Archives For November 30, 1999

Che i Social Media abbiano rivoluzionato il nostro modo di comunicare è ormai innegabile, ma resta da domandarsi quale ruolo potrebbero avere negli ambiti educativi e formativi, soprattutto all’interno di scuole e accademie dove le novità sono spesso guardate in modo non sempre positivo.
Sono ormai 4/5 anni che mi occupo di analizzare l’impatto che le tecnologie digitali – e nello specifico – il ruolo che Social Media possono avere nel migliorare i processi di apprendimento e – in generale – la gestione della conoscenza, aiutando ad evolversi verso un modello maggiormente fluido, semplice, snello e adattivo. Un modello, cioè, in grado di rispondere alle sollecitazione dell’esterno e dare il via a una spirale di crescita e di auto-miglioramento costante.

Per meglio comprendere il contesto all’interno del quale ci si muove voglio condividere un’immagine tratta dall’ottimo sito UpsideLearning (http://www.upsidelearning.com/blog/)

Elements-for-constructing-social-learning-environments-e1268231388833

Il grafico mostra gli elementi che costituiscono un framework di Social Learning: il focus sulle tecnologie è centrale ma non è l’unica cosa da tenere in considerazione. Come visto più volte all’interno di questo spazio di discussione le tecnologie vanno considerate più che altro come il contesto abilitante e non come il punto di vista da cui partire per la progettazione di ambienti di apprendimento.
E’ vero piuttosto il contrario: la cosiddetta software selection deve essere fatta dopo aver ben chiarificato quali obiettivi si intende raggiungere.
In questo senso non si deve pensare solamente a soluzioni free e open destinate ad uso più sperimentale che di seria gestione della conoscenza: Jive SBS (http://www.jivesoftware.com/) e Telligent (http://telligent.com/) – per citare due esempi – sono la traslazione di questi concetti a livello aziendale e rappresentano due piattaforme di massimo livello impiegate da grandi e grandissime aziende per migliorare i loro processi di business.

La dimensione tecnologica è quindi, sì importante ma non l’unica questione che entra in gioco.
Nel 2010 presentai alla SIREM (Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale – http://www.educazionemediale.it) i riusltati di una ricerca su come utilizzare i Social Network all’interno della formazione. Ecco lo speech:

http://www.slideshare.net/stefanobesana/social-network-e-apprendimento-conveg…

Da allora il contesto si è parecchio evoluto e le applicazioni in questo senso si sono moltiplicate. In questa sede vorrei citare tre esempi di tecnologie e di approcci che considero di ottimo livello.

Social Media Classroom
http://socialmediaclassroom.com/index.php/using-the-smc

Come si legge sul sito:

The greatest value that the SMC can add to a learning community is its ability to support a movement away from education as delivery of knowledge toward education as critical, collaborative inquiry—a student-centric pedagogy that engages students in actively constructing knowledge together, rather than passively absorbing it from texts, lectures, and discussions. The social media collaboratory and classroom began when Howard Rheingold started teaching courses on virtual community and social media, digital journalism, and participatory media/collective action. This subject matter calls for hands-on use online communication media to augment texts, lectures, and classroom discussion. It is easier to understand and to feel engaged with theory about community, identity, collective action, public sphere, social capital, and other issues that arise from the use of Internet-mediated communication when the entire class uses the media they are studying

Un progetto interessante che parte dalle intuizioni del guru Rheingold per poi muoversi su assunti interessanti e verso un investimento open e partecipativo. Credo sia un progetto interessante che avrà modo di crescere nei prossimi anni e che paga ancora qualche piccolo “peccato di gioventù”.

Udutu & UdutuTeach on Facebook
http://www.udutu.com/

Una piattaforma molto interessante che possiede anche un’ottima integrazione con Facebook: come illustrato in questo video (dalla qualità non proprio elevatissima ma comunque chiaro per capire di cosa si stia parlando).

Schoology
https://www.schoology.com/

Forse la soluzione migliore o – mettiamola così – quella che mi è piaciuta di più. Sembra essere la più matura in grado di garantire le migliori funzioni con una elevata possibilità di personalizzazione. Ecco il video demo che ne illustra le possibilità: a metà strada tra un SNS e un LMS.

Cercando di giungere a una conclusione di quanto visto: credo che i Social Media e – in generale – le Social Technologies possano dare alla formazione, all’educazione e ai processi di apprendimento formali e informali (in generale) un boost eccellente in termini di attrattiva, efficienza ed efficacia. Tuttavia il tutto deve essere inserito in un framework molto più consapevole e la progettazione deve tenere conto di elementi importanti che permettano di realizzare un transfer degli apprendimenti efficace e duraturo nel tempo.
Tuttavia come sostengono Rivoltella e Cattaneo nel loro ultimo volume (Tecnologia, Formazione e Professionihttp://www.deastore.com/libro/tecnologie-formazione-professioni-idee-e-a-catt… è necessario che:

Quest’area di competenza dev’essere costruita sperimentando ed elaborando artefatti e scenari che considerino dunque le peculiarità del contesto digitale. Solo operando in questo modo il formatore ha l’opportunità di andare oltre la semplice integrazione delle nuove possibilità nei quadri operativi del passato. (Cattaneo & Rivoltella, 2010: p. 33).

Uno dei motivi per cui è nato questo spazio di discussione (e non servono grosse illuminazioni per comprenderlo) è quello di fornire – o perlomeno tentare di farlo – delle linee guida per comprendere il cambiamento di paradigmi che stiamo vivendo in questo periodo caratterizzato, tra le altre cose, da grandi rivoluzioni tecnologiche. Queste rivoluzioni hanno innegabilmente un influsso sui processi di apprendimento e sul modo in cui organizziamo la nostra conoscenza. E’ da qualche mese che per definire questi cambiamenti si comincia a utilizzare il termine Social Learning.

School_of_tropical_fish_tahiti_pictures_underwater_photos

Ma che cosa significa il termine Social Learning? Di sicuro definirlo non è cosa semplice, considerando che si tratta di un costrutto nuovo e di una metafora nuova nel mondo dell’apprendimento e della formazione. Quello che è certo è che – perlomeno per come lo intendo io – NON è la semplice applicazione dei media sociali all’interno di contesti educativi e formativi. Penso che prima di tutto sia un cambiamento culturale e un nuovo modo di fare e di imparare che – tra le altre cose – passa anche (ma non solo, attenzione!) per i media sociali. A tal proposito cito alcune definizioni che possono essere utili a far capire meglio il concetto per come è inteso. Il primo è George Siemens dell’Università di Manitoba che a proposito della gestione della conoscenza e dei processi di apprendimento scriveva già tempo fa:

To know today means to be connected. Knowledge moves too fast for learning to be only a product.We used to acquire knowledge by bringing it close to ourselves.We were said to possess it – to have it exist in our heads.We can no longer seek to possess all needed knowledge personally.We must store it in our friends or within technology.

Anche un post recente di Tiffany Fary (http://socialmediatoday.com/janetclarey/272493/social-learning-vs-communities… lo definisce come:

Social Learning – Learning by observing, conversing, or questioning. This can take place in an informal or formal setting and sometimes may even occur without the learner realizing that learning is taking place or without making a conscious decision to learn. It’s organic and usually unorganized. Social Learning is more focused on the needs of the individual. In social learning, a participant might ask “What do *I* need to know and who knows how to answer this quickly?” Knowledge is primarily consumed or pulled from experts.

Anche il blog di Harold Jarche (http://www.jarche.com/2010/11/learning-socially/) raccoglie interessanti citazioni e approfondimenti sul Social Learning e sul cambiamento dei paradigmi formativi. Tra quelle che mi sono piaciute di più ne riporto due:

In a fundamental way, all work is about learning: it is about learning to fit in and to collaborate, about learning to take initiative when appropriate, it is about really understanding customers, about acquiring intimate knowledge of the products and services the company sells and how they can fit into customers’ lives. Acknowledged as such or not, learning has to be an integral part of work. But, somehow, integrated [work+learning] activities have become split into the separate spheres of [work] and  [training] which have come to be dominated by quite different interests. This weekend, I was struck by a logic stick.  If all learning is social, is all social learning?  We know this is not automatically so, learned that in the intro to Logic, Sets and Numbers (an actual college course I took in the 70’s).  But when we engage in a social setting, online or offline, are we ever not learning?  Let’s add in a third statement: we are constantly learning.  Even while asleep, some research indicates, the brain assembles and makes sense of what it experienced that day.  There isn’t a time when our brains aren’t rewiring themselves based on input from our environment.

Sempre Jarche nel suo blog analizza il passaggio dell’industria dalla semplicità alla complessità e propone alcuni livelli interpretativi a seconda del contesto a cui si fa riferimento:   

Simplicity Complication Complexity
Organizational Theory Knowledge-Based View Learning Organization Value Networks
Attractors Stakeholders (vision) Shareholders (wealth) Clients (service)
Growth Model Internal Mergers & Acquisitions Ecosystem
Knowledge Acquisition Formal Training Performance Support Social
Knowledge Capitalization Best Practices Good Practices Emergent Practices

Posti questi livelli di interpretazione come è possibile implementare il Social Learning – o un modello del genere – all’interno di un’organizzazione moderna. Sempre il medesimo post fornisce alcune indicazioni a riguardo circa alcuni cardini fondamentali:

  • Ascolto e creazione: essere aperti all’autonomia e all’apprendimento auto-diretto è la base per la maturazione della conoscenza individuale. La ricerca di senso passa attraverso i cosiddetti PLE (Personal Learning Environments) e PKM (Personal Knowledge Management). Il primo step del Social Learning sarà quindi proprio quello di partire dall’ascolto (proprio come una buona strategia di Social Media Marketing): nel tentativo di raccogliere le fonti autorevoli, le persone giuste e ascoltare, capire ciò che stanno facendo.
  • Conversazione: condividere è un atto di grande importanza per un paradigma di apprendimento sociale. Attraverso conversazioni di valore sostenute con persone di fiducia possiamo condividere la conoscenza e permettere all’organizzazione – a noi stessi – una crescita maggiore. L’engagement come secondo passo fondamentale (anche in questo caso ritorna il parallelismo con il SMM)
  • Co-Creazione: nessun uomo è un’isola: un team in casi come questi ragiona spesso molto meglio di un singolo individuo. (a proposito di questo abbiamo già visto il ruolo della collaborazione all’interno dei processi innovativi)
  • Formalizzaz ione e condivisione: tracciare e documentare i processi di apprendimento e di creazione che sono avvenuti è sempre una buona pratica. Lasciare una traccia di quello che si è imparato e verbalizzare ciò su cui si sta riflettendo è sempre un’ottima pratica per fissare al meglio ciò che stiamo cercando di imparare o ciò su cui stiamo riflettendo

Riporto anche un paio di citazioni dal post che mi sembrano interessanti:

Mike McDermott (T Rowe Price): “I think the impact of social learning will dramatically increase in the future, in a number of ways, both internally with our associates and externally with our clients.” Karie Willyerd (Sun Microsystems): “we see the death of newspapers … the same thing is going to happen with learning functions and training materials … if we don’t learn how to publish with social media … through social learning.” Walt McFarland (Booz Allen Hamilton): “The environment is going to demand it [social learning]. The problems are just tougher and they’re too big for any one consultant or any consulting team” Rebecca Ferguson (Open University): “Social Learning happens when people: clarify their intention – learning rather than browsing; ground their learning – by defining their question or problem; engage in focused conversations – increasing their understanding of the available resources.

Social_learning_factors

Personalmente sono convinto che il Social Learning sia la somma di differenti elementi che entrano in gioco contemporaneamente. Come mostrato in figura – e come abbiamo esplicitato parlando di Connected Knowledge – questi elementi sono: la tecnologia, le persone con i loro rapporti formali e informali e il contesto nel quale ci si muove (sia a livello micro sia a livello macro, società e organizzazioni). Provando a dare una definizione chiara e sintetica credo che possa essere definito come un fenomeno emergente che origina a partire dalle reti di conoscenza (knowledge networks) e dai flussi di valore siano essi formali o informali. Chiudo con un video molto carino dedicato al tema.

Quello che più amo del TED è la brevità e il livello di profondità che gli speaker riescono a toccare in discorsi avvincenti, divertenti e soprattutto interessantissimi. Sir Ken Robinson (http://sirkenrobinson.com/skr/), considerato uno dei guru moderni a proposito di Educazione e Creatività in un suo speech – molto noto e molto visto – del 2006 ha sostenuto le ragioni per cui, secondo lui insegnare la creatività è altrettanto importante dell’insegnare l’alfabetizzazione. Inoltre ha insistito parecchio su come le moderne organizzazioni che si occupano dell’educazione dei giovani (scuole in primis) non siano adatte allo sviluppo della creatività e dell’innovazione, ma anzi rappresentino vere e proprie “prigioni mentali” per i giovani.
Ecco il video:

Il discorso è chiaramente molto molto provocatorio ma penso metta in luce un tema altrettanto interessante.
Tra le varie cose che emergono, secondo me, merita una menzione speciale l’importanza di fallire. In America, giusto per citare un esempio, di recente si è cominciato a finanziare solo startup di persone che avesero già sperimentato fallimenti. Questo non perchè i venture capitalist siano totalmente impazziti e abbiano intenzione di gettare i soldi dalle finestre dei grattacieli di Manhattan, ma perchè si è compreso il valore formativo del fallimento e l’enorme esperienza educativa che può derivarne.
(Tanto per fare un esempio ecco un post molto interessante sull’argomento – http://venturebeat.com/2009/04/29/10-lessons-from-a-failed-startup/)

Lo scorso Febbraio (2010) Robinson è tornato al TED per parlare della rivoluzione e del cambiamernto necessario che deve essere imposto al paradigma dell’apprendimento come lo conosciamo.
Ecco la sua “lezione”:

La conclusione a cui si arriva non è molto diversa da quella che la filosofia greca definisce come eu-daimonia: felicità, che puo’ essere intesa come la capacità di trovare il proprio talento e farlo fruttare al massimo delle proprie possibilità.

Vorrei tornare sull’argomento del Connettivismo e sulle – a mio avviso interessantissime – considerazioni George Siemens sui nuovi modelli di apprendimento.
Cominciamo con questo video molto interessante del TEDx (purtroppo solo in inglese) in cui Siemens parte dalla sua esperienza di vita e dal racconto della sua infanzia in Messico, durante la quale ha cominciato a pensare alla società e ai processi di apprendimento e di costruzione del sé come a processi eminentemente sociali.

Riporto di seguito alcuni punti fondamentali dell’approccio Connettivista che aiutano a chiarire meglio i termini in gioco:

  • Conoscenza e apprendimento richiedono una diversità di approcci che siano in grado di rappresentare la complessità del mondo nel quale viviamo.
  • L’apprendimento è un processo di costruzione delle reti che consiste nel connettere nodi specializzati e fonti d’informazione privilegiate.
  • La conoscenza risiede nelle reti e non nei singoli nodi.
  • La conoscenza e le informazioni possono risiedere anche in nodi “non umani” o in applicazioni e le tecnologie devono essere considerate come i facilitatori/abilitatori dei processi di apprendimento.
  • Conoscenza e apprendimento sono due processi continui e duraturi nel tempo: non devono essere considerati come mete di un percorso finito o il prodotto di un momento puntuale.
  • La capacità di apprendere e di conoscere – ad oggi – è molto più critica e molto più interessante della capacità di ricordarsi ciò che è noto o della possibilità di immagazzinare informazioni e dati.
  • La conoscenza deve essere il più possibile aggiornata e al passo con i tempi
  • L’abilità che possiamo considerare come “chiave” – al giorno d’oggi – è quella di riconoscere schemi, individuare connessioni e sviluppare network creativi che portino alla generazione di nuove prospettive e nuovi artefatti (idee, progetti, concezioni, prodotti…)
  • Il processo di Decision-Making è esso stesso apprendimento. Ciò che oggi consideriamo come veritiero, corretto e adeguato potrebbe smettere di esserlo in un futuro non troppo remoto. l’idea che deve rimanere è quella mutuata dal Web 2.0 di perpetual-beta, in cui i processi sono sottoposti a un continuo rinnovo e a una continua verifica che ne sperimenti la validità e l’efficacia.

Ricordiamoci che come dice Siemens: cambiare i nostri modelli di educazione significa cambiare la società intera.