Verso una definizione del Social Learning

February 28, 2011 — 6 Comments

Uno dei motivi per cui è nato questo spazio di discussione (e non servono grosse illuminazioni per comprenderlo) è quello di fornire – o perlomeno tentare di farlo – delle linee guida per comprendere il cambiamento di paradigmi che stiamo vivendo in questo periodo caratterizzato, tra le altre cose, da grandi rivoluzioni tecnologiche. Queste rivoluzioni hanno innegabilmente un influsso sui processi di apprendimento e sul modo in cui organizziamo la nostra conoscenza. E’ da qualche mese che per definire questi cambiamenti si comincia a utilizzare il termine Social Learning.

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Ma che cosa significa il termine Social Learning? Di sicuro definirlo non è cosa semplice, considerando che si tratta di un costrutto nuovo e di una metafora nuova nel mondo dell’apprendimento e della formazione. Quello che è certo è che – perlomeno per come lo intendo io – NON è la semplice applicazione dei media sociali all’interno di contesti educativi e formativi. Penso che prima di tutto sia un cambiamento culturale e un nuovo modo di fare e di imparare che – tra le altre cose – passa anche (ma non solo, attenzione!) per i media sociali. A tal proposito cito alcune definizioni che possono essere utili a far capire meglio il concetto per come è inteso. Il primo è George Siemens dell’Università di Manitoba che a proposito della gestione della conoscenza e dei processi di apprendimento scriveva già tempo fa:

To know today means to be connected. Knowledge moves too fast for learning to be only a product.We used to acquire knowledge by bringing it close to ourselves.We were said to possess it – to have it exist in our heads.We can no longer seek to possess all needed knowledge personally.We must store it in our friends or within technology.

Anche un post recente di Tiffany Fary (http://socialmediatoday.com/janetclarey/272493/social-learning-vs-communities… lo definisce come:

Social Learning – Learning by observing, conversing, or questioning. This can take place in an informal or formal setting and sometimes may even occur without the learner realizing that learning is taking place or without making a conscious decision to learn. It’s organic and usually unorganized. Social Learning is more focused on the needs of the individual. In social learning, a participant might ask “What do *I* need to know and who knows how to answer this quickly?” Knowledge is primarily consumed or pulled from experts.

Anche il blog di Harold Jarche (http://www.jarche.com/2010/11/learning-socially/) raccoglie interessanti citazioni e approfondimenti sul Social Learning e sul cambiamento dei paradigmi formativi. Tra quelle che mi sono piaciute di più ne riporto due:

In a fundamental way, all work is about learning: it is about learning to fit in and to collaborate, about learning to take initiative when appropriate, it is about really understanding customers, about acquiring intimate knowledge of the products and services the company sells and how they can fit into customers’ lives. Acknowledged as such or not, learning has to be an integral part of work. But, somehow, integrated [work+learning] activities have become split into the separate spheres of [work] and  [training] which have come to be dominated by quite different interests. This weekend, I was struck by a logic stick.  If all learning is social, is all social learning?  We know this is not automatically so, learned that in the intro to Logic, Sets and Numbers (an actual college course I took in the 70’s).  But when we engage in a social setting, online or offline, are we ever not learning?  Let’s add in a third statement: we are constantly learning.  Even while asleep, some research indicates, the brain assembles and makes sense of what it experienced that day.  There isn’t a time when our brains aren’t rewiring themselves based on input from our environment.

Sempre Jarche nel suo blog analizza il passaggio dell’industria dalla semplicità alla complessità e propone alcuni livelli interpretativi a seconda del contesto a cui si fa riferimento:   

Simplicity Complication Complexity
Organizational Theory Knowledge-Based View Learning Organization Value Networks
Attractors Stakeholders (vision) Shareholders (wealth) Clients (service)
Growth Model Internal Mergers & Acquisitions Ecosystem
Knowledge Acquisition Formal Training Performance Support Social
Knowledge Capitalization Best Practices Good Practices Emergent Practices

Posti questi livelli di interpretazione come è possibile implementare il Social Learning – o un modello del genere – all’interno di un’organizzazione moderna. Sempre il medesimo post fornisce alcune indicazioni a riguardo circa alcuni cardini fondamentali:

  • Ascolto e creazione: essere aperti all’autonomia e all’apprendimento auto-diretto è la base per la maturazione della conoscenza individuale. La ricerca di senso passa attraverso i cosiddetti PLE (Personal Learning Environments) e PKM (Personal Knowledge Management). Il primo step del Social Learning sarà quindi proprio quello di partire dall’ascolto (proprio come una buona strategia di Social Media Marketing): nel tentativo di raccogliere le fonti autorevoli, le persone giuste e ascoltare, capire ciò che stanno facendo.
  • Conversazione: condividere è un atto di grande importanza per un paradigma di apprendimento sociale. Attraverso conversazioni di valore sostenute con persone di fiducia possiamo condividere la conoscenza e permettere all’organizzazione – a noi stessi – una crescita maggiore. L’engagement come secondo passo fondamentale (anche in questo caso ritorna il parallelismo con il SMM)
  • Co-Creazione: nessun uomo è un’isola: un team in casi come questi ragiona spesso molto meglio di un singolo individuo. (a proposito di questo abbiamo già visto il ruolo della collaborazione all’interno dei processi innovativi)
  • Formalizzaz ione e condivisione: tracciare e documentare i processi di apprendimento e di creazione che sono avvenuti è sempre una buona pratica. Lasciare una traccia di quello che si è imparato e verbalizzare ciò su cui si sta riflettendo è sempre un’ottima pratica per fissare al meglio ciò che stiamo cercando di imparare o ciò su cui stiamo riflettendo

Riporto anche un paio di citazioni dal post che mi sembrano interessanti:

Mike McDermott (T Rowe Price): “I think the impact of social learning will dramatically increase in the future, in a number of ways, both internally with our associates and externally with our clients.” Karie Willyerd (Sun Microsystems): “we see the death of newspapers … the same thing is going to happen with learning functions and training materials … if we don’t learn how to publish with social media … through social learning.” Walt McFarland (Booz Allen Hamilton): “The environment is going to demand it [social learning]. The problems are just tougher and they’re too big for any one consultant or any consulting team” Rebecca Ferguson (Open University): “Social Learning happens when people: clarify their intention – learning rather than browsing; ground their learning – by defining their question or problem; engage in focused conversations – increasing their understanding of the available resources.

Social_learning_factors

Personalmente sono convinto che il Social Learning sia la somma di differenti elementi che entrano in gioco contemporaneamente. Come mostrato in figura – e come abbiamo esplicitato parlando di Connected Knowledge – questi elementi sono: la tecnologia, le persone con i loro rapporti formali e informali e il contesto nel quale ci si muove (sia a livello micro sia a livello macro, società e organizzazioni). Provando a dare una definizione chiara e sintetica credo che possa essere definito come un fenomeno emergente che origina a partire dalle reti di conoscenza (knowledge networks) e dai flussi di valore siano essi formali o informali. Chiudo con un video molto carino dedicato al tema.

6 responses to Verso una definizione del Social Learning

  1. 

    ciao stefano, trovo molto interessante il tuo post. Seguo con interesse il tema "social learning", curioso anche di capire quando si affermer?? finalmente anche in italia (su questo ho scambiato qualche tweet con Emanuele Quintarelli qualche mese fa).Provo a contribuire al tuo post segnalando:> Internet Time Alliance (http://internettimealliance.com/wp/): Jane Hart, Jay Cross, Charles Jennings, Clark Quinn e Harold Jarche, il loro lavoro in rete ?? sicuramente una grande, forse la migliore, risorsa sul tema, almeno a mio parere.> Sto leggendo con interesse due libri: ???the new social Learning???, di Marcia Conner e ???social learning handbook??? di Jane Hart, ottimi esempi di come applicare concretamente le nuove teorie sull??? apprendimento social.> Cito anche il mio piccolo blog LearningTweet (http://learningtweet.blogspot.com)Concordo sulla tua definizione di social learning: citando Jarche, credo che il suo reale valore aggiunto stia, insieme al collaborative work, nel contributo che pu?? dare all???innovazione e al cambiamento nelle organizzazioni.H. Jarche – Changing the mechanistic mindsethttp://www.jarche.com/2011/02/changing-the-mechanistic-mindset/ un salutoAlberto

  2. 

    Ciao Albezin, prima di tutto grazie per il commento. Conosco tutti i riferimenti che hai citato e li seguo con passione: seguo anche il tuo blog e i tuoi link via twitter che trovo sempre molto interessanti. Sull’affermazione del Social Learning in Italia penso si dovr?? attendere ancora un po’, perlomeno se vogliamo escludere le mosche bianche (come noi :P)Il libro della Hart non l’ho ancora preso perch?? ho l’impressione che sia pi?? su "come si apprende con i Social Media": ho visto molti dei suoi lavori e molto spesso cita tool che non ritengo proprio "social" o del tutto applicabili alle logiche di business delle aziende (specie italiane). Come ti sembra il libro? Mi riservo di esprimere il mio giudizio dopo averlo letto… :) Restiamo in contatto!A presto

  3. 

    Social Learning seems to imply that formal training is not relevant in today’s world. I would say that this is not the case, and that it still serves a valid purpose, namely onboarding of newcomers, and reducing the risk of dispersion. Formal training can provide a stepping stone to social learning as you still need to go through different phases of understanding, and prioritization of knowledge elements. The issue lies with the mass of information out there, and although you can say that your peers can provide you with guidance, it is still a hard slog.Hence the second point, dispersion. It is far too easy to head off in 50 different directions, losing focus of your objective along the way. Here again you can turn to your peers, but who has the time (and patience) to get you ‘up to speed’ so that you in turn can contribute to the collective learning effort after having been ‘enabled’Cheers,Mark

  4. 

    Hi Marks, thanks for your comment, hope you are well. I completely agree with you when you are saying formal training should keep playing an important role. Both the formal and the informal dimensions should be integrated and nurtured. I also believe that your perspective to consider formal training as a stepping stone for is really interesting. Thanks again for sharing your reflections with me :)Cheers!

  5. 

    hi, i???m increasingly conviced that formal and informal learning are both essentials for developing any learning environment for workplace.Jane Hart on "Social Learning Handbook??? suggests the following good examples: ???formal learning is best suited for:- providing a body ok knowledge for the novice to bring them up to scratch- learners who like structured learning, and who need to be told what (and how) to learn informal learning is more suited for:- people who need to add info to an already existing body of knowledgepeople who like unstructured learning and like to find out things for themselves and make the connections with the knowledge they already have???maybe this could be another interesting starting point for discussing about social learning and his potential for workplace: what is your opinion?bye!Alberto

  6. 

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