Archives For November 30, 1999

Chi segue questo blog sa che due temi maggiormente discussi dalla sua apertura sono la Gamification e – come ovvio – il Social Learning.

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Nel corso di alcune riflessioni maturate dopo lo scorso Young digital Lab ho provato a ipotizzare di unire le due aree di interesse.
Detto in altri termini: l’applicazione della Gamification – che abbiamo visto essere estramemente funzionale in alcuni contesti ( si veda la presentazione dell’YDL appunto qui: http://www.sociallearning.it/gamify-your-business-migliorare-i-processi-di ) può essere giocata con successo anche nell’ambito dell’apprendimento? E in che modo i processi di apprendimento possono essere migliorati dalla Gamification?
E ancora: il Social Learning in che modo può essere collegato con successo alla Gamification e ai suoi principi per fare in modo di generare apprendimenti e scambi di valore davvero significativi?

Ho scoperto, in queste mie riflessioni (forse un po’ “strampalate”) di non essere solo. A tal proposito vorrei condividere con voi il contributo di uno dei maggiori esperti in ambito Gamification.

Ecco un video del TEDx di Bruxells di Gabe Zichermann autore anche del Blog Gamification (appunto – http://gamification.co/)

Alcuni punti da mettere in chiaro:

  • I videogame sono ormai un media maturo e rappresentano – come mostrano le ricerche della McGonigal e lo speech di Zichermann come di molti altri – una vera e propria esistenza “parallella” che le nuove generazioni stanno vivendo ogni giorno.
  • La loro diffusione non permette più che siano sottovalutati o considerati come intrattenimento fine a se stesso.
  • L’applicazione della Gamification ha visto risultati concreti e l’incremento reale e tangibile di processi di apprendimento, di coinvolgimento degli utenti e di processi di innovazione laddove si è applicata (di nuovo si veda la presentazione della Speed Lottery o il Caso Scottish Water di cui abbiamo parlato in un precedente post).
  • L’apprendimento – oggi più che mai – è un fattore sociale e passa dalla condivisione, dallo scambio tra pari e dalle relazioni. Come ha sostenuto George Siemens nell’intervista che gli abbiamo fatto lo scorso Maggio ( http://www.sociallearning.it/la-rete-e-lapprendimento-a-tu-per-tu-con-geor ): da che mondo e mondo tutto l’apprendimento è sempre stato socializzazione di processi e processi sociali, quella che stiamo vivendo oggi è una riscoperta delle prospettive social di aspetti che sono insiti nella nostra natura.
  • La tecnologia rappresenta il driver fondamentale per attivare e innescare questi processi.

Non si tratta chiaramente di riflessioni nuove e l’ambito dei Serious Game e dell’Edutainment in questo ha già tracciato una strada molto ben definita.
Tuttavia…

 

Partendo dall’idea che il Social Learning sia la creazione di valore e di apprendimento significativo a partire dagli scambi informali e formali che si costituiscono all’interno di una rete; possiamo considerare la Gamification come la leva di coinvolgimento chiave per innescare e favorire i processi di apprendimento che vadano in questa direzione.
Detto altrimenti: la Gamifcation può migliorare il coinvolgimento e aiutare le persone in apprendimento a porsi in un contesto che sia sempre migliore per la generazione di apprendiemnti significativi.

L’unione delle due aree di analisi rappresenta dunque una sfida molto interessante che ho intenzione di analizzare e monitorare costantemente perché penso che si possa davvero far evolvere il sistema di apprendimento verso una modalità maggiormente a misura d’uomo, efficace e coinvolgente.

E chiudo con una citazione di Joseph Chilton Pearce:

Play is the only way the highest intelligence of humankind can unfold.

Cover photo Credit – http://www.flickr.com/photos/epsos/4886087851/ on Flickr.com

Continuo con questo la serie di post dedicati allo Young Digital Lab che si è svolto in questi due giorni a Milano.
Evento come sempre ricco di spunti mi ha permesso di porre l’accento su alcune delle strategie su cui stiamo lavorando in OpenKnowledge e che possono aiutare le organizzazioni ad evolvere verso un modello di Social Business sempre più maturo e concreto.

Oggi ho parlato di Social CRM.

 

Anche in questo caso ho voluto iniziare con alcune citazioni che reputo significative per comprendere al meglio il cambio di paradigma da un approccio tradizionale a uno di Social CRM. Le conversazioni e la centralità dei consumatori hanno assunto ormai dimensioni che rendono impossibile la mancanza di una seria riflessione sul tema.
Il noto video di Lithium fornisce anche alcune indicazioni aggiuntive per comprendere esattamente cosa sia il Social CRM:

Ho voluto poi riprendere anche il celebre video sul DELL Listening Center che mostra molto chiaramente quale sia l’importanza per un’organizzazione di monitorare costantemente le conversazioni su se stessi e sui propri diretti competitor.

 

Qui il video a cui faccio riferimento:

Da DELL ho anche preso spunto per parlare di come il Social CRM possa essere in realtà inserito in una strategia più ampia e diffusa di crescita dell’intera organizzazione (lo schema che vedete deriva dalla presentazione che Bill Johnston ha fatto allo scorso Social Business Forum – la trovate qui: http://www.socialbusinessforum.com/agenda/ )

 

Infine, in chiusura lo schema proposto da Emanuele Quintarelli che consente di comprendere a che punto sia posizionata la propria organizzazione sulla strada verso il Social Business, come visibile oltre al Social CRM ci sono altri passaggi ulteriori che consentono un’evoluzione ancora più intensa dell’organizzazione nel tentativo di raggiungere un vero e proprio Social Business: un’organizzazione – cioè – in cui lo scambio di valore tra tutto l’ecosistema divenga la ragione stessa di esistenza dell’azienda.

Oggi ho avuto modo di parlare allo Young Digital Lab di Milano (http://www.youngdigitallab.com/eventi/corso-digital-strategy-social-media-com… ) di un tema che in questo blog ho affrontato diverse volte.
Ecco le slide del mio intervento

All’interno dell’intervento mi sono concentrato su come sia possibile costruire una strategia adeguata sui social media partendo dai processi di monitoraggio e ascolto attivo della rete e dei feedback che provengono dall’intero ecosistema aziendale.

Questo interessante video creato da Radian6 mostra l’importanza, in modo molto semplice, dell’ascolto e della comprensione di ciò che accade all’interno della rete. Come mi posiziono rispetto ai miei competitor? Cosa è necessario che tenga presente? Come faccio a capire quali sono i miei punti forti e i miei punti deboli? Chi sono gli influencer della mia industry?
A tutte queste domande e a molte altre deve essere in grado di rispondere una corretta strategia di ascolto.

Senza dilungarmi su un argomento già discusso in questa sede, vorrei lanciare altri due spunti, sempre tratti dai video di Radian6 su cosa sia possibile fare con un corretto monitoraggio della rete.

Scoperta:

Vendite:

Per maggiori informazioni circa la mia visione dell’ascolto all’interno dei processi di Socializzazione del Business vi rimando anche a un “vecchio” articolo che avevo scritto il mese scorso proprio su queste tematiche.
http://www.sociallearning.it/limportanza-dellascolto-allinterno-dei-proces

La discussione la proseguirò domani parlando di Social CRM e di come l’ascolto possa essere inserito in un movimento più ampio di revisione della cultura aziendale e dei processi che regolano le nostre organizzazioni.

Come più volte sottolineato è importante considerare l’ascolto solo come il primo – fondamentale step di una strategia di Social CRM e – più ampiamente – di Social Business.

Stavo leggendo un interessante post di Leandro Agròhttp://www.leeander.com/2011/10/16/progettare-gli-oggetti-della-prossima-inte… ) che racconta del suo onore di aver partecipato alla conferenza TEDx di Bologna nelle scorse settimane. Il video e lo speech mi hanno riportato a uno dei temi di cui mi ero interessato – solo a livello di studio e ricerca personali – qualche anno fa.
Il fatto di tornarci a distanza di qualche anno mi ha permesso di elaborare nuove idee e di pormi anche alcune domande sulla possibile integrazione di due mondi di cui mi sono (e mi sto) interessando e che paiono così differenti tra loro.

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Il video del suo speech è visibile qui:

Vi consiglio di dargli un’occhiata perché è veramente interessante.
Ma credo che per comprenderlo occorra fare un passo indietro cercando di esplicitare che cosa sia e come funzioni quella che viene definita Internet of Things o Internet degli Oggetti.
Wikipedia la definisce come:

In computing, the Internet of Things refers to a network of objects, such as household appliances. It is often a self-configuring wireless network. The concept of the internet of things is attributed to the original Auto-ID Center, founded in 1999 and based at the time in MIT.The idea is as simple as its application is difficult. If all cans, books, shoes or parts of cars are equipped with minuscule identifying devices, daily life on our planet will undergo a transformation. Things like running out of stock or wasted products will no longer exist as we will know exactly what is being consumed on the other side of the globe. Theft will be a thing of the past as we will know where a product is at all times. The same applies to parcels lost in the post.If all objects of daily life, from yogurt to an airplane, are equipped with radio tags, they can be identified and managed by computers in the same way humans can. The next generation of Internet applications (IPv6 protocol) would be able to identify more objects than IPv4, which is currently in use. This system would therefore be able to instantaneously identify any kind of object.The Internet of objects should encode 50 to 100,000 billion objects and follow the movement of those objects. Every human being is surrounded by 1,000 to 5,000 objects.Alcatel-Lucent touchatag service and Violet’s Mirror gadget provide a pragmatic consumer oriented approach to the Internet of Things by which anyone can easily link real world items to the online world using RFID tags (and QR Codes in case of touchatag).

Per capire ancora meglio consiglio anche di vedere questo video di David Orban realizzato qualche anno fa per chiarire proprio il legame tra internet degli oggetti e oggetti percettivi.

Come vedete si tratta di qualcosa di molto interessante e che merita una seria riflessione in proposito. Al di là dei principi legati strettamente alla IoT mi piacerebbe pensare a quale potrebbe essere una zona di confine, di sovrapposizione tra la Internet degli Oggetti e il Social Business.
Forse sto cercando di incrociare due ambiti che sono completamente differenti e che non meritano un accostamento nemmeno nella stessa frase, forse si tratta di un possibile trend che è interessante monitorare.
Mi piacerebbe più che giudicare la correttezza o meno delle idee, provare a mettere assieme alcune riflessioni.

La prima riflessione riguarda la centralità dei comportamenti umani e di quelli degli “oggetti” lo speech di Leandro ha ben messo in evidenza la centralità del comportamento.
Riflettere sul comportamento a livello organizzativo e sociale diviene determinate per comprendere assetti culturali di riferimento e modalità delle persone e dell’organizzazione di adattarsi all’ambiente esterno e di agire con esso.
La pragmatica della comunicazione umana, il testo cardine di Paul Watzlawick ha messo bene in evidenza come non sia possibile ridurre i comportamenti – umani e organizzativi – a semplici linearità di causa/effetto ma sia sempre necessario comprendere il contesto più ampio all’interno del quale sono collocati.
Se riflettiamo partendo da questo assioma diviene dunque importante conoscere il contesto in cui ci muoviamo, e di questo contesto fanno parte anche gli oggetti “intelligenti”.

George Siemens – nel riflettere sul Connettivismo e sul Social Learning – ha messo in luce passaggi simili considerando nel quadro generale della conoscenza e dell’apprendimento anche gli oggetti come punti fondamentali e nodi della rete di apprendimento ( ne avevamo parlato anche qui qualche mese fa: http://www.sociallearning.it/connected-knowledge-quando-la-conoscenza-e-la )

Ancora: nel proporre le tre leggi o i tre assiomi della prossima serie di oggetti intelligenti Leandro affronta il tema dello storytelling e dell’importanza del fatto che gli oggetti stessi siano portatori di esperienze. Un parallelo in questo caso può essere fatto con le organizzazioni come sistemi complessi, portatori di una cultura e di una filosofia proprie.
Alcune riflessioni sul tema erano già state condivise in questa sede in un post di qualche settimana fa: http://www.sociallearning.it/storytelling-social-business-e-social-learnin

Il design assume un’importanza chiave e cruciale nello sviluppo degli oggetti, design che però deve essere inteso nel senso più ampio di progettazione e ideazione di un prodotto, un servizio o un piano: design che deve essere considerato come il punto di partenza per la realizzazione di qualcosa di successo.
In questo senso Stefano Mizzella di recente mi ha ricordato i dieci principi del design di Dieter Ramshttp://ilmacminimalista.tumblr.com/post/575792006/dieter-rams-e-i-principi-de…

Infine, forse il punto più interessante, quello che maggiormente si lega al Social Business tradizionalmente inteso, ovvero: la socializzazione al centro: gli oggetti hanno la capacità di comunicare e di condividere la stessa rete delle persone.

Al di là di queste riflessioni mi piacerebbe considerare questo come un post aperto in cui riflettere sul possibile futuro della Internet degli Oggetti e del Social Business: forse il primo argomento rimane ancora troppo confinato in un orizzonte fantascientifico? Forse la situazione attuale impedisce di creare e di vedere un collegamento? Forse le due cose prenderanno forma e si concretizzerano nelle organizzazioni del futuro?

Mi piacerebbe poter avere delle opinioni sui temi di questo post.
A voi la parola.

photo credit by KRISS_ 

Qualche settimana fa due miei colleghi (Paolo Calderari e Andrea Pesoli) hanno avuto l’onore di partecipare al Big Social di Dallas ( http://telligent.com/bigsocial/ ), un evento dedicato al Social Business organizzato da Telligent (una della piattaforme leader nel mondo per la creazione di community).

Qui la loro presentazione:

OpenKnowledge at BigSocial 2011 – Dallas – Connecting the Social Business to Organizational Performance

La presentazione, molto interessante, pone al centro della riflessione condivisa le modalità attraverso cui sia possibile generare effettivo valore all’interno delle organizzazioni sfruttando le dinamiche del Social Business.
La riflessione muove dall’importanza dei cosiddetti Analytics, come strumenti per la comprensione, la valutazione e la gestione dei processi di business.
In questo senso l’analisi delle reti sociali (Social Network Analysis / Organisational Network Analysis) già ampiamente dibattuta in questa sede ( http://www.sociallearning.it/social-learning-analytics-verso-la-valutazion ) consente di porsi come primo punto di partenza per la comprensione della propria organizzazione: quali sono i punti forti? Dove sono situati i colli di bottiglia della mia compagnia? Chi sono gli influencer? Quanto è efficiente la mia organizzazione? Come si muovono le informazioni all’interno della mia azienda? Dove avviene l’innovazione? Come collaborano i miei dipendenti?
A tutte queste domande prova a rispondere la SNA/ONA che prova con alcuni indicatori (densità, prossimità, indegree, outdegree) a fornire delle metriche per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia organizzativa.
Allo stesso modo l’innovazione parte – come sappiamo – da processi reticolari di collaborazione e l’analisi delle reti può essere proprio il punto di partenza attraverso cui migliorarla.
La presentazione è poi proseguita con la presentazione del progetto MyOpen realizzato per LeGrand (trovate maggiori informazioni sul caso studio anche sul sito ufficiale di OpenKnowledge – http://www.open-knowledge.it/2011/06/29/btcino-my-open/ ) di cui qui trovate il video illustrativo e di lancio:
Il progetto – estremamente complesso e articolato – ha mostrato la forza che una community può avere all’interno di un’organizzazione complessa e diffusa come BTCino.
Sviluppi futuri di metodologie come questa possono sicuramente riguardare il Social Learning (come più volte visto in questo blog) ma anche il Social Media Monitoring alla ricerca di nuove metodologie per rendere maggiormente efficace e significativo il processo di ascolto e di monitoraggio della nostra azienda.
Come sappiamo un Social Business non fa distinzione tra interno ed esterno dell’azienda e tutto è collegatoVi lascio, infine, come nella presentazione con questo speech effettuata al TED sulla forza – nascosta – delle reti sociali.

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In diverse occasioni – in questa e in altre sedi – ho speso tempo per sottolineare l’importanza del processo di ascolto, monitoraggio e analisi della propria reputazione online.
A primo avviso sembra essere un processo che coinvolge solamente le funzioni comunicative dell’azienda, quelle più attente alla vendita e alla promozione dei prodotti o servizi dell’organizzazione. In realtà, il processo di ascolto è un processo trasversale che si innesta a molteplici livelli organizzativi.

Tuttavia, il monitoraggio della propria reputazione online (Social media monitoring, Web Monitoring, Buzz Monitoring…) è sicuramente uno dei trend maggiormente in voga al momento e merita di essere approfondito adeguatamente.
Di recente mi sono imbattuto in un video di Radian6 (piattaforma leader per il Social Media Listening che è stata recentemente acquisita da Saleforce)

Il video presenta le funzioni del tool ma è anche utile perchè permette di identificare alcuni aspetti fondamentali di un buon report di monitoring sui social media.
Tra le sezioni principali (che non possono mancare all’interno di una buona analisi) è possibile identificarne alcune fondamentali che fanno la differenza tra un report ben costruito e uno strumento inutile.

Share of Voice
Lo SOV ci aiuta a comprendere meglio dove si parla della nostra azienda e con quale frequenza. Si tratta di un semplice conteggio delle mention ma che rappresenta un primo, fondamentale step per la comprensione di quanto materiale su di noi è presente in rete e in quali luoghi online le interazioni sono maggiormente frequenti

Trend
Il trend fornisce una misura indicativa di come sia l’andamento delle conversazioni nel periodo di riferimento. Attraverso il tracciamento di un trend è possibile comprendere se le iniziative specifiche lanciate dal brand in quel determinato periodo hanno avuto una certa risonanza o meno, oppure se alcuni fatti – positivi o negativi – hanno avuto eco in rete e hanno influito sull’immagine dell’azienda.

Categorizzazione dei messaggi e attribuzione del sentiment
All’interno di un buon report che offra una fotografia di ciò che si dice in rete su un determinato brand deve essere sempre presente un forte contributo di analisti esperti che siano in grado di determinare il sentiment dei messaggi, comprendere il senso profondo e ricollocarli all’interno della visione più ampia dell’intero report. Come a dire che non è sufficiente che vi siano dati e numeri ma che il buon “valutatore” deve sempre tradurre quei dati e valori in suggerimenti e indicazioni specifiche per l’avvio di una strategia più complessa.
Una buona analisi della reputazione si basa soprattutto su questo punto che difficilmente può essere demandato a un tool (per quanto valido sia).

Influencer
Laddove possibile sarebbe sempre importante cercare di identificare chi son gli opinion leader, le fonti più importanti e coloro che muovono le informazioni sul nostro brand in rete

Ma ascoltare a che scopo?
L’ascolto – a mio avviso – deve essere inserito all’interno di una strategia molto più ampia e deve far parte di un processo consolidato di cultura organizzativa improntata al cambiamento e all’evoluzione se non vuole essere un esercizio fine a se stesso con poco significato.
Credo che questo semplice schema possa riassumere molto bene quello che stiamo dicendo.

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All’interno di un recente post Stefano Mizzella ha speso alcune parole per identificare l’importanza del listening all’interno della costruzione di una strategia valida sui Social Media ( http://www.socialmediascape.org/social-media-listening-quando-ascoltare-e-piu… ). Basandosi sul lavoro di Marshall Sponder ha elaborato un interessante schema che ci permette di comprendere come il processo di ascolto non sia un’attività fine a sé stessa ma piuttosto un’insieme di passaggi che conducono all’avvio di una strategia e un coinvoglimento molto più ampi.
All’interno del post sono sottolineati per altro anche altri aspetti fondamentali che mettono in luce come ogni processo di ascolto consapevole parta da domande molto precise e mirate che identificano il cuore dell’analisi:

  • Perchè sto ascoltando?
  • Cosa voglio sapere?
  • Cosa mi aspetto di sentire?
  • Chi devo ascoltare?
  • Dove si parla, in che modo e quanto?

Compresa l’importanza dell’ascolto all’interno dei processi che vede l’azienda coinvolta verso l’esterno (clienti, partner, fornitori, semplici utenti, ecc.) resta da domandarsi quale ruolo questa strategia e questo approccio possa essere vincente anche all’interno dell’organizzazione.

 

Il noto – e molte volte citato – caso Lago ( presentato da Emanuele Quintarelli in questo post – http://www.socialenterprise.it/index.php/2009/04/05/da-enterprise-20-a-pmi-20… ) ha messo in evidenza già anni fa l’improtanza di un processo come quello di co-creazione per il coinvolgimento e l’ingaggio dei dipendenti di un’azienda.
Se si attua un procedimento di questo tipo – come quello descritto – sarà molto più semplice realizzare prodotti o servizi che siano una reale risposta all’esigenza di dipendenti, dei clienti, dei fornitori e di tutto l’ecosistema aziendale.

Partire dall’ascolto come punto fondamentale di ogni processo di Social Business significa quindi porre veramente al centro la persona con le sue esigenze e fare di queste esigenze e della loro risoluzione la chiave della nostra organizzazione.
E’ solo in questo modo che si può diventare un Social Business, un’organizzazione – cioè – il cui scopo principale è di massimizzare il valore scambiato da tutto l’ecosistema aziendale (dipendenti, clienti, partner, fornitori…) in modo sistematico e pianificato.   

 

 

Photo Credit – Highersights

Come l’anno scorso ho l’onore di partecipare alla tappa milanese dello Young Digital Lab, innovativa tavola rotonda al tempo dei social media composta solo da giovani consulenti.
Il tema di questo corso sarà la pianificazione della comunicazione e della strategia di business ai tempi del social web.

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Ecco il programma completo del corso che si articola su due giornate.
Qui il sito dell’evento con la locandina completa e le informazioni per la registrazione: http://www.youngdigitallab.com/eventi/corso-digital-strategy-social-media-com…

Giovedi’ 17 Novembre 2011 – Digital Strategy

  • Always on: dal social Web al social World
  • App economy e l’evoluzione di Internet
  • Web Monitoring: l’ascolto e la comprensione prima di tutto
  • Digital strategy e social media mix
  • Digital media planning: progettare gli investimenti online
  • Viral marketing: principi e tecniche
  • La gamification applicata ai modelli di business
  • 7 case history di digital marketing

Venerdi’ 18 Novembre – Social Media Communication

  • Facebook marketing dalla A alla Z
  • Social media strategy e social media management
  • Community management: problemi e rischi
  • Social Media Analytics e misurazione dei risultati
  • Social crm: dall’ascolto al coinvolgimento del cliente
  • Deals e mayors: dagli strumenti al local marketing
  • Online2Offline tra strategia, tecnologia e cultura
  • Cosa non fare: i più recenti flop

Personalmente avrò l’onore di tenere tre speech.
Nel primo speech, dedicato al web monitoring e al social media listening proverò a tracciare alcune riflessioni partendo dalla mia esperienza in alcuni progetti di web reputation che ho seguito negli ultimi 4 anni. Obiettivo dello speech sarà quello di sottolineare l’importanza della raccolta di feedback e dell’ascolto come primo – fondamentale – step per muoversi consapevolemente all’interno dei social media.
Provero’ anche a portare alcuni esempi di casi su cui stiamo lavorando qui in OpenKnowledge ( http://www.open-knowledge.it/ ).

Nel secondo speech porterò avanti il discorso parlando di Social CRM: di come – cioè – si possa passare dall’ascolto ad una strategia più ampia di coinvolgiemento dell’intero ecosistema aziendale: partner, clienti, fornitori che sia in grado di migliorare i processi di business e l’efficacia ed efficienza dell’organizzazione.
Anche in questo caso proverò a portare alcuni casi studio e best practices a livello worldwide.

Infine – ma non meno importante – parlerò della Gamification (tema di cui abbiamo già discusso in questa sede) come nuovo trend e nuova strategia per il coinvolgimento e il miglioramento dell’impresa: applicare il gioco e le meccaniche dei giochi al business è possibile? E’ possibile migliorare davvero l’organizzazione con questi strumenti? E come?

Vi lascio con un piccolo divertente video relizzato per far capire alcuni dei cambaiemnti di cui si parlerà al prossimo incontro.

Ci vediamo a Milano?