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E’ uscito di recente un nuovo report realizzato da Charlene Li e Ed Terpening di Altimiter (lo trovate qui se siete interessati a un approfondimento di dettaglio: http://pages.altimetergroup.com/social-business-governance-report.html?utm_source=carousel&utm_medium=website&utm_campaign=SBG).

Cerchiamo di analizzare insieme le dimensioni principali del loro lavoro e gli indicatori chiave che emergono dall’analisi svolta.

Il primo – estremamente significativo – dato che emerge è che sono ancora pochissime le organizzazione che hanno intrapreso una seria digital transformation guardando all’interno dell’organizzazione, sistematizzando processi, tecnologia e cultura, investendo più su una dimensione di gestione interna che non su una di tecnologia o comunicazione. L’attenzione è ancora troppo focalizzata su quello che accade all’esterno dell’impresa, quando sappiamo perfettamente che la sfida principale si gioca – oggi – al suo interno.
La mancanza di processi interni e di una corretta governance atta a gestire la trasformazione digitale si riflette in scarsi risultati ottenibili attraverso questi strumenti. L’ottenimento di migliorie e di efficientamento d’impresa è possibile – infatti – solo se utilizziamo correttamente le due dimensioni organizzative (interna vs. esterna) e lavoriamo in modo sinergico cambiando prima di tutto la cultura di chi lavora all’interno dell’azienda. 

E’ comunque un buon numero di aziende (il 53% come mostra il grafico qui sotto) ad avere – perlomeno sulla carta – un approccio sinergico che unisca una social business strategy con la propria governance.

Social media governance

Ma quali sono i driver che portano alla costruzione della corretta governance e alla realizzazione delle policy interne per la gestione e la realizzazione della trasformazione digitale?
Il grafico che viene riportato qui di seguito mostra gli aspetti chiave di questo approccio strategico.
Al primo posto la necessità di scalare e di scaricare a terra il valore aggiunto che i media digitali sono in grado di generare per l’impresa, l’attenzione al cliente da un lato (verso l’esterno con la customer experience) e l’attenzione al dipendente dall’altro (verso l’interno con l’empowerment degli employees).

Social media governance 2

All’interno del report sono poi identificate le dimensioni chiave per realizzare una corretta governance dei social media all’interno dell’azienda.

  • Persone: la policy e la governance partono da qui, perché non è possibile rimpiazzare o rivedere i ruoli organizzativi senza passare dalle persone, il percorso di trasformazione deve partire da loro e essere funzionale alle loro necessità. A livello di dipartimenti coinvolti si tratta ancora di funzioni legate al mondo esterno dell’azienda, molto spesso nel marketing (25%), in un team dedicato e verticale sui social media (15%) o nelle PR/comunicazione esterna (10%).
    All’interno di questa dimensione è necessario definire al meglio alcuni punti: l’allineamento della leadership interna per generare sponsorship e committment dall’alto e da parte del top management; una partecipazione cross-funzione e cross-dipartimento per coinvolgere l’intera organizzazione; la definizione di ruoli precisi e compiti strutturati; delle metriche di misurazione dell’efficacia e del ritorno sui progetti; una mappa di progetto che evolva durante il tempo.
    Al centro della governance devono esserci le definizioni dei ruoli e delle responsabilità individuali sui singoli processi e task.
  • Policy: solo il 7% delle organizzazioni intervistate ha una policy onnicomprensiva in atto, il 60% delle organizzazioni ha socializzato le best practice e il 25% sta lavorando per farlo. Per svilupparla correttamente è necessario – anche in questo caso – tenere presenti alcuni aspetti fondamentali del processo di cogenerazione delle linee guida: definirla in modo corretto sulla cultura, le caratteristiche e i bisogni specifici dell’azienda; far lavorare le persone che contano e quelli che sono realmente motivati a vedere un cambiamento nell’organizzazione, valorizzare cioè quelli che davvero possono giocare un ruolo fondamentale; assicurarsi che si innesti all’interno del contesto aziendale in modo corretto e funzionale in allineamento alle altre policy dell’organizzazione e in sinergia con gli altri stream di processo; realizzarla in modo pragmatico in modo che generi davvero del valore e sia collegata ai flussi necessari al business.
  • Processi: pochissime aziende sono/sarebbero in grado di far fronte e di rispondere in modo corretto a una crisi, se le procedure e le policy rimangono su carta e non sono legate ai processi il senso del lavoro rimane poco e il valore che si riesce a generare è nullo.
  • Pratica: serve concretezza, si devono misurare i risultati e i bisogni dell’azienda e dell’organizzazione, partire dai problemi e lavorare per risolverli in modo efficace, in questo senso la strategia deve partire dai bisogni e dai problemi concreti ai quali l’azienda ha urgenza di rispondere.

La struttura organizzativa a supporto può essere di differenti tipologie, senza preferirne nessuna, il modello migliore è quello che viene generato e costruito in modo sartoriale sugli specifici bisogni dell’utente e sulle caratteristiche organizzative.

Social media governance 3

Esistono alcune best practice da seguire e errori da evitare per la realizzazione di una governance corretta:

  • Evolvere durante il tempo: non considerare questi modelli come qualcosa di scolpito nella pietra è funzionale al raggiungimento dei migliori risultati, muoversi in contesti fluidi richiede adattamento e costante miglioramento
  • Ricercare sponsor nei livelli alti che credano nel progetto e che lo supportino ai vertici dell’organizzazione
  • Assicurarsi che il progetto rispecchi le caratteristiche specifiche dell’organizzazione e sia in grado di mantenere intatte le specificità dell’azienda
  • Assemblare un team cross funzione e cross dipartimento che garantisca una visione a 360° su quello che stiamo facendo e su quello che è necessario fare. La contaminazione delle competenze è un’aspetto chiave
  • Evitare il coinvolgimento del solo team social e digital: la rivoluzione digitale e la trasformazione dell’azienda riguarda tutta l’organizzazione

La costruzione e l’implementazione di un progetto di questo tipo non è un interruttore che accendiamo e spegniamo in azienda e che fa automaticamente funzionare bene le cose.
Si tratta piuttosto di un percorso che deve essere costruito per gradi e per fasi specifiche.

Roadmap

Il report è di per sé interessante ma credo che faccia un po’ di confusione con i termini in gioco considerando la policy e la governance legata ai social media come un qualcosa dell’azienda per i dipendenti e per i clienti, dimenticando un po’ quello che è l’aspetto chiave della trasformazione digitale e dell’evoluzione verso un social business.

Parliamo – in questo senso – di un’organizzazione più matura, più attenta, più centrata sui bisogni delle persone, senza troppe distinzioni tra interno ed esterno dell’impresa; un’organizzazione in grado di generare valore per tutti coloro che ci lavorano e per tutti coloro che ci entrano in contatto.
“Trasformarsi digitalmente” vuol dire – prima di tutto – partire dalla cultura, dalle persone e dai loro desideri e dalle loro aspettative: senza questo tipo di riflessione le cose semplicemente non funzionano. Questi temi di importanza cruciale per l’azienda non sono sfiorati dal documento che – a mio modesto avviso – pecca un po’ di superficialità in questa direzione. Governance e Policy sono sicuramente aspetti chiave e fondamentali ma rappresentano azioni tattiche necessarie all’interno di un quadro di evoluzione strategica molto più ampio nel quale devono essere inserite.

Il cambiamento non si può imporre, va costruito in modo collaborativo e in modo sinergico con i protagonisti della storia che vogliamo raccontare. 

Oggi ho avuto modo di partecipare – ancora una volta – alla serie di fantastici incontri organizzati dai ragazzi dello Young Digital Lab ( http://www.youngdigitallab.com ). Ormai con loro da oltre un anno e mezzo posso dire che il progetto, nato come una semplice idea un po’ pazza è diventato una splendida realtà che attrae appassionati, professionisti e persone di altissimo livello (e simpatia, che non guasta mai come sappiamo) che discutono con competenza dei social media.

Personalmente in questa due giorni ho avuto modo di fare tre interventi verticali di approfondimento. Il primo dedicato al Social Media Listening (come sapete uno dei miei “cavalli di battaglia”) e gli altri due dedicati al Social Business e alla Gamification (grazie al quale sono anche riuscito ad aggiornare alcuni dati interessanti e casi studio su cui non tornavo da tempo.
Apro anche una piccola parentesi per annunciarvi che, settimana prossima, questo blog ospiterà una sorpresa assai gradita a tutti coloro che si occupano di Gamification e che intendono saperne di più sul fenomeno che – da ormai un anno a questa parte – è diventato non solo uno dei cardini di questo blog, ma una vera e propria industry di tutto rispetto e rilievo.

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Ma veniamo al dunque.
Cercherò in questo intervento di riassumere alcuni dei concetti visti in aula e di dettagliare le tre diverse presentazioni.

Social Media Listening

L’ascolto attivo sui social media è un assett fondamentale di ogni strategia. Come sappiamo è il punto di partenza per divenire un Social Business e per potersi relazionare in modo trasparente ed efficace con il Social Customer che è molto più consapevole, reattivo ed esigente rispetto al passato. Se è vero – come è vero – che ormai tutti siamo dei social customer è altrettanto vero che i brand di oggi devono adottare strategie nuove e meccaniche differenti per poter entrare in relazione con tutti noi.
Questo video interessante di questa università americana mostra anche come il social media listening stia diventando tanto importante da entrare all’interno delle istruzioni accademiche.

Quest’altro video mostra altresì il punto di arrivo dell’ascolto. Sappiamo infatti che si tratta di uno step di un processo non di un momento di arrivo puntuale di un percorso.
Il video mostra – in modo promozionale – l’engagement console di Radian6 (piattaforma leader al mondo per il monitoraggio delle conversazioni online). Sappiamo che l’ascolto è il punto di partenza ma quello di arrivo deve essere il social business è per poterci arrivare disporre di strumenti di coinvolgimento è fondamentale per poter ingaggiare in modo efficace ed efficiente i propri consumatori.

Infine, come mostra questo video – dall’eccellente fattura, realizzato da Salesforce.com – l’essere o non essere social non è più una scelta consentita.
Dobbiamo solo decidere in quale modo essere social.

Social Business

Il secondo speech che ho tenuto è stato dedicato al Social Business, in occasione anche del Social Business Forum 2012 che – come sapete – stiamo organizzando come OpenKnowledge.
Anche in questo caso mi piace condividere un video della CEO di Burberry che sottolinea l’importanza di essere social.
Come si evidenzia molto bene nel video: non abbiamo più scelta per affrontare il mondo di oggi, dobbiamo essere delle social enterprise. E’ questo l’unico modo per far fronte ai cambiamenti in atto e per non esserne travolti miseramente.

La cosa interessante è anche notare da questo video di HP l’importanza di mantenere lo spirito del garage e della startup all’interno dei processi di social business.

Non dimentichiamoci, poi, che in oriente la parola crisi – come la crisi che stiamo vivendo proprio in questi giorni – contiene in sé anche la parola opportunità.
Il Social Business è l’opportunità da cogliere durante la crisi per fare davvero la differenza.

Enterprise Gamification

Mi sono infine occupato di parlare di Gamification come strategia per migliorar e l’ingaggio e il coinvolgimento degli utenti all’interno delle community.
Credo che – in questo senso – particolarmente interessanti siano alcuni casi studio di aziende che hanno saputo utilizzare i social media e i principi della gamification per migliorare vuoi i processi produttivi, vuoi la ricerca e sviluppo, vuoi il marketing o – ancora – facilitare i processi di apprendimento.

 

Ad esempio Nitro per Jive (nota suite di Collaboration per la creazione di intranet e community, considerata da Gartner leader nell’ambito delle tecnologie social, prevede la possibilità di inserire le dinamiche e le meccaniche tipiche dei giochi all’interno del tool in modo da migliorare la partecipazione degli utenti iscritti.
Come mostrato in questo video:

Nitro for Jive gives users a set of missions to complete, each of which exposes them to a critical piece of functionality within the Jive platform. Users earn points and unlock badges for using and mastering these pieces of functionality, and “level up” when they hit key milestones. Social elements like high score tables, newsfeeds, and the ability to display and share your status, drive friendly competition and collaboration among the user base.

Un altro esempio molto interessante è quello di Nitro per Slaesforce, molto ben dimostrato in questo video.

Nitro for Salesforce adds a persistent toolbar to the Salesforce interface, from
which employees can view their statistics, achievements, status, recent activity, and competitive elements. Users can interact with Nitro for Salesforce via the standard web application, but Nitro data can also be viewed via tablets and phones, and on large displays in sales centers.

Altro esempio interessante è quello di Rypple che vedete mostrato in questo video molto carino:

Today’s workplace requires a new approach to performance management. Rypple is a web- based social performance management platform that helps companies improve performance through social goals, continuous feedback and meaningful recognition.

Nei prossimi giorni parlerò ancora di gamification in modo approfondito fornendo alcuni spunti di discussioni estremamente interessanti in vista del Social Business Forum 2012.
Nel frattempo non posso non ringraziare i ragazzi dello YDL per la passione e per il lavoro che mettono in quello che fanno e – come sempre – anche questa volta ci siamo divertiti parecchio!

Uso questo post per segnalare due eventi (uno nel mese di maggio e uno agli inizi di giugno) a cui sono invitato come speaker.

Il primo appuntamento è quello con i ragazzi dello Young Digital Lab che organizzano a Milano una due giorni di seminario verticale su come impostare e realizzare una Digital Strategy ( http://www.youngdigitallab.com/eventi/corso-in-digital-strategy-nel-social-wo… )

Ma che cos’è esattamente il progetto Young Digital ?
Come si legge sul sito:

Young Digital Lab nasce nel 2010 con la missione di portare informazione e cultura del Social Web e del digital marketing alle aziende italiane: e chi può farlo meglio di una rete di giovani professionisti del digital under 30?

Un network di giovani professionisti che si riunisce nel format di Young Digital Lab: un laboratorio itinerante dedicato alle aziende e alle agenzie che vogliono comprendere le opportunità offerte dal nuovo Web, e i cambiamenti che esso impone, attraverso lo sguardo e le parole di alcuni tra i giovani che più si stanno affermando nel panorama del Web marketing italiano.

Eventi di formazione permeati dalla filosofia e dalla cultura della collaborazione, in cui il pubblico al pari dei relatori crea un evento ogni volta diverso dagli altri.

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Il costo di iscrizione, comprensivo di coffee break e light lunch, è di 470€ + IVA. Young Digitals adotta la formula Young2Young e offre il 30% di sconto agli iscritti al corso che non abbiano ancora compiuto i 30 anni al momento dell’iscrizione.

L’appuntamento è fisato a Milano (Giardino Aristide Calderini) per il 10-11 Maggio 2012

………….

Il secondo evento di cui voglio parlarvi è – invece – l’ormai noto appuntamento fisso con l’innovazione europea. Il Social Business Forum che organizziamo con OpenKnowledge e che quest’anno giungendo alla quinta edizione diviene un punto di riferimento nel settore mondiale.
Da pochi giorni è online il nuovo sito all’indirizzo: http://www.socialbusinessforum.com/

Come si legge sul comunicato ufficiale:

Alla quinta edizione consecutiva, il Social Business Forum si conferma come evento di punta in Europa sull’evoluzione della collaborazione, del marketing, del servizio al cliente e dell’innovazione nell’era del social media.

Con più di 3600 partecipanti, 150 speaker internazionali, 60 aziende a condividere le proprie esperienze nelle edizioni precedenti, la conferenza porta in Italia un mix unico di visione, casi di successo, modelli di intervento, best practice su come accelerare il business tramite un miglior coinvolgimento di dipendenti, clienti, partner e fornitori.

In un susseguirsi di keynote, interventi singoli, tavole rotonde e presentazioni aperte a tutti gli iscritti, i partecipanti affronteranno a 360 gradi i cambiamenti di management, leadership, business, tecnologia che le organizzazioni si trovano di fronte nel trarre un vantaggio strategico dai nuovi canali digitali.

Hanno già confermato la loro presenza in questa quinta edizione alcuni speaker di altissimo livello, tra cui:

  • John Hagel (Co-Chairman, Center for the Edge at Deloitte & Touche, Autore di The Power of Pull)
  • Frank Eliason (SVP of Social Media at CitiBank)
  • Ray Wang (CEO presso il Constellation Research, ex VP Forrester Research)
  • Steven Denning (Autore del libro Radical Management)
  • Sameer Patel (Global Vice President, Enterprise Social e Collaborative Software in SAP)
  • Jerome Colombe (Head of Web Governance in Alcatel-Lucent)
  • Brian Salis (Head of Social Media Innovation in BT Customer Service)
  • Esteban Kolsky (Founder in thinkJar e membro del Board of Advisors presso la Rotman School of Management)
  • Rawn Shah (Social Business Strategist at IBM and blogger on Forbes.com)
  • Mark Tamis (Social CRM e Social Business Strategist in NET-7)
  • Bertrand Duperrin (Management e Enterprise 2.0 Consultant in NextModernity)
  • Judith Matharan (Responsabile Comunicazione Interna in Pernod Ricard)
  • Oscar Berg (Future Office Evangelist at Tieto)
  • Ram Menon (President – Social Computing in TIBCO Software)
  • John Stepper (Managing Director Collaboration e Social Media in Deutsche Bank)
  • Luis Suarez (Community Builder & Social Computing Evangelist in IBM)
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Alcuni dei temi che verranno affrontati in questa edizione sono invece di sicuro interesse per tutte quelle aziende che intendono trarre un reale e concreto profitto e generare del valore a partire dall’introduzione dei sistemi social all’interno delle loro logiche organizzative:

  • La Intranet come hub collaborativo di interazione, relazione e comunicazione
  • I social nework interni per la condivisione di conoscenza e l’accesso agli esperti
  • Il Social CRM per collegare i social media ai processi di interazione con il cliente
  • L’evoluzione dei modelli organizzativi, di leadership, management e business
  • Il social media marketing e monitoring per amplificare le conversazioni e la capacità di raggiungere i clienti
  • L’aumento dell’agilità e dell’efficienza tramite le community di dipendenti
  • La socializzazione dei processi di gestione del cliente, innovazione e sviluppo del prodotto
  • La misurazione del ritorno dell’investimento e della vitalità delle community
  • Metodologie di analisi degli scambi informali e dei network partecipativi
  • Gamification e meccanismi di gioco per il coinvolgimento degli utenti

Per i primi giorni è possibile inoltre avere accesso a una Crazy Early Bird che permette – in via del tutto eccezionale – di aggiundicarsi il biglietto (del valore di 900€) della due giorni di conferenza a un prezzo stracciato di 200€

L’appuntamento con il Social Business Forum è per il 4-5 Giugno al Marriott Hotel di Via Washington 66. Per informazioni sulla registrazione consultare il sito ufficiale: http://www.socialbusinessforum.co
m/registration/register-now/?lang=it

Bloccate le agende e stay tuned per i prossimi aggiornamenti!