Archives For November 30, 1999

Mi è capitato di recente di leggere un interessante paper di Edelman Digital (http://www.slideshare.net/EdelmanDigital/edelman-2013-social-media-trends-white-paper) dedicato ai trend emergenti nei social media di questo (prossimo) 2013.
Emergono alcuni spunti e alcune dimensioni interessanti che meritano di essere osservate da vicino: si tratta di 10 trend e punti essenziali che promettono di essere in forte crescita durante il prossimo anno.

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Mobile
Sotto gli occhi di tutti, il mobile è sicuramente uno dei trend principali degli ultimi anni e promette di crescere ancora di più nel prossimo – immediato – futuro. E’ ben il 61% degli utenti smartphone a utilizzare lo strumento per accedere e utilizzare i social media nell’ambito day-to-day. A leggere dal report, alcune dichiarazioni di Mark Zuckenberg suggeriscono che Facebook stessa debba sviluppare – in primo luogo – per piattaforme mobile.
E’ 1/3 di quello totale – infatti – il tempo dedicato all’utilizzo di social network tramite dispositivi mobile.

Applicare la convergenza mediale
Il mobile impatta anche a livello della canonica distinzione tra: earned media, owned media e paid media. Il futuro sarà sempre più vicino alla convergenza e la classica distinzione comincia ormai a perdere di senso e di efficacia esplicativa.

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Amplificare il contenuto
Lo abbiamo già detto molte altre volte, ma è sempre bene ripeterlo: i social media non sono la soluzione, sono – casomai – uno strumento funzionale al raggiungimento di uno scopo. Strutturare intere campagne solamente su un singolo medium non rappresenta una strategia di coinvolgimento. Questi strumenti vanno – piuttosto – nella direzione del divenire catalizzatori, amplificatori.

Storytelling (con immagini, se possibile, grazie!)
Focalizzarsi sul raccontare storie, sul trasmettere emozioni, sul creare un’esperienza utente condivisa. Quello dello storytelling promette di essere uno dei trend e degli aspetti emergenti del prossimo anno, ma non solo: il trend più interessante è quello del visual storytelling. Il ruolo che le immagini all’interno dei Social Network stanno via via assumendo è sempre più importante. Lo dimostrano il lancio di nuovi social verticali dedicati a questo: Pinterest ne è un esempio su tutti, ma anche la recente acquisizione di Instagram da parte di Facebook e la Timeline (che punta molto di più sul ruolo della foto rispetto al passato) sono una dimostrazione chiara di questa tendenza.

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Newsroom
La maggior parte dell’interazione – ultimamente – si gioca nel giro di poche ore, nemmeno più di giorni. Le campagne marketing devono imparare dai social media ad essere maggiormente veloci, efficaci, puntuali e saper improvvisare cavalcando l’onda del momento (quello che è successo con Oreo durante il Super Bowl ne è la palese dimostrazione).

Transforming a trending conversation into a brand-relevant visual that resonates with your audience in hours instead of days is a radical shift in marketing and communications.

In qualche modo il processo di attenzione crescente è legato anche a quello di social media monitoring e listening. La capacità dei brand di ascoltare la rete, intercettare i trend, comunicare in maniera veloce con i propri consumatori si sta rivelando sempre più cruciale e fondamentale. Abbiamo più volte – in questa e in altre sedi – parlato dell’importanza dell’ascolto attivo come primo step – fondamentale – per la costruzione di una social media strategy e del posizionamento del brand nei media digitali.

Investire sugli eventi: amplificarli con i social media
Fenomeni come quello del Second Screen, della Social TV – e simili – ed eventi come il Red Bull Stratos testimoniano l’importanza mediatica e il ritorno di immagine che possono avere gli eventi: specie se sono “social” e sono organizzati secondo le logiche della Social TV e del Second Screen. Una testimonianza tutta italiana? Quello che è successo – in parte – con il Movimento 5 Stelle penso sia un buon esempio.
In questo senso gli eventi possono rappresentare uno degli assett fondamentali su cui investire per andare nella direzione di una relazione continuativa, duratura, efficace e persistente nel tempo con i propri consumatori e clienti finali.

Investire sulle relazioni e sui legami deboli prima del passo successivo
L’algoritmo di Facebook e dei vari Social Network – ne ho già parlato quando ho scritto a proposito della morte del Social Media Marketing – consente solo a una piccola percentuale di fan di vedere e di leggere quello che scriviamo e che postiamo. Per i brand la prima impressione è quella che conta, costruire relazioni passo passo non è affatto semplice, comprare un gruppo di fan su Twitter e su Facebook è molto più facile che creare una strategia di coinvolgimento. Il punto e’ che una strategia funziona e l’altra no.
Come si legge anche nel report:

Brands have 50 chances to make an impression with each fan each year

Deve esserci un preciso senso e un preciso investimento di tempo e di risorse nel generare un coinvolgimento costante con i propri utenti finali.
La soluzione? Procedere per gradi e per step. Conquistarsi il terreno di battaglia un metro dopo l’altro. Con costanza e …dedizione.

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Stimolare l’integrazione one-to-one
Per quanto il tuo brand sia grande non puoi fare tutto da solo. Fornire alle persone e ai tuoi clienti e consumatori un ambiente in cui confrontarsi, scontrarsi e incontrarsi è fondamentale. Le logiche di CoDesign e di CoCostruzione di un prodotto e di un servizio si basano proprio su questo. I brand devono imparare a considerare i propri clienti non solo come qualcuno a cui vendere qualcosa ma come la loro risorsa principale da cui imparare, approfondire e da coinvolgere seriamente e completamente all’interno dei processi aziendali.

Continua a innovare e a giocare con il SEO
Le vecchie tecniche si stanno dimostrando inefficaci e non adatte a rispondere agli stimoli del mutato scenario social. I brand che vogliono continuare a rimanere sulla cresta dell’onda non possono più vivere di rendita ma devono costantemente cambiare logiche e strategie.

Ingaggi gli altri brand
Al pari dei consumatori, il dialogo tra brand è qualcosa da favorire e sostenere. Ci sono esempi molto interessanti. Il caso OldSpice – TacoBell su Twitter è uno di questi per esempio.

OldSpice


 

Riporto qui la mia intervista fatta per Working Capital e pubblicata originariamente sul loro blog 
http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2012/04/il-futuro-delle-aziende-e-…
Ringrazio ancora Lorenzo per l’occasione e la disponibilità mostrata. 

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Che cos’è esattamente il social business?

Riprendo la definizione del mio amico e collega Emanuele Quintarelli : un social business è “un’organizzazione che ha messo in campo le strategie, le tecnologie ed i processi atti a coinvolgeresistematicamente tutti gli individui che compongono il proprio ecosistema (dipendenti, clienti, partner, fornitori) nella massimizzazione del valore scambiato”. Un social business è, in un certo senso, un modo più naturale e più concreto di relazionarci con gli altri. È un’azienda centrata sulle persone: capace di evolvere, di rispondere alle sfide del mercato, di fare innovazione partecipata e di coinvolgere tutti i portatori d’interesse al fine di migliorarne profitti e valore. Riprendendo una terminologia che viene dalla Teoria dei Giochi possiamo dire che il Social Business è un “Win Win” in cui vince l’azienda che lo applica, perché riesce a essere più reattiva e a rispondere meglio alle sfide che i consumatori le propongono, e vincono i consumatori stessi, che riescono a migliorare il loro rapporto con le organizzazioni con cui entrano in relazione.
Di questi e di moltissimi altri temi parleremo il 4 e 5 giugno 2012 al Marriott Hotel di Milano, nell’ambito del SocialBusinessForum, l’evento europeo più importante del settore che con OpenKnowledge organizziamo ormai da 5 anni.

La diffusione del social business e delle dinamiche collaborative in azienda è certamente facilitata da fattori tecnologici, ma credi possa avere delle implicazioni anche sullo spirito e gli obbiettivi del fare impresa?

Il social business è certamente collegato alle tecnologie, ma è prima di tutto un avanzamento culturale. Volendo citare Manuel Castells, “non esistono rivoluzioni tecnologiche senza trasformazioni culturali”. In Italia molte volte il problema del fare innovazione è proprio questo: un’arretratezza culturale ancor prima che di competenze. Gli spazi e i mercati ci sono, con la crisi strutturale che stiamo vivendo (è interessante notare che in Giappone il Kanji usato per scrivere “crisi” – kiki – contiene in sé anche la parola “opportunità“) il Social Business rappresenterebbe una solida via di uscita ma la paura e la resistenza al cambiamento molto spesso tengono in vita tradizioni culturali obsolete e modalità di lavoro che non sono più adatte al mercato di oggi. Non dimentichiamoci nemmeno, però, che una strategia di Social Business non può essere improvvisata.

In particolare, ci puoi spiegare cos’è il social learning?

Il Social Learning non è altro che la declinazione dei principi del social business all’interno di quelle funzioni aziendali che si occupano di formazione e gestione del personale: come posso erogare contenuti formativi e come posso passare dei contenuti o semplicemente fare del knowledge management con queste nuove tecnologie? Cosa devo cambiare? Quali soluzioni mi offre il mercato?

Un anno fa, sul mio blog ho avuto modo di intervistare George Siemens  e di discutere con lui di come il Social Learning non fosse altro che un ritorno al nostro modo naturale di conoscere, di apprendere e di sperimentare. Lo cito per spiegare meglio il fenomeno di cui stiamo parlando:
Conoscere oggi significa essere connessi. La conoscenza si muove troppo velocemente perché l’apprendimento possa essere solo un prodotto. Eravamo abituati ad acquisire conoscenza avvicinandola a noi stessi. Ci veniva detto di ‘possederla’, di farla esistere nelle nostre teste. Ma non possiamo più cercare di possedere tutta la conoscenza necessaria personalmente. Dobbiamo custodirla nei nostri amici o all’interno della tecnologia.

Che cos’è la Gamification?

La Gamification è l’applicazione e l’integrazione delle dinamiche ludiche all’interno di un sito o di una community al fine di aumentare partecipazione e coinvolgimento degli utenti. Non dobbiamo però considerarlo il fenomeno del momento (l’edutainment e i serious game sono cose consolidate) o qualcosa di passeggero. Sono molti i casi di successo di cui ho parlato nel mio blog che ci aiutano a comprendere come un concetto in apparenza “aleatorio” possa essere calato nel concreto per portare dei veri risultati. Vale quanto detto prima: non si può improvvisare.

Perché in azienda l’approccio ludico al lavoro è sempre stato considerato con diffidenza? L’Italia in questo si comporta diversamente da altri paesi?

Credo anche in questo caso per una questione culturale del nostro paese. L’innovazione non è mai stata vista come uno dei cardini principali del successo aziendale. Per fortuna le acque si stanno muovendo, anche grazie a progetti come Working Capital. Credo che comunque il futuro sia roseo, molto più del passato.

Chi mi segue avrà capito che amo particolarmente le citazioni per questo ne riprendo una di William Gibson che adoro e che mi ha portato fortuna nel 2010 facendomi vincere Working Capital nella tappa di Bologna: “Il futuro è già in mezzo a noi – solo non equamente distribuito”. Ma le cose stanno cambiando.