Realizzare il Social Learning: un’ipotesi progettuale

February 28, 2012 — 1 Comment

Questo blog ha compiuto di recente un anno di vita e mi ha accompagnato nell’ultimo periodo in riflessioni e nella raccolta di spunti che hanno riguardato principalmente il tema del Social Learning e dell’evoluzione degli scenari formativi e di apprendimento all’interno delle organizzazioni più o meno complesse.

Con questo post mi piacerebbe cercare di ricollegare e tenere assieme un po’ di discussioni fatte nell’ultimo periodo e di provare a declinare all’atto pratico il Social Learning cercando di fornire anche un’ipotesi progettuale e alcune linee guida per poterlo effettivamente metterlo in pratica.

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L’idea alla base
Abbiamo visto diverse volte come il Social Learning non abbia una definizione univoca né semplice. Riprendendo le riflessioni condivise un anno fa con George Siemens possiamo dire che si tratta di un ritorno più naturale al nostro relazionarci con le informazioni e con le modalità di apprendere che oggi vengono facilitate dalle tecnologie sociali. Come il Social Media Marketing è la declinazione del Social Business a livello di customer engagemnt possiamo dire che il Social Learning sia la declinazione del Social Business a livello di pratiche HR e formative dentro l’azienda. In generale il Social Learning riguarda le modalità di apprendimento all’interno dell’azienda (e dell’azienda) che sono collocate in un ambiente più collaborativo, partecipato e emergente. In un parola in un ambiente più Social. 
Non si tratta quindi della semplice applicazione dei Social Media nel campo della formazione e della gestione della conoscenza, ma di un rivedere in modo radicale il knowledge management delle aziende.

Il contesto nel quale ci si muove
In questo caso è necessario distinguere due contesti, o meglio un contesto e un orizzonte. L’orizzonte come già citato è quello del Social Business con le tecnologie, le metodologie e gli scenari che gli sono propri. Il contesto – invece – è quello tipico organizzativo in cui le metodologie classiche dell’e-learning tradizionale vengono avvertite come obsolete e non più adatte alle risposte e alle sollecitazioni che vengono dall’esterno.
Questo ci permette di fare alcune riflessioni sulle esigenze specifiche di formazione che un’azienda ha. Molto spesso quello che capita è lo scontrarsi con realtà che faticano a cambiare e a evolvere le loro soluzioni più per problemi legati a specifici corsi che sono erogati in modalità “tradizionale” più che per mancato interesse o cultura in questo senso.

Un classico esempio in questo senso può essere fatto prendendo in esame una tipologia di corso che viene spesso erogato in formato di pacchetto WBT: un corso su un decreto legge (es 626) i cui contenuti devono essere immagazzinati per legge e che tutti i dipendenti di una data azienda devono memorizzare in una modalità che non differisce troppo da quella dell’imparare in modo mnemonico i contenuti di un manuale cartaceo. Sempre su questo livello si innestano le tematiche legate alla reportistica che devono essere garantite per legge e che quindi si scontrano – inevitabilmente – con i meccanismi dell’informale e del non pianificato che invece maggiormente vengono messi in luce dal Social Learning.

E’ possibile tenere assieme i due mondi apparentemente antitetici? Come?

Il tool e l’ambiente di apprendimento
Come sappiamo la tecnologia è un “di cui” per questo infatti credo sia opportuno più che di tecnologia parlare di “ambiente di apprendimento” in questo caso “social learning environment”. Perché? Perché come abbiamo visto in post precedenti la tecnologia in grado di creare il Social Learning NON esiste. Allo stato attuale sul mercato non è presente nessuna soluzione che sia in grado di rispondere a tutte le esigenze formative che abbiamo espresso in questa sede e che sia in grado di tenere insieme la dimensione di formazione pianificata e dinamiche informali.

 

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Lo schema proposto analizza i tre differenti livelli presenti all’interno di un ambiente di Social Learning. Tre livelli che possono essere resi da tool differenti nella costruzione di un ambiente che sia il più possibile sartoriale rispetto alle esigenze della specifica azienda e organizzazione.
Va da sé che l’ambiente che si va a creare sarà integrato e gli utenti non dovranno avere la percezione di essere in ambienti differtenti ma in un unico ambiente in cui – di volta in volta – si “accendono” nuove funzioni e si attivano nuovi percorsi a seconda delle esigenze di chi deve apprendere.  

La valutazione e gli esiti
Della valutazione del Social Learning abbiamo già parlato in questa seda (qui per approfondire http://www.sociallearning.it/comprendere-realizzare-e-valutare-processi-di ). In questa occasione vorrei solo sottolineare come non basti implementare una serie di tool per dare via a quello che chiamiamo Social Learning ma sia necessaria un’attenta attività di progettazione, come abbiamo visto: ritagliata sulle esigenze di chi sta esprimendo il bisogno formativo. E’ opportuno poi mettere in luce anche come entrino in gioco tutta una serie di dinamiche e di fattori che richiedono un costante mantenimento e una costante coltivazione dell’ambiente e della comunità di apprendimento che si vanno a creare. Progettare, realizzare e utilizzare un ambiente di questo tipo non equivale al semplice schiacciare un bottone e sperare che tutto vada da sé.

Cosa ne pensate?

In OpenKnowledge con alcuni dei nostri clienti stiamo provando a intraprendere questa strada adottando soluzioni e tool che siano in grado di replicare un ambiente di apprendimento che vada in una direzione di quel genere. Nelle prossime settimane scriverò qualcosa a riguardo.

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  1. Social Learning: che cos'è? a cosa serve? come si fa? - ARDEA - May 19, 2016

    […] ricette, soluzioni tecnologiche, kit di strumenti per costruire un ambiente di social learning. Non si tratta di aggiungere i social media al campo della […]

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