa di posizione seria che riguardi una completa trasformazione dei processi interni.
  • Vendite e customer care: il reparto commerciale e quello di assistenza clienti sono un nodo fondamentale. Negli ultimi anni non sono poche le aziende che si sono distinte per progetti di social CRM che hanno coinvolto proprio questo ambito di intervento. Le PMI italiane sono ancora indietro nell’integrazione via social media (solo il 25%) di questo tipo di servizi
  • Gestione delle risorse umane: nihil sub sole novi in questo settore. La digitalizzazione è ancora in stato embrionale e non è un caso che il 29% delle PMI non abbia introdotto nessun meccanismo di innovazione su questo versante dell’azienda. Per maggiori riferimenti su questo settore vi consiglio anche di dare un’occhiata ad un altro articolo scritto di recente che mostra come a livello globale il trend sia il medesimo: la funzione HR non è tra quelle maggiormente supportive dal punto di vista del cambiamento digitale.
  • Ciclo produttivo: nel 46% dei casi la digitalizzazione ha impattato il settore di Ricerca & Sviluppo. E’ solo nel 40% dei casi che ha raggiunto la produzione, altre aree di fase di creazione di un prodotto o di un servizio sono toccate solo a livello marginale. E’ in questa direzione che devono concentrarsi gli sforzi di evoluzione verso una maggiore socializzazione dei processi di business
  • IT e infrastrutture tecnologiche: la tendenza a sovrapporre questo dipartimento con l’intera trasformazione digitale è in parte confermata. Il 61% delle aziende utilizza tecnologie in cloud, il 43% ha implementato una intranet e oltre il 70% si appoggia a un server remoto.

Queste risposte mostrano una buona sensibilità da parte delle PMI rispetto ai temi della trasformazione digitale, dal momento che il ruolo del Digital Officer è quello di coordinare tutte le iniziative innovative in azienda e promuovere una cultura del cambiamento che tocchi gli aspetti strategici, organizzativi e umani.

 

Nulla racconta la situazione italiana meglio delle parole di Alessandro Rimassa (direttore e cofondatore della TAG Innovation School):

È opportuno sottolineare questo concetto per spiegare che la Digital Transformation è trasformazione a livello di modelli di business, di organizzazione e processi, di cultura, di modalità di produzione. La tecnologia abilita il cambiamento, ma il cambiamento non è tecnologia fine a se stessa e la Digital Transformation non coincide con il digital marketing, due concetti che a leggere i dati non sono ancora chiari. Sembrano dettagli, ma dare importanza alle parole è fondamentale per capire la portata della rivoluzione che stiamo vivendo: la necessità di cambiamento culturale, sottolineata dal 65% degli intervistati, è un buon punto di partenza (ma attenzione: un’azienda su tre non sente ancora il bisogno di uno shift che è invece urgente) e si somma alla necessità di assumere un Digital Officer, già percepita da un terzo delle aziende

La strada da fare quindi è ancora tanta, ma arrivano alcuni positivi segnali da parte di chi ha già iniziato con successo il percorso di trasformazione e di cambiamento verso il digitale. In questo senso, risulta importante confermare la direzione e lavorare maggiormente su una dimensione pervasiva di trasformazione digitale che riguardi a 360° i meccanismi che coinvolgono le imprese italiane, cambiare dal punto di vista della cultura, del marketing, dei processi interni e dei percorsi di carriera.

Un’azienda davvero digitale è un’azienda che è stata in grado di vincere inerzie e paure e ripensare completamente se stessa proiettandosi verso le sfide del prossimo – immediato – futuro.

Di recente Bersin ha pubblicato un interessantissimo report che raccoglie alcune delle sfide principali che la funzione HR (Risorse Umane) si troverà a dover affrontare nei prossimi anni.

Da sempre – e chi segue questo blog lo sa bene – la funzione Risorse Umane ha giocato un ruolo marginale all’interno dei processi di trasformazione digitale delle organizzazioni. Sebbene in possesso delle leve strategiche fondamentali e della conoscenza adeguata sui processi di cambiamento, il contributo e la funzione di questa unità organizzativa è sempre stato marginale.

L’idea che le HR debbano svolgere un ruolo taylorista di comando e controllo è quanto di più obsoleto si possa immaginare per gestire la complessità dello scenario e degli elementi in gioco. La revisione del ruolo delle HR passa da una profonda trasformazione culturale che si rende necessaria per fronteggiare i cambiamenti che il mercato ha imposto alle imprese e alle organizzazioni di tutto il mondo. 

Ma vediamo insieme alcuni dei messaggi fondamentali che emergono dal report:

  • Esistono alcune sfide che stanno rivoluzionando le nostre organizzazioni: l’avvento di nuove generazioni (millenials e baby boomers), le tecnologie digitali che sono sempre più pervasive e invasive, la necessità di migliorare l’ingaggio dei dipendenti e la velocità con la quale si intercettano nuove esigenze, nuove richieste di contrattualizzazione che facciano fronte a nuovi modelli di lavoro e nuove formule organizzative
  • Per i dipendenti di oggi le sfide sono sempre maggiori: le email sono sempre più numerose e generano un’alta inefficienza, l’attenzione è più dispersa, gli scenari nei quali ci si muove sempre più difficili e complessi e a fronte di un aumento di ore di lavoro non vi è alcun aumento nella qualità in ciò che facciamo

Employee

  • Bersin continua poi con l’identificare alcune delle proprità su cui lavorare nel 2017:
    • Le organizzazioni dovranno essere in grado di gestire sfide provenienti da ogni dove: i competitor fanno un altro mestiere, i dipendenti non sono ingaggiati e il digitale impone il ripensamento delle nostre logiche di comunicazione con i clienti
    • La cultura e il coinvolgimento dei dipendenti rimarranno una priorità: sono due aree sulle quali è necessario investire seriamente per garantirsi il successo delle iniziative di trasformazione digitale
    • Le nuove generazioni richiederanno nuovi strumenti e strategie che devono essere previste e pianificate per tempo
    • Gli analytics saranno cruciali nel definire ROI delle iniziative e parametri sui quali valutare i dipendenti dell’azienda
    • La leadership si reinventa e dovrà essere basata sulla competenza più che su altri meriti, aziende come Uber, AirBnb, Steam e Giff Gaff hanno già adottato modelli che si basano su una leadership basata sull’occasione e sul singolo progetto più che su ruoli definiti in modo aprioristico sulla base di un organigramma funzionale
    • L’intero processo di apprendimento e di formazione in azienda dovrà essere ripensato. I percorsi formativi all’interno delle nostre imprese risultano inadeguati per gestire correttamente i cambiamenti che stiamo fronteggiando
    • Il benessere del soggetto sarà uno dei fattori critici nel guidare la rivoluzione digitale in ambito HR
    • Il futuro delle HR sarà quello di assumere un ruolo sempre più strategico, passando da una funzione di comando e controllo a una di supporto sempre maggiore e di definizione delle leve di ingaggio e di gestione delle persone

ONA

Le organizzazioni sono cambiate profondamente e tutte le funzioni aziendali sono profondamente toccate da questo cambiamento.

E’ necessario ripensare i ruoli e i processi sottesi in ottica evolutiva consentendo alle funzioni cruciali di giocare un ruolo davvero determinante nel processo di trasformazione digitale

Uno dei temi di cui questo blog si è sempre occupato è quello legato al mondo della formazione e dell’apprendimento organizzativo.

Bersin ha recentemente pubblicato un’ottima presentazione su SlideShare in cui – in sintesi – si affrontano i temi principali dell’evoluzione del digital e social learning nel 2017, vediamo insieme quali sono i messaggi principali che emergono dall’eccellente analisi.

  • Il modo di concepire le organizzazioni è cambiato radicalmente, il nostro modo di lavorare, il nostro modo di apprendere e il nostro modo di organizzare il lavoro hanno avuto un pesante impatto su come le organizzazioni sono in grado di gestire la propria operatività quotidiana
  • Il tema del learning and development è determinante: il 45% degli americani è convinto che le proprie skill saranno del tutto inadeguate da qui a tre anni. I Millenials che si affacciano sul mercato richiedono lo sviluppo di competenze diversificate che non sempre le aziende sono in grado di garantire
  • C’è una difficoltà crescente da parte dei sistemi di apprendimento efficaci. Come mostra il grafico: solo l’8% delle aziende intervistate eccelle in questo. Non ci sono miglioramenti dal 2016 e solo il 17% delle organizzazioni ha una corretta comprensione e valutazione della prontezza digitale dei propri dipendenti

Decline of Learning

  • I sistemi di apprendimento si stanno evolvendo verso modelli sempre più complessi che però non riescono a tenere il passo con le richieste delle organizzazioni
  • I dipendenti oggi risultano sommersi da un overload informativo e difficilmente sostengono di poter tenere il passo con un ritmo non solo stressante ma anche lesivo per l’efficienza dell’organizzazione: il 25% della giornata è buttato solo per leggere le mail. Lo smartphone viene controllato 150 volte durante l’arco della giornata lavorativa, il 40% della popolazione americana pensa che sia impossibile avere successo al lavoro e avere una vita soddisfacente a livello familiare. Il 20% lavora oltre 60 ore a settimana, il 49% oltre le 50: come è possibile quindi che non si produca abbastanza? E’ chiaro che il modello non funziona come dovrebbe
  • Solo 24 minuti a settimana sono dedicati all’apprendimento: in un contesto come quello nel quale ci muoviamo va da sé che i problemi di un approccio di questo tipo non sono da considerare secondari
  • Nuovi formati di micro learning (poco tempo e necessità immediata di spendere quello che imparo) si stanno affermando e stanno diventando la norma rispetto a quanto richiesto dai dipendenti nelle aziende
  • I modelli stessi di HR e gestione delle risorse umane e della carriera stanno subendo una pesante rivoluzione: l’83% delle aziende prevede di rivedere il proprio modello entro 3/5 anni, il 67% delle organizzazioni sta promuovendo modelli di carriera orizzontale

Learning Made simple

  • I dipendenti richiedono costantemente di essere aggiornati e di imparare nuovi concetti nel 71% dei casi
  • Solo il 48% crede nelle proprie capacità e nel fatto che queste siano adatte a garantirgli uno step di carriera adeguato
  • Le piattaforme di LMS sono – al momento e salvo rare eccezioni – ancora inadatte a gestire la complessità richiesta dalle organizzazioni e le sfide che abbiamo presentato poc’anzi
  • Il Digital Learning si presenta esattamente nel momento in cui il discente ha bisogno delle informazioni necessarie e nel formato maggiormente adatto alle sue esigenze (in questo senso le riflessioni fatte qualche settimana fa sul tema Augmented Reality risultano interessanti)
  • Progettare ambienti di apprendimento per il futuro significa tenere presente in maniera sempre più rilevante le esigenze dei clienti e degli utenti finali, il supporto della tecnologia deve essere finalizzato alla capacità di fornire una risposta a questi interrogativi

Come concludere quindi ?

Il tema del social e digital learning rappresenta uno dei temi che impatteranno in modo maggiormente significativo sulle organizzazioni del prossimo – immediato – futuro. Investire in questa direzione più seriamente rispetto a quanto non si è fatto in passato risulta cruciale per sottolineare l’importanza di una cultura del cambiamento che le organizzazioni devono mettere in atto per poter sopravvivere e rispondere in modo adeguato alle sfide imposte dal mercato.