Archives For November 30, 1999

Chi segue questo spazio – e in generale quello che scrivo ormai da quasi un ventennio – sa che il tema del futuro del lavoro non ha mai rappresentato, per me, una semplice etichetta editoriale, ma un campo di ricerca e di pratica nel quale convergono tecnologia, organizzazione, cultura e responsabilità manageriale. Nel 2022 pubblicavo Future of Work: le Persone al Centro, costruire il lavoro e la società del futuro.
Oggi quel lavoro torna in una nuova edizione, rivista, ampliata e aggiornata alla luce delle trasformazioni che, in questi anni, hanno ridefinito con forza il perimetro del possibile.

Viviamo una fase storica in cui la quantità di contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale supera ormai quella generata dagli esseri umani. È un fenomeno organizzativo, culturale, antropologico, ancor prima che tecnologico. Impone una revisione profonda dei processi aziendali, dei modelli decisionali, delle architetture di governance e delle pratiche di collaborazione. Non si tratta di introdurre nuovi strumenti, ma di ripensare il modo in cui il valore viene generato, validato e distribuito all’interno delle organizzazioni.

Stefano Besana – Il Futuro del Lavoro e delle Organizzazioni – Ledizioni

Le imprese non possono limitarsi ad adattarsi in modo reattivo. È necessario assumere una postura diretta, consapevole, capace di dare indirizzo. Governare il cambiamento significa orientarlo, definire priorità, stabilire confini etici e criteri di responsabilità. Significa chiarire quale ruolo attribuire ai sistemi di AI nei processi critici, quali competenze sviluppare, quali rischi presidiare. La neutralità, in questa fase, non è un’opzione strategica.

Allo stesso tempo, la cooperazione uomo–macchina non è più un’ipotesi teorica. È un dato di fatto che attraversa la quotidianità operativa di molte organizzazioni; questo richiede di accompagnare le persone, di progettare nuove modalità di collaborazione (come quelle che sono descritte nei casi riportati all’interno del volume), di ridefinire responsabilità e metriche di performance.

La nuova edizione di Future of Work nasce da questa consapevolezza. I capitoli sono stati aggiornati e ampliati per affrontare in modo sistematico l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa, dei sistemi agentici e delle nuove infrastrutture digitali sul lavoro, sulla leadership e sui modelli organizzativi. Il focus rimane sulle persone, ma con uno sguardo ancora più attento alle implicazioni concrete per HR, top management e policy maker.

Dopo anni di dibattito sul tema, appare evidente che il futuro del lavoro non sia un orizzonte già scritto. È uno spazio di progettazione: le tecnologie evolvono rapidamente, ma la loro direzione dipende dalle scelte culturali e strategiche che sapremo compiere. Servono nuove competenze, certamente: competenze digitali avanzate, capacità di lettura dei dati, comprensione dei sistemi intelligenti. Tuttavia, prima ancora delle skill tecniche, sono necessarie innovazioni culturali. Occorre ripensare il rapporto con l’errore, con l’apprendimento continuo, con la distribuzione del potere decisionale, sviluppare quella che Donald Schön ha definito riflessività. E – mai come oggi – occorre sviluppare fiducia nei dati, ma anche senso critico verso di essi, in un mondo dominato da “ectipi” (Floridi, 2025) e da una sintesi di dati fabbricati che ci impongono di domandarci cosa sia reale e cosa non lo sia.

Rimane centrale la domanda che già animava la prima edizione: quale futuro del lavoro vogliamo contribuire a costruire? Spostare la prospettiva dalla previsione alla progettazione significa assumersi una responsabilità. Significa riconoscere che organizzazioni, leader e professionisti non sono spettatori del cambiamento, ma co-autori.

In questa nuova versione del volume ho cercato di offrire strumenti concettuali e operativi per orientarsi in uno scenario che non è solo più complesso, ma più interconnesso. Tecnologia, modelli organizzativi, cultura e impatto sociale non possono più essere trattati come ambiti separati. Comprendere, come ricordava Heisenberg, significa individuare il legame che riconduce fenomeni diversi a un insieme coerente. È in questa coerenza che si gioca la sostenibilità del lavoro futuro.

Il futuro del lavoro resta, quindi, un cantiere aperto. Non una tendenza da osservare, ma un progetto da guidare. Questa nuova edizione rappresenta un invito a farlo con maggiore consapevolezza, rigore e intenzionalità.

Per chi vorrà approfondire e continuare la discussione, il libro è disponibile online. Il confronto, come sempre, rimane aperto su questo spazio e sui miei canali: https://amzn.to/4arU0Jy

Negli ultimi mesi mi è capitato di leggere e analizzare moltissimi report dedicati al social business e a come i nuovi strumenti digitali stiano modificando i contesti organizzativi nei quali – quotidianamente – ci muoviamo.
Come spesso emerge esiste però uno scollamento tra quanto si legge sui report e quanto in realtà sperimentiamo.
In questa direzione, una delle domande che mi viene fatta più spesso – anche quando in aula e mi capita di citare i grandi casi di successo – è proprio: “Ma in Italia?” 

Ciò che emerge è proprio questo: la mancanza di dati strutturati e sistematizzati sullo stato della social collaboration nel nostro paese.

Assieme a Emanuele Quintarellihttp://www.socialenterprise.it/ ) abbiamo deciso di colmare – o perlomeno di provare – questo gap, cercando di raccogliere dati significativi, imparziali e completi sull’evoluzione di questo mercato nel nostro paese. 
In questa direzione abbiamo quindi voluto realizzare una survey che indagasse lo stato dell’arte, gli ostacoli all’adozione di tecnologie e strategie di questo tipo, i desiderata, le applicazioni concrete e i trend futuri.

La Social Collaboration Survey 2013 si concentra quindi su 4 dimensioni fondamentali per la diffusione della social collaboration: cultura, organizzazione e processi, tecnologia, misurazione.

Schermata 2013-07-22 alle 01.18.23

Con quale scopo?

I vantaggi dell’avere dati aggiornati sono molteplici, sia per i consulenti che si muovono in questo settore sia per le aziende che avrebbero modo di capire:

  • Lo stato dell’arte rispetto ad altri paesi nel mondo cercando un confronto arricchente ed evolutivo
  • Il loro posizionamento rispetto ad altre realtà nazionali comparabili
  • Quali siano le best practice e gli errori da evitare nel caso maturi una volontà nell’evolvere verso soluzioni di questo tipo
  • In che modo vengano allocati e distribuiti i budget all’interno di iniziative di questo tipo
  • In che modo si comportino le differenti industry e se siano rintracciabili dei trend trasversali o dei fattori differenzianti significativi
  • Quali sono le figure aziendali coinvolte all’interno di strategie e iniziative di social collaboration
  • Fino a che punto si possa investire in questa direzione nel nostro paese: sia in termini di ritorno economico sia in termini di percezione da parte degli utenti
  • Quale sia lo stato attuale della collaborazione all’interno delle aziende italiane
  • La penetrazione di tecnologie in ambito mobile e all’interno del contesto lavorativo quotidiano

E’ per questi motivi che abbiamo scelto di realizzare un progetto completamente gratuito, senza fini di lucro e gestito interamente nel nostro tempo libero. I nomi dei partecipanti saranno mantenuti anonimi mentre gli esiti della raccolta dei dati e dell’analisi (che si chiuderà a Settembre 2013) verrano resi pubblici e condivisi liberamente. 

Proprio perché il successo di questa iniziativa – che reputiamo molto interessante e valida – dipende da tutti, noi vi chiediamo uno sforzo comune, una vera e propria chiamata alle armi per completare la survey e per farla circolare tra i vostri contatti.

Questa iniziativa è mossa da una sincera sete di conoscenza e di volontà di aiutare aziende, manager e consulenti che hanno scelto di intraprendere la via della trasformazione digitale della propria organizzazione.

Cosa ne dite? Siete dei nostri?
Contiamo su di voi!

Ecco di nuovo il link e grazie in anticipo!
Qui trovate anche il post di Emanuele con i riferimenti dell’indagine.