Chi segue questo blog sa che uno degli interessi di ricerca maggiori è quello dedicato al tracciamento e alla misurazione dell’online brand reputation.

Cosa dicono di noi in rete? Come posso misurare e dare un senso all’enorme mole di conversazioni che sono presenti in rete sulla mia azienda? Come posso rendere più efficace ed efficiente la comunicazione con i miei consumatori partendo dall’ascolto attivo delle loro esigenze?
A cosa mi serve ascoltare quello che hanno da dirmi? Per quale motivo potrei commettere un grosso errore nel non considerare le conversazioni online che mi riguardano da vicino?

Schermata_2012-05-07_a_18

A tutte queste domande prova a rispondere quella metodologia nota come Social Media Monitoring. Io ultimamente preferisco parlare di Social Media Listening in realtà, rifacendomi al famoso tweet di Gianluca Diegoli che sottolineava come le persone si dovessero ascoltare e i server monitorare. In realtà al di là delle differenze stilistiche e di vocabolario misurare la reputazione e la presenza online di un brand è divenuta una competenza fondamentale per tutti coloro che hanno intenzione di aprire, o che già possiedono e si trovano a gestire, un canale di dialogo sui social media.
L’ascolto è altresì il primo step da tenere in considerazione per la costruzione di una Social Media Strategy e di una Social Media Policy che diano delle regole e dei programmi per la governance dei canali sociali all’interno e all’esterno dell’impresa.

Vorrei in questa sede presentare due strumenti, o meglio: due griglie di lettura per aiutare nella comprensione e nell’analisi della reputazione online di un brand.
Non si tratta di ricette predefinite ma semplicemente di due comodi strumenti di lettura che con il team di OpenKnowledge abbiamo messo appunto negli ultimi anni in progetti che ci hanno coinvolto in questa direzione.

Il primo strumento lo chiamo Social Radar e ci aiuta a identificare secondo alcuni assett la presenza online di un brand verso quali obiettivi strategici è collocata.

Schermata_2012-05-07_a_18

E’ possibile – per ognuno di questi livelli di analisi (che ricordiamo è possibile impegnare contemporaneamente e non sono mutualmente esclusivi) identificare alcuni esempi che possano chiarire cosa intendiamo.

Per quanto riguarda l’Innovazione, un esempio classico di utilizzo dei Social Media per sfruttare questo assett può venire dalla piattaforma, ormai universalmente nota My Starbucks Idea. Di cui abbiamo un video qui:

L’idea fondamentale qui è quella di sfruttare il potere e l’intelligenza della massa di utenti e di consumatori ai fini di migliorare la qualità del prodotto o del servizio offerto.
Si tratta di rivoluzionare completamente il classico approccio top-down dell’R&D e di far entrare in gioco logiche top-down dove a prevalere è solo l’idea migliore e quella maggiormente apprezzata dalla comunità.

Per quanto riguarda la comunicazione con i propri clienti un esempio eccellente ci viene da quello che KLM ha fatto con i propri consumatori attraverso il monitoraggio delle conversazioni condivise pre e post volo.
Qui il video di esempio di quanto è stato fatto:

Per quanto riguarda l’ascolto l’esempio più universalmente noto è probabilmente quello del DELL Listening Center di cui abbiamo già parlato anche in questa sede.
La sfida in questo caso è quella di interagire in tempo – quasi – reale con i propri clienti nell’instaurazione di un dialogo co-costruttivo che si trasformi per il brand in quello che viene chiamato “Win Win” in cui l’azienda è soddisfatta di quello che propone ai consumatori per il fatto stesso che – attraverso il processo di ascolto – sta fornendo loro proprio quello di cui hanno bisogno.

Un buon esempio di vendita e di quello che può essere fatto con i social media ci viene poi dall’esperienza di Nokia con FourSquare raccontata in questo bel video:

Riassumendo: fondamentalmente il radar ci fornisce una matrice di analisi attraverso cui tracciare le conversazioni e gli obiettivi strategici di un brand online: con che scopo sta utilizzando i canali sociali? Con che funzione? In che modo? Con quali risultati?
Comprendere e fornire risposta a queste domande diviene il primo punto di partenza per la creazione di una Social Media Strategy o in generale per diventare un Social Business a 360°.

Un secondo strumento di lettura della web reputation online può essere la griglia riportata qui sotto.

Schermata_2012-05-07_a_18

Come visibile si tratta solo di alcune delle possibili metriche che si possono prendere in considerazione e solo su alcuni canali. Va da sé che le riflessioni possono essere notevolmente ampliate, aumentando sia il numero di canali e di piattaforme analizzate sia il numero di indicatori da monitorare.

Scopo di questo mio post è stato quello di raccogliere e di “cristallizzare” – per quanto possibile – alcune delle riflessioni maturate assieme ai colleghi in anni di progetti di monitoraggio e di analisi della web reputation delle aziende.

Il resto, come sappiamo, è un mare da navigare. Forse questi piccoli strumenti possono servirci da bussola e mappa per capire come vogliamo orientare la rotta, il resto del lavoro deve farlo un buon capitano!

Riporto qui la mia intervista fatta per Working Capital e pubblicata originariamente sul loro blog 
http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2012/04/il-futuro-delle-aziende-e-…
Ringrazio ancora Lorenzo per l’occasione e la disponibilità mostrata. 

390298_10150362191546792_277527661791_8621443_1821495777_n

Che cos’è esattamente il social business?

Riprendo la definizione del mio amico e collega Emanuele Quintarelli : un social business è “un’organizzazione che ha messo in campo le strategie, le tecnologie ed i processi atti a coinvolgeresistematicamente tutti gli individui che compongono il proprio ecosistema (dipendenti, clienti, partner, fornitori) nella massimizzazione del valore scambiato”. Un social business è, in un certo senso, un modo più naturale e più concreto di relazionarci con gli altri. È un’azienda centrata sulle persone: capace di evolvere, di rispondere alle sfide del mercato, di fare innovazione partecipata e di coinvolgere tutti i portatori d’interesse al fine di migliorarne profitti e valore. Riprendendo una terminologia che viene dalla Teoria dei Giochi possiamo dire che il Social Business è un “Win Win” in cui vince l’azienda che lo applica, perché riesce a essere più reattiva e a rispondere meglio alle sfide che i consumatori le propongono, e vincono i consumatori stessi, che riescono a migliorare il loro rapporto con le organizzazioni con cui entrano in relazione.
Di questi e di moltissimi altri temi parleremo il 4 e 5 giugno 2012 al Marriott Hotel di Milano, nell’ambito del SocialBusinessForum, l’evento europeo più importante del settore che con OpenKnowledge organizziamo ormai da 5 anni.

La diffusione del social business e delle dinamiche collaborative in azienda è certamente facilitata da fattori tecnologici, ma credi possa avere delle implicazioni anche sullo spirito e gli obbiettivi del fare impresa?

Il social business è certamente collegato alle tecnologie, ma è prima di tutto un avanzamento culturale. Volendo citare Manuel Castells, “non esistono rivoluzioni tecnologiche senza trasformazioni culturali”. In Italia molte volte il problema del fare innovazione è proprio questo: un’arretratezza culturale ancor prima che di competenze. Gli spazi e i mercati ci sono, con la crisi strutturale che stiamo vivendo (è interessante notare che in Giappone il Kanji usato per scrivere “crisi” – kiki – contiene in sé anche la parola “opportunità“) il Social Business rappresenterebbe una solida via di uscita ma la paura e la resistenza al cambiamento molto spesso tengono in vita tradizioni culturali obsolete e modalità di lavoro che non sono più adatte al mercato di oggi. Non dimentichiamoci nemmeno, però, che una strategia di Social Business non può essere improvvisata.

In particolare, ci puoi spiegare cos’è il social learning?

Il Social Learning non è altro che la declinazione dei principi del social business all’interno di quelle funzioni aziendali che si occupano di formazione e gestione del personale: come posso erogare contenuti formativi e come posso passare dei contenuti o semplicemente fare del knowledge management con queste nuove tecnologie? Cosa devo cambiare? Quali soluzioni mi offre il mercato?

Un anno fa, sul mio blog ho avuto modo di intervistare George Siemens  e di discutere con lui di come il Social Learning non fosse altro che un ritorno al nostro modo naturale di conoscere, di apprendere e di sperimentare. Lo cito per spiegare meglio il fenomeno di cui stiamo parlando:
Conoscere oggi significa essere connessi. La conoscenza si muove troppo velocemente perché l’apprendimento possa essere solo un prodotto. Eravamo abituati ad acquisire conoscenza avvicinandola a noi stessi. Ci veniva detto di ‘possederla’, di farla esistere nelle nostre teste. Ma non possiamo più cercare di possedere tutta la conoscenza necessaria personalmente. Dobbiamo custodirla nei nostri amici o all’interno della tecnologia.

Che cos’è la Gamification?

La Gamification è l’applicazione e l’integrazione delle dinamiche ludiche all’interno di un sito o di una community al fine di aumentare partecipazione e coinvolgimento degli utenti. Non dobbiamo però considerarlo il fenomeno del momento (l’edutainment e i serious game sono cose consolidate) o qualcosa di passeggero. Sono molti i casi di successo di cui ho parlato nel mio blog che ci aiutano a comprendere come un concetto in apparenza “aleatorio” possa essere calato nel concreto per portare dei veri risultati. Vale quanto detto prima: non si può improvvisare.

Perché in azienda l’approccio ludico al lavoro è sempre stato considerato con diffidenza? L’Italia in questo si comporta diversamente da altri paesi?

Credo anche in questo caso per una questione culturale del nostro paese. L’innovazione non è mai stata vista come uno dei cardini principali del successo aziendale. Per fortuna le acque si stanno muovendo, anche grazie a progetti come Working Capital. Credo che comunque il futuro sia roseo, molto più del passato.

Chi mi segue avrà capito che amo particolarmente le citazioni per questo ne riprendo una di William Gibson che adoro e che mi ha portato fortuna nel 2010 facendomi vincere Working Capital nella tappa di Bologna: “Il futuro è già in mezzo a noi – solo non equamente distribuito”. Ma le cose stanno cambiando.

Uso questo post per segnalare due eventi (uno nel mese di maggio e uno agli inizi di giugno) a cui sono invitato come speaker.

Il primo appuntamento è quello con i ragazzi dello Young Digital Lab che organizzano a Milano una due giorni di seminario verticale su come impostare e realizzare una Digital Strategy ( http://www.youngdigitallab.com/eventi/corso-in-digital-strategy-nel-social-wo… )

Ma che cos’è esattamente il progetto Young Digital ?
Come si legge sul sito:

Young Digital Lab nasce nel 2010 con la missione di portare informazione e cultura del Social Web e del digital marketing alle aziende italiane: e chi può farlo meglio di una rete di giovani professionisti del digital under 30?

Un network di giovani professionisti che si riunisce nel format di Young Digital Lab: un laboratorio itinerante dedicato alle aziende e alle agenzie che vogliono comprendere le opportunità offerte dal nuovo Web, e i cambiamenti che esso impone, attraverso lo sguardo e le parole di alcuni tra i giovani che più si stanno affermando nel panorama del Web marketing italiano.

Eventi di formazione permeati dalla filosofia e dalla cultura della collaborazione, in cui il pubblico al pari dei relatori crea un evento ogni volta diverso dagli altri.

Schermata_2012-04-07_a_12

Il costo di iscrizione, comprensivo di coffee break e light lunch, è di 470€ + IVA. Young Digitals adotta la formula Young2Young e offre il 30% di sconto agli iscritti al corso che non abbiano ancora compiuto i 30 anni al momento dell’iscrizione.

L’appuntamento è fisato a Milano (Giardino Aristide Calderini) per il 10-11 Maggio 2012

………….

Il secondo evento di cui voglio parlarvi è – invece – l’ormai noto appuntamento fisso con l’innovazione europea. Il Social Business Forum che organizziamo con OpenKnowledge e che quest’anno giungendo alla quinta edizione diviene un punto di riferimento nel settore mondiale.
Da pochi giorni è online il nuovo sito all’indirizzo: http://www.socialbusinessforum.com/

Come si legge sul comunicato ufficiale:

Alla quinta edizione consecutiva, il Social Business Forum si conferma come evento di punta in Europa sull’evoluzione della collaborazione, del marketing, del servizio al cliente e dell’innovazione nell’era del social media.

Con più di 3600 partecipanti, 150 speaker internazionali, 60 aziende a condividere le proprie esperienze nelle edizioni precedenti, la conferenza porta in Italia un mix unico di visione, casi di successo, modelli di intervento, best practice su come accelerare il business tramite un miglior coinvolgimento di dipendenti, clienti, partner e fornitori.

In un susseguirsi di keynote, interventi singoli, tavole rotonde e presentazioni aperte a tutti gli iscritti, i partecipanti affronteranno a 360 gradi i cambiamenti di management, leadership, business, tecnologia che le organizzazioni si trovano di fronte nel trarre un vantaggio strategico dai nuovi canali digitali.

Hanno già confermato la loro presenza in questa quinta edizione alcuni speaker di altissimo livello, tra cui:

  • John Hagel (Co-Chairman, Center for the Edge at Deloitte & Touche, Autore di The Power of Pull)
  • Frank Eliason (SVP of Social Media at CitiBank)
  • Ray Wang (CEO presso il Constellation Research, ex VP Forrester Research)
  • Steven Denning (Autore del libro Radical Management)
  • Sameer Patel (Global Vice President, Enterprise Social e Collaborative Software in SAP)
  • Jerome Colombe (Head of Web Governance in Alcatel-Lucent)
  • Brian Salis (Head of Social Media Innovation in BT Customer Service)
  • Esteban Kolsky (Founder in thinkJar e membro del Board of Advisors presso la Rotman School of Management)
  • Rawn Shah (Social Business Strategist at IBM and blogger on Forbes.com)
  • Mark Tamis (Social CRM e Social Business Strategist in NET-7)
  • Bertrand Duperrin (Management e Enterprise 2.0 Consultant in NextModernity)
  • Judith Matharan (Responsabile Comunicazione Interna in Pernod Ricard)
  • Oscar Berg (Future Office Evangelist at Tieto)
  • Ram Menon (President – Social Computing in TIBCO Software)
  • John Stepper (Managing Director Collaboration e Social Media in Deutsche Bank)
  • Luis Suarez (Community Builder & Social Computing Evangelist in IBM)
Schermata_2012-04-07_a_12

Alcuni dei temi che verranno affrontati in questa edizione sono invece di sicuro interesse per tutte quelle aziende che intendono trarre un reale e concreto profitto e generare del valore a partire dall’introduzione dei sistemi social all’interno delle loro logiche organizzative:

  • La Intranet come hub collaborativo di interazione, relazione e comunicazione
  • I social nework interni per la condivisione di conoscenza e l’accesso agli esperti
  • Il Social CRM per collegare i social media ai processi di interazione con il cliente
  • L’evoluzione dei modelli organizzativi, di leadership, management e business
  • Il social media marketing e monitoring per amplificare le conversazioni e la capacità di raggiungere i clienti
  • L’aumento dell’agilità e dell’efficienza tramite le community di dipendenti
  • La socializzazione dei processi di gestione del cliente, innovazione e sviluppo del prodotto
  • La misurazione del ritorno dell’investimento e della vitalità delle community
  • Metodologie di analisi degli scambi informali e dei network partecipativi
  • Gamification e meccanismi di gioco per il coinvolgimento degli utenti

Per i primi giorni è possibile inoltre avere accesso a una Crazy Early Bird che permette – in via del tutto eccezionale – di aggiundicarsi il biglietto (del valore di 900€) della due giorni di conferenza a un prezzo stracciato di 200€

L’appuntamento con il Social Business Forum è per il 4-5 Giugno al Marriott Hotel di Via Washington 66. Per informazioni sulla registrazione consultare il sito ufficiale: http://www.socialbusinessforum.co
m/registration/register-now/?lang=it

Bloccate le agende e stay tuned per i prossimi aggiornamenti!

Non molto tempo fa ho lanciato alcune idee per un’ipotesi progettuale che cercasse di andare nella direzione di una realizzazione concreta di un progetto di Social Learning. Nello stesso post ho promesso di raccontare qualcosa circa alcuni progetti che stiamo seguendo in OpenKnowledge proprio su questi temi specifici.

Cerchiamo di capire come ci siamo mossi per realizzare un ambiente di apprendimento complesso ma al tempo stesso semplice che fosse in grado di tenere assieme le riflessioni portate avanti da ormai due anni a questa parte.

Schermata_2012-03-23_a_09

Il contesto di riferimento
Una grande multinazionale con un’esigenza ben precisa: rivedere il proprio Learning Management System causa obsolescenza. Il progetto è nato quindi da una necessità ben specifica del cliente di effettuare un porting di tutti i dati storici e dei pacchetti SCORM/WBT formativi in modo da poter continuare a offrire i moduli formativi a tutti i propri dipendenti (parliamo di una popolazione servita superiore alle 5000 persone).

La piattaforma impiegata
La vecchia piattaforma tramite cui erano gestiti i corsi era .LRN ( http://openacs.org/projects/dotlrn/ ) un progetto ormai vecchio e non più correttamente supportato.
L’utilizzo che viene fatto di questa piattaforma è un utilizzo molto classico, basato su learning object molto precisi e molto concreti in cui la parte di e-learning viene fruita in modalità estremamente tradizionale come semplice juke-box di contenuti e repository di file.

Detto questo la nostra sfida – e il campo in cui ci siamo giocati l’idea – è stato quello di offrire al cliente non solo un mero porting di dati ma una piattaforma che integrasse i tre assett fondamentali che riteniamo indispensabili all’interno della progettazione di un ambiente di Social Learning:

  1. CMS = gestione dei contenuti e presentazione degli stessi in modalità userfriendly, graficamente accattivante e nel rispetto dei classici principi della user experience: non è un caso raro che piattaforme aziendali di gestione della formazione e dei corsi di apprendimento presentino un’interfaccia tutt’altro che in linea con queste riflessioni. Ambienti difficili da utilizzare, macchinosi e dallo scarso appeal sono – infatti e purtroppo – all’ordine del giorno
  2. LMS = un’azienda ha esigenze ben specifiche di erogare corsi per i quali è richiesto un tracciamento (pensiamo solo anche a quelli obbligatori per legge) e un motore che faccia da LMS classico deve essere presente in un ambiente di Social Learning. Lo ricordiamo ancora una volta: realizzare un rpogetto di SL non significa buttare all’aria anni di esperienze e di apprendimento sul mondo e-learning ma piuttosto valorizzare queste esperienze alla luce di un contesto che è mutato.
  3. Community = le community, l’aspetto social: la vera rivoluzione che ci ha coinvolti in questi anni. Saper valorizzare le comunità di pratica con quelle che sono le lezioni apprese dai social media risulta oggi il vero fattore differenziante per la realizzazione di un ambiente di apprendimento significativo che sia realmente in grado di generare del valore per tutto l’ecosistema aziendale.

La soluzione ipotizzata
Come ci siamo dunque mossi per rispettare i principi di quanto detto?
Prima di tutto la scelta dell’LMS. Abbiamo voluto optare per un software open, la scelta è ricaduta su Moodle, piattaforma assai nota e considerata ai massimi livelli tra gli LMS.
Per rendersene conto basta dare un’occhiata alle statistiche riportate sul sito ufficiale di Moodle: http://moodle.org/stats/

Schermata_2012-03-23_a_10

Tuttavia i limiti dell’integrazione sociale di Moodle sono ben noti: la piattaforma non presenta molte delle funzioni che strumenti votati più al Social hanno (in questo senso basti pensare anche solo a un’interfaccia come quella di Schoology di cui ho parlato ampiamente in passato – http://www.sociallearning.it/luso-dei-social-media-nella-formazione-e-il-l ).

Come fare dunque per sopperire a questi limiti e come personalizzare in modo molto più efficace l’interfaccia di Moodle?.
L’idea in questo caso è stata quella di utilizzare una soluzione come Joomla (noto CMS leader nel settore) – http://www.joomla.org/

Schermata_2012-03-23_a_10

A questo punto resta da definire un tema di integrazione dei due ambienti che abbiamo scoperto essere già prevista e implementabile attraverso un semplice plugin: http://www.joomdle.com/en/

Arrivati a questo punto – i più attenti se ne saranno accorti – abbiamo implementato 2 delle tre funzioni ipotizzate per un ambiente di Social Learning.
Resta scoperta la gestione degli aspetti informali che abbiamo coperto anche in questo caso con un plugin ad hoc per la creazione di community interne a Joomla: il plugin in oggetto è JomSocial – http://www.jomsocial.com/

Qui sotto potete vedere alcune schermate di concept di realizzazione dell’applicazione.

Snodi Conclusivi
Il caso presentato vuole solo essere uno spunto per capire come sia possibile con pochi semplici strumenti realizzare un ambiente di apprendimento che sia il più ricco e stimolante possibile e che tenga conto di tutte le esigenze dei singoli attori coinvolti.
La difficoltà tecnica di realizzazione di un ambiente di questo tipo è modesta. La vera sfida oltreché nella progettazione sta nel mantenimento e nel coinvolgimento dei soggetti in apprendimento.
In ogni caso resta sempre anche valida l’idea che un progetto di Social Learning, ma come più in generale un qualunque progetto di Social Business debba essere studiato “sartorialmente” sulle basi delle specifiche esigenze: che sono differenti e specifiche per ogni situazione e caso.

Torna per il quinto anno consecutivo il Social Business Forum. L’evento leader in Europa sui temi del social business, dell’enterprise 2.0, del social CRM, del community management e dell’innovazione partecipata.

L’appuntamento è come ogni anno per il mese di Giugno (4-5) al Marriott Hotel di via Washington a Milano. Il sito web ufficiale dell’evento è http://www.socialbusinessforum.com

Schermata_2012-03-11_a_11

Le caratteristiche di questa edizione e i motivi per cui dovreste essere presenti:

  • 5 anni di storia internazionale, oltre 3600 partecipanti, più di 150 Speaker
  • Incontra pionieri, leader ed esperti provenienti da ogni parte del mondo
  • Connettiti con una rete di operatori, manager, consulenti per costruire rapporti a lungo termine e aiutare la tua azienda a crescere
  • Sessioni gratuite, keynote, percorsi paralleli, una open conference
  • Tutti gli interventi tradotti in tempo reale in italiano e inglese
  • Decine di aziende che condivideranno esperienze e storie di successo
  • Un’area demo per scoprire le soluzioni più innovative di Social Business

Potete dare un’occhiata a quello che è successo nelle passate edizioni dall’account ufficiale di Flickr: http://www.flickr.com/photos/socialbusinessforum o dal canale su Vimeo in cui è possibile visionare tutti gli speech delle passate edizioni del Forum: http://vimeo.com/socialbizforum. O ancora le presentazioni utilizzate dagli speaker su Slideshare: http://www.slideshare.net/SocialBizForum/

Non mi resta che dirvi: stay tuned per scoprire prossimamente tutti i dettagli sull’agenda e sugli speaker che parteciperanno a questa edizione.

Di solito non parlo direttamente dei progetti che mi coinvolgono, ma in questo caso ho deciso di fare un’eccezione sia perché credo sia interessante parlarne sia perché tengo molto al lavoro che è stato fatto negli ultimi anni in questa direzione.

Dal 2008, come forse alcuni di voi già sanno, mi occupo di seguire la comunicazione online di JazzAscona, un Festival che si tiene ogni anno, nel periodo di Giugno/Luglio in Ticino nella splendida località di Ascona per l’appunto.

Schermata_2012-03-07_a_11

Ma che cos’è esattamente JazzAscona? Come si legge dall’editoriale sul sito:

10 giorni e 10 notti di festa, migliaia di spettatori attesi, circa 200 concerti che si tengono su sei palchi in riva al lago e in vari punti del centro storico. Ascona non è solo uno dei principali eventi mondiali dedicati al jazz classico e al New Orleans Beat, ma anche un festival di qualità, unico nel suo genere, che attira appassionati ed addetti ai lavori da tutta Europa. Il suo programma originale – quest’anno ampiamente dedicato alle donne nel jazz – include eventi speciali, nomi affermati, giovani emergenti e musica ad alto contenuto spettacolare che spazia dal New Orleans allo swing, dal blues al gospel, dall’R&B al funk. E tutto ciò in una location di rara bellezza e in una dimensione dove il contatto umano – in primis con gli stessi musicisti – è ancora possibile.  Bisogna insomma aver vissuto almeno una volta nella vita la magia di una serata a JazzAscona. Per poi tornarvi ogni anno. Buon festival a tutti, vi aspettiamo!

Si tratta quindi di una grandissima manifestazione culturale di grande rilievo e interesse per tutti gli appassionati di musica e di jazz classico. Un’atmosfera davvero unica in cui il contatto tra pubblico e artisti e’ magico, confidenziale e in cui è possibile respirare la tanto caratteristica aria di New Orleans immersi in un panorama di tutto rispetto.

Per approfondire l’atmosfera del Festival vi consiglio anche la visione di questo bellissimo documentario della RSI:

Ovviamente non scrivo questo post per decantare le bellezze di Ascona ma per analizzare il progetto che abbiamo portato avanti in questi anni e che stiamo provando a far evolvere giorno dopo giorno.
Il Festival ha – infatti – diversi canali social che stiamo tentando, nei limiti imposti di far funzionare al meglio. Nello specifico:

Sito Web di JazzAscona
Il sito web del Festival – http://www.jazzascona.ch – è l’aggregatore fondamentale di tutti contenuti in cui è presente anche un archivio storico delle precedenti edizioni e differenti sezioni multimediali per entrare appieno nell’atmosfera del Festival. Non mancano ovviamente informazioni dettagliate sugli artisti e notizie generali di contesto. Presenti anche i dettagli logistici per prendere parte all’evento.

YouTube
Sul canale ufficiale di YouTube – http://www.youtube.com/user/jazzascona?feature=watch – vengono caricati video delle performance degli artisti ma anche conferenze stampa, interviste e approfondimenti video che aiutino a cogliere dei momenti del festival. Inutile dire che molti di questi video sono delle vere e proprie perle rare e rappresentano un patrimonio culturale di livello.

Facebook
All’interno del noto Social Network si configurano principalmente dinamiche di discussione, di rilancio delle iniziative ma anche di promozione del Festival stesso.
Quello che si sta provando a fare è creare una community di appassionati non solo di Jazz ma di musica in generale. Lo trovate qui: http://www.facebook.com/JazzAscona
Sfruttando anche la funzione recente delle Timeline per le pagine è stato anche possibile costruire una cronistoria ad immagini del Festival valorizzandone anche la storia che vanta ben 28 anni di tradizione.

Flickr
Il noto repository di fotografie – http://www.flickr.com/photos/jazzascona – viene utilizzato sia in chiave promozionale sia come canale diretto con la stampa. Attraverso la piattaforma i giornalisti possono infatti scaricare e utilizzare liberamente (a patto di citarne il copyright si intende) le fotografie per utilizzarle nei loro articoli.

Twitter
Twitter viene utilizzato principalmente come cassa di risonanza per dare spazio alle attività svolte sul sito e sulla pagina Facebook – https://twitter.com/#!/jazzascona

Sebbene con i limiti di un’organizzazione non proprio 2.0 e con le difficoltà culturali e organizzative del coordinamento di canali social in cui l’investimento è minimo credo – al di là di tutto – che quello di JazzAscona sia un caso interessante e spero che abbia modo di crescere, con o senza il mio contributo, nei prossimi anni. Questo nel tentativo di
avvicinare al jazz anche quelle giovani generazioni che non ne sono a conoscenza. In questo senso sono convinto che il potenziamento dei canali social possa essere la via più efficace sia in termini di pubblicizzazione dell’evento sia in termini di diffusione della cultura, che in questo modo rimane nel tempo e si consolida nella rete.

Non mi resta che lasciarvi con l’augurio di vederci tutti alla prossima edizione. Dal 21 Giugno al 1 Luglio 2012.

Questo blog ha compiuto di recente un anno di vita e mi ha accompagnato nell’ultimo periodo in riflessioni e nella raccolta di spunti che hanno riguardato principalmente il tema del Social Learning e dell’evoluzione degli scenari formativi e di apprendimento all’interno delle organizzazioni più o meno complesse.

Con questo post mi piacerebbe cercare di ricollegare e tenere assieme un po’ di discussioni fatte nell’ultimo periodo e di provare a declinare all’atto pratico il Social Learning cercando di fornire anche un’ipotesi progettuale e alcune linee guida per poterlo effettivamente metterlo in pratica.

Immagine_2

L’idea alla base
Abbiamo visto diverse volte come il Social Learning non abbia una definizione univoca né semplice. Riprendendo le riflessioni condivise un anno fa con George Siemens possiamo dire che si tratta di un ritorno più naturale al nostro relazionarci con le informazioni e con le modalità di apprendere che oggi vengono facilitate dalle tecnologie sociali. Come il Social Media Marketing è la declinazione del Social Business a livello di customer engagemnt possiamo dire che il Social Learning sia la declinazione del Social Business a livello di pratiche HR e formative dentro l’azienda. In generale il Social Learning riguarda le modalità di apprendimento all’interno dell’azienda (e dell’azienda) che sono collocate in un ambiente più collaborativo, partecipato e emergente. In un parola in un ambiente più Social. 
Non si tratta quindi della semplice applicazione dei Social Media nel campo della formazione e della gestione della conoscenza, ma di un rivedere in modo radicale il knowledge management delle aziende.

Il contesto nel quale ci si muove
In questo caso è necessario distinguere due contesti, o meglio un contesto e un orizzonte. L’orizzonte come già citato è quello del Social Business con le tecnologie, le metodologie e gli scenari che gli sono propri. Il contesto – invece – è quello tipico organizzativo in cui le metodologie classiche dell’e-learning tradizionale vengono avvertite come obsolete e non più adatte alle risposte e alle sollecitazioni che vengono dall’esterno.
Questo ci permette di fare alcune riflessioni sulle esigenze specifiche di formazione che un’azienda ha. Molto spesso quello che capita è lo scontrarsi con realtà che faticano a cambiare e a evolvere le loro soluzioni più per problemi legati a specifici corsi che sono erogati in modalità “tradizionale” più che per mancato interesse o cultura in questo senso.

Un classico esempio in questo senso può essere fatto prendendo in esame una tipologia di corso che viene spesso erogato in formato di pacchetto WBT: un corso su un decreto legge (es 626) i cui contenuti devono essere immagazzinati per legge e che tutti i dipendenti di una data azienda devono memorizzare in una modalità che non differisce troppo da quella dell’imparare in modo mnemonico i contenuti di un manuale cartaceo. Sempre su questo livello si innestano le tematiche legate alla reportistica che devono essere garantite per legge e che quindi si scontrano – inevitabilmente – con i meccanismi dell’informale e del non pianificato che invece maggiormente vengono messi in luce dal Social Learning.

E’ possibile tenere assieme i due mondi apparentemente antitetici? Come?

Il tool e l’ambiente di apprendimento
Come sappiamo la tecnologia è un “di cui” per questo infatti credo sia opportuno più che di tecnologia parlare di “ambiente di apprendimento” in questo caso “social learning environment”. Perché? Perché come abbiamo visto in post precedenti la tecnologia in grado di creare il Social Learning NON esiste. Allo stato attuale sul mercato non è presente nessuna soluzione che sia in grado di rispondere a tutte le esigenze formative che abbiamo espresso in questa sede e che sia in grado di tenere insieme la dimensione di formazione pianificata e dinamiche informali.

 

Schermata_2012-02-28_a_16

Lo schema proposto analizza i tre differenti livelli presenti all’interno di un ambiente di Social Learning. Tre livelli che possono essere resi da tool differenti nella costruzione di un ambiente che sia il più possibile sartoriale rispetto alle esigenze della specifica azienda e organizzazione.
Va da sé che l’ambiente che si va a creare sarà integrato e gli utenti non dovranno avere la percezione di essere in ambienti differtenti ma in un unico ambiente in cui – di volta in volta – si “accendono” nuove funzioni e si attivano nuovi percorsi a seconda delle esigenze di chi deve apprendere.  

La valutazione e gli esiti
Della valutazione del Social Learning abbiamo già parlato in questa seda (qui per approfondire http://www.sociallearning.it/comprendere-realizzare-e-valutare-processi-di ). In questa occasione vorrei solo sottolineare come non basti implementare una serie di tool per dare via a quello che chiamiamo Social Learning ma sia necessaria un’attenta attività di progettazione, come abbiamo visto: ritagliata sulle esigenze di chi sta esprimendo il bisogno formativo. E’ opportuno poi mettere in luce anche come entrino in gioco tutta una serie di dinamiche e di fattori che richiedono un costante mantenimento e una costante coltivazione dell’ambiente e della comunità di apprendimento che si vanno a creare. Progettare, realizzare e utilizzare un ambiente di questo tipo non equivale al semplice schiacciare un bottone e sperare che tutto vada da sé.

Cosa ne pensate?

In OpenKnowledge con alcuni dei nostri clienti stiamo provando a intraprendere questa strada adottando soluzioni e tool che siano in grado di replicare un ambiente di apprendimento che vada in una direzione di quel genere. Nelle prossime settimane scriverò qualcosa a riguardo.