Archives For socialmediaeducation

Quando ho lanciato questo blog – ormai circa due anni fa – l’ho intitolato Social Learning, per due motivi: (1) il primo legato al tema di ricerca a me più caro – con il quale ho vinto anche il premio di Working Capital nel 2010 – e cioè quello dedicato all’utilizzo dei social network come strumenti per l’apprendimento e la gestione della conoscenza nelle organizzazioni complesse. Il secondo (2) è perché con la parola “learning” volevo raccogliere anche tutte le mie riflessioni e tutte le cose che imparavo strada facendo nel lavoro di tutti i giorni.

Mi piacerebbe quindi fare – con questo post – un po’ il punto nave del Social Learning e su cosa sta cambiando a livello di possibilità per l’apprendimento e per la gestione della conoscenza nelle aziende.

Un report di Aprile 2012 di McKinsey – http://mckinseyonsociety.com/transforming-learning-through-meducation/ – analizza la situazione del mobile learning nell’ambito dell’education e sottolinea alcuni trend interessanti del settore.

Di seguito alcune delle notizie e dei dati più interessanti che emergono dall’analisi:

  • L’aumento delle tecnologie mobili e dei device che consentono la connettività da ovunque e in qualunque modo aprono nuovi scenari per il mercato dell’apprendimento
  • Entro il 2020 questa industria legata al mobile learning e alle frontiere della mobile education smuoverà almeno 70 miliardi di dollari
  • Il mercato della mobile education è in forte crescita e i numeri permettono di comprendere che si tratterà di un mercato sempre più in forte sviluppo che merita di essere tenuto d’occhio
  • L’impatto della mobile education all’interno dei processi di apprendimento può essere molto ampio e vasto.

In questo senso – come già sottolineato in altri articoli condivisi in passato – gli elementi costitutivi di un ambiente di Social Learning sono almeno 3:

  • Componente LMS – una componente imprescindibile per la struttura delle aziende e per come – ad oggi – viene gestita la formazione e la conoscenza all’interno delle organizzazioni. Un LMS deve garantire la possibilità di erogare contenuti online e di tracciare i percorsi di apprendimento rispetto a obiettivi specifici, modelli di valutazione e reportistica e via dicendo
  • Componente Social – una componente che caratterizza il processo del Social Learning. Si tratta di prevedere strutture e funzionalità che prevedano l’interazione, la possibilità di comunicare in modo agevole, di collaborare in modo innovativo e di sfruttare le possibilità offerte da tecnologie informali ed emergenti
  • Componente CMS – uno strato che deve essere messo al di sopra di queste due componenti e garantire un tema di usabilità dell’interfaccia, di presentazione dei contenuti in modo efficace e di possibilità di personalizzazione lato utente.

Qualche riflessione personale
Provando a riassumere un po’ quello che emerge da alcune analisi e riflessioni condivise in questo e in altri post sul tema:

  • In ambito learning esiste ancora molto da esplorare. Le potenzialità del Social Learning sono ancora in divenire e non sono state ancora applicate con successi significativi.
  • L’ambito dell’educazione e delle scuole più che quello delle organizzazioni ha saputo guardare con maggiore interesse verso questa direzione. Questo è vero soprattutto in ambito internazionale
  • L’integrazione tra le diverse componenti che dovrebbe tenere insieme un ambiente di apprendimento basato sui principi del social learning è ancora complessa e a uno stato embrionale, non esistono progetti che integrino in modo completo tutte le modalità inserendole in un contesto organizzativo e di valutazione più ampia in grado di musicare un ROI effettivo degli impatti della formazione e della gestione della conoscenza in azienda. (Di questo se ne è parlato anche qui – http://www.sociallearning.it/social-learning-lorganizzazione-che-impara-ad e in occasione del Social Business Forum 2012 )
  • La formazione in azienda è per sua natura uno degli scogli maggiori da superare in ambito di processi di trasformazione. E’ avvertita con sempre maggiore necessità l’esigenza del controllo e la paura di perdere ciò che si è guadagnato (in questo senso si veda anche il post relativo al report di AIIM in cui si valutano le diverse funzioni aziendali rispetto alle tecnologie sociali – http://www.aiim.org/Research-and-Publications/Research/Industry-Watch/Social-Processes-2012 )
  • Il trend del mobile e la sua integrazione con il social learning risulta ancora quasi del tutto inesplorato se non in alcune sperimentazioni geniali che rimangono poche ed isolate come mosche bianche e sulle quali non viene fatta abbastanza ricerca e valutazione
  • I progetti e le ricerche, ma anche le sperimentazioni che vengono fatte nel settore della Media Education (si veda su tutte la Mac Arthur Foundation – http://digitallearning.macfound.org/site/c.enJLKQNlFiG/b.2029199/k.94AC/Latest_News.htm ) testimoniano un interesse crescente nei confronti di questi temi e nella volontà di testare con mano e provare nuove strade. All’interno delle aziende, vuoi per vincoli burocratici, vuoi per mancanza di cultura, vuoi per rischi troppo elevati da correre purtroppo il modello dell’apprendimento e gli strumenti utilizzati sono – ancora – quelli che risalgono all’E-Learning tradizionale e consolidato. L’innovazione in questo senso, è davvero pochissima. 
  • Sono molte le piattaforme che provano a proporre innovazione in questo senso e una gestione dell’apprendimento più snella più autonoma e diretta e coordinata direttamente dal discente. In questo caso si possono citare i casi di Coursera ( https://www.coursera.org/ ) che vanta la partnership di alcune grandi università internazionali, la Kahn Academy ( http://www.khanacademy.org/ ) che si muove su tutt’altro fronte o – in Italia – molto diverso anche in questo caso quello che è stato fatto da Oil Project ( http://www.oilproject.org/ ). Interessante anche – e chiudo con questa segnalazione – quello che sta facendo Google in questa direzione: http://www.openclass.com/open/home/index

Verrebbe da dire – quindi – almeno per quanto riguarda l’ambito delle aziende: nihil sub sole novi. Gli orizzonti per la sperimentazione e per avere buoni risultati io penso che ci siano poi sta ai singoli saperle cogliere. La strada da fare – sicuramente – è ancora molto lunga.  

Che i Social Media abbiano rivoluzionato il nostro modo di comunicare è ormai innegabile, ma resta da domandarsi quale ruolo potrebbero avere negli ambiti educativi e formativi, soprattutto all’interno di scuole e accademie dove le novità sono spesso guardate in modo non sempre positivo.
Sono ormai 4/5 anni che mi occupo di analizzare l’impatto che le tecnologie digitali – e nello specifico – il ruolo che Social Media possono avere nel migliorare i processi di apprendimento e – in generale – la gestione della conoscenza, aiutando ad evolversi verso un modello maggiormente fluido, semplice, snello e adattivo. Un modello, cioè, in grado di rispondere alle sollecitazione dell’esterno e dare il via a una spirale di crescita e di auto-miglioramento costante.

Per meglio comprendere il contesto all’interno del quale ci si muove voglio condividere un’immagine tratta dall’ottimo sito UpsideLearning (http://www.upsidelearning.com/blog/)

Elements-for-constructing-social-learning-environments-e1268231388833

Il grafico mostra gli elementi che costituiscono un framework di Social Learning: il focus sulle tecnologie è centrale ma non è l’unica cosa da tenere in considerazione. Come visto più volte all’interno di questo spazio di discussione le tecnologie vanno considerate più che altro come il contesto abilitante e non come il punto di vista da cui partire per la progettazione di ambienti di apprendimento.
E’ vero piuttosto il contrario: la cosiddetta software selection deve essere fatta dopo aver ben chiarificato quali obiettivi si intende raggiungere.
In questo senso non si deve pensare solamente a soluzioni free e open destinate ad uso più sperimentale che di seria gestione della conoscenza: Jive SBS (http://www.jivesoftware.com/) e Telligent (http://telligent.com/) – per citare due esempi – sono la traslazione di questi concetti a livello aziendale e rappresentano due piattaforme di massimo livello impiegate da grandi e grandissime aziende per migliorare i loro processi di business.

La dimensione tecnologica è quindi, sì importante ma non l’unica questione che entra in gioco.
Nel 2010 presentai alla SIREM (Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale – http://www.educazionemediale.it) i riusltati di una ricerca su come utilizzare i Social Network all’interno della formazione. Ecco lo speech:

http://www.slideshare.net/stefanobesana/social-network-e-apprendimento-conveg…

Da allora il contesto si è parecchio evoluto e le applicazioni in questo senso si sono moltiplicate. In questa sede vorrei citare tre esempi di tecnologie e di approcci che considero di ottimo livello.

Social Media Classroom
http://socialmediaclassroom.com/index.php/using-the-smc

Come si legge sul sito:

The greatest value that the SMC can add to a learning community is its ability to support a movement away from education as delivery of knowledge toward education as critical, collaborative inquiry—a student-centric pedagogy that engages students in actively constructing knowledge together, rather than passively absorbing it from texts, lectures, and discussions. The social media collaboratory and classroom began when Howard Rheingold started teaching courses on virtual community and social media, digital journalism, and participatory media/collective action. This subject matter calls for hands-on use online communication media to augment texts, lectures, and classroom discussion. It is easier to understand and to feel engaged with theory about community, identity, collective action, public sphere, social capital, and other issues that arise from the use of Internet-mediated communication when the entire class uses the media they are studying

Un progetto interessante che parte dalle intuizioni del guru Rheingold per poi muoversi su assunti interessanti e verso un investimento open e partecipativo. Credo sia un progetto interessante che avrà modo di crescere nei prossimi anni e che paga ancora qualche piccolo “peccato di gioventù”.

Udutu & UdutuTeach on Facebook
http://www.udutu.com/

Una piattaforma molto interessante che possiede anche un’ottima integrazione con Facebook: come illustrato in questo video (dalla qualità non proprio elevatissima ma comunque chiaro per capire di cosa si stia parlando).

Schoology
https://www.schoology.com/

Forse la soluzione migliore o – mettiamola così – quella che mi è piaciuta di più. Sembra essere la più matura in grado di garantire le migliori funzioni con una elevata possibilità di personalizzazione. Ecco il video demo che ne illustra le possibilità: a metà strada tra un SNS e un LMS.

Cercando di giungere a una conclusione di quanto visto: credo che i Social Media e – in generale – le Social Technologies possano dare alla formazione, all’educazione e ai processi di apprendimento formali e informali (in generale) un boost eccellente in termini di attrattiva, efficienza ed efficacia. Tuttavia il tutto deve essere inserito in un framework molto più consapevole e la progettazione deve tenere conto di elementi importanti che permettano di realizzare un transfer degli apprendimenti efficace e duraturo nel tempo.
Tuttavia come sostengono Rivoltella e Cattaneo nel loro ultimo volume (Tecnologia, Formazione e Professionihttp://www.deastore.com/libro/tecnologie-formazione-professioni-idee-e-a-catt… è necessario che:

Quest’area di competenza dev’essere costruita sperimentando ed elaborando artefatti e scenari che considerino dunque le peculiarità del contesto digitale. Solo operando in questo modo il formatore ha l’opportunità di andare oltre la semplice integrazione delle nuove possibilità nei quadri operativi del passato. (Cattaneo & Rivoltella, 2010: p. 33).