Case Study: il Social Learning in pratica

March 23, 2012 — 1 Comment

Non molto tempo fa ho lanciato alcune idee per un’ipotesi progettuale che cercasse di andare nella direzione di una realizzazione concreta di un progetto di Social Learning. Nello stesso post ho promesso di raccontare qualcosa circa alcuni progetti che stiamo seguendo in OpenKnowledge proprio su questi temi specifici.

Cerchiamo di capire come ci siamo mossi per realizzare un ambiente di apprendimento complesso ma al tempo stesso semplice che fosse in grado di tenere assieme le riflessioni portate avanti da ormai due anni a questa parte.

Schermata_2012-03-23_a_09

Il contesto di riferimento
Una grande multinazionale con un’esigenza ben precisa: rivedere il proprio Learning Management System causa obsolescenza. Il progetto è nato quindi da una necessità ben specifica del cliente di effettuare un porting di tutti i dati storici e dei pacchetti SCORM/WBT formativi in modo da poter continuare a offrire i moduli formativi a tutti i propri dipendenti (parliamo di una popolazione servita superiore alle 5000 persone).

La piattaforma impiegata
La vecchia piattaforma tramite cui erano gestiti i corsi era .LRN ( http://openacs.org/projects/dotlrn/ ) un progetto ormai vecchio e non più correttamente supportato.
L’utilizzo che viene fatto di questa piattaforma è un utilizzo molto classico, basato su learning object molto precisi e molto concreti in cui la parte di e-learning viene fruita in modalità estremamente tradizionale come semplice juke-box di contenuti e repository di file.

Detto questo la nostra sfida – e il campo in cui ci siamo giocati l’idea – è stato quello di offrire al cliente non solo un mero porting di dati ma una piattaforma che integrasse i tre assett fondamentali che riteniamo indispensabili all’interno della progettazione di un ambiente di Social Learning:

  1. CMS = gestione dei contenuti e presentazione degli stessi in modalità userfriendly, graficamente accattivante e nel rispetto dei classici principi della user experience: non è un caso raro che piattaforme aziendali di gestione della formazione e dei corsi di apprendimento presentino un’interfaccia tutt’altro che in linea con queste riflessioni. Ambienti difficili da utilizzare, macchinosi e dallo scarso appeal sono – infatti e purtroppo – all’ordine del giorno
  2. LMS = un’azienda ha esigenze ben specifiche di erogare corsi per i quali è richiesto un tracciamento (pensiamo solo anche a quelli obbligatori per legge) e un motore che faccia da LMS classico deve essere presente in un ambiente di Social Learning. Lo ricordiamo ancora una volta: realizzare un rpogetto di SL non significa buttare all’aria anni di esperienze e di apprendimento sul mondo e-learning ma piuttosto valorizzare queste esperienze alla luce di un contesto che è mutato.
  3. Community = le community, l’aspetto social: la vera rivoluzione che ci ha coinvolti in questi anni. Saper valorizzare le comunità di pratica con quelle che sono le lezioni apprese dai social media risulta oggi il vero fattore differenziante per la realizzazione di un ambiente di apprendimento significativo che sia realmente in grado di generare del valore per tutto l’ecosistema aziendale.

La soluzione ipotizzata
Come ci siamo dunque mossi per rispettare i principi di quanto detto?
Prima di tutto la scelta dell’LMS. Abbiamo voluto optare per un software open, la scelta è ricaduta su Moodle, piattaforma assai nota e considerata ai massimi livelli tra gli LMS.
Per rendersene conto basta dare un’occhiata alle statistiche riportate sul sito ufficiale di Moodle: http://moodle.org/stats/

Schermata_2012-03-23_a_10

Tuttavia i limiti dell’integrazione sociale di Moodle sono ben noti: la piattaforma non presenta molte delle funzioni che strumenti votati più al Social hanno (in questo senso basti pensare anche solo a un’interfaccia come quella di Schoology di cui ho parlato ampiamente in passato – http://www.sociallearning.it/luso-dei-social-media-nella-formazione-e-il-l ).

Come fare dunque per sopperire a questi limiti e come personalizzare in modo molto più efficace l’interfaccia di Moodle?.
L’idea in questo caso è stata quella di utilizzare una soluzione come Joomla (noto CMS leader nel settore) – http://www.joomla.org/

Schermata_2012-03-23_a_10

A questo punto resta da definire un tema di integrazione dei due ambienti che abbiamo scoperto essere già prevista e implementabile attraverso un semplice plugin: http://www.joomdle.com/en/

Arrivati a questo punto – i più attenti se ne saranno accorti – abbiamo implementato 2 delle tre funzioni ipotizzate per un ambiente di Social Learning.
Resta scoperta la gestione degli aspetti informali che abbiamo coperto anche in questo caso con un plugin ad hoc per la creazione di community interne a Joomla: il plugin in oggetto è JomSocial – http://www.jomsocial.com/

Qui sotto potete vedere alcune schermate di concept di realizzazione dell’applicazione.

Snodi Conclusivi
Il caso presentato vuole solo essere uno spunto per capire come sia possibile con pochi semplici strumenti realizzare un ambiente di apprendimento che sia il più ricco e stimolante possibile e che tenga conto di tutte le esigenze dei singoli attori coinvolti.
La difficoltà tecnica di realizzazione di un ambiente di questo tipo è modesta. La vera sfida oltreché nella progettazione sta nel mantenimento e nel coinvolgimento dei soggetti in apprendimento.
In ogni caso resta sempre anche valida l’idea che un progetto di Social Learning, ma come più in generale un qualunque progetto di Social Business debba essere studiato “sartorialmente” sulle basi delle specifiche esigenze: che sono differenti e specifiche per ogni situazione e caso.

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  1. Social Learning: che cos'è? a cosa serve? come si fa? - ARDEA - May 19, 2016

    […] Un esempio di ambiente social è descritto qui. […]

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