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Torno a parlare – a distanza di qualche tempo dall’ultimo post dedicato – del Social Business Forum 2011.

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Ecco i temi che saranno affrontati in modo approfondito dal programma della giornata.

  • Evoluzione dei modelli organizzativi, di leadership e management
  • Definizione di strategie che leghino esplicitamente i nuovi canali di interazione al business
  • Aumento dell’agilità e della flessibilità operativa collegando iniziative verso il cliente e community di dipendenti
  • Coinvolgimento e trasformazione degli individui in agenti del cambiamento
  • Socializzazione dei processi di gestione del cliente, innovazione e sviluppo del prodotto
  • Approcci sostenibili alla coltivazione delle community ed all’attivazione dei clienti
  • Framework di misurazione del ritorno dell’investimento e della vitalità delle community
  • L’evoluzione della intranet tramite gli strumenti di collaboration
  • Strumenti di analisi degli scambi informali e dei network partecipativi
  • Efficientamento del knowledge work e della condivisione della conoscenza
  • Condivisione di best practice e casi di successo
  • L’integrazione del social software all’interno dei flussi di lavoro e delle applicazioni esistenti

Emanuele Quintarelli nel suo blog – http://www.socialenterprise.it/index.php/2011/04/13/social-business-forum-2011/ – fornisce alcune ottime ragioni sul perchè si dovrebbe venire al Social Business Forum, il mio consiglio è quello di registrarvi perchè l’evento è sicuramente di livello e anche la sessione free quest’anno sarà arricchita dalla partecipazione di keynote speaker di livello internazionale.
Ecco le ragioni per cui partecipare che propone il buon Emanuele e che condivido appieno:

  • Respiro internazionale dell’evento, con i migliori speaker da tutto il mondo e con i casi delle aziende che stanno veramente facendo innovazione in questo paese e nel mondo. Non sarà il solito evento sui social media e sulle cose che ormai sappiamo tutti. Sarà l’evento dell’anno su come tutto quello che conosciamo potrà essere applicato seriamente alla nostra azienda migliorandola e portandola davvero nel terzo millennio e nell’era della condivisione e della trasparenza
  • Sessioni free e sessioni premium entrambe di livello eccellente permettono di scegliere la partecipazione più adatta alle proprie tasche ed esigenze.
  • I temi sulla cresta dell’onda che in Italia tardando ancora ad arrivare a farsi sentire in tutta la loro importanza come nei paesi americani ed europei più avanzati.
  • Casi concreti e demo: perché come recita un famoso adagio “chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara
  • Conoscere le tecnologie e i contesti abilitanti che stanno alla base di questi nuovi approcci sociali
  • Fare networking e conoscere persone che come noi si appassionano, studiano, provano, applicano e ricercano su questi stessi temi. Non fa mai male vero?

Maggiori riferimenti:
http://www.socialbusinessforum.it/

Per registrarsi:
http://www.socialbusinessforum.it/register/

Parlando con amici, parenti o chiunque me lo domandi mi trovo sempre in difficoltà a definire esattamente quello di cui mi occupo e l’ambito di lavoro a cui appartengo. Cercherò di fare un po’ di chiarezza provando a introdurre il concetto di Social Business e di come questo cambiamento di paradigma possa avere effetti notevoli sulla modalità di considerare il proprio lavoro e i propri schemi organizzativi. Cominciamo con una definizione. Come si legge sul sito del Social Business Forum, l’evento organizzato da OpenKnowledge (http://www.open-knowledge.it) per il prossimo 8 giugno 2011 (http://www.socialbusinessforum.it/what-is-social-business/), un Social Business è:

“An organization that has put in place the strategies, technologies and processes to systematically engage all the individuals of its ecosystem (employees, customers, partners, suppliers) to maximize the co-created value”

Come si mette ben in evidenza ci sono alcuni punti sui quali è importante insistere per la comprensione del frame teorico che sta alla base di questo cambiamento di paradigma:

  • La separazione tradizionale, che tanto è stata utilizzata, e che ancora oggi è in vigore tra interno dell’azienda ed esterno dell’azienda non ha più significato di esistere. Oggi più che mai ciò che succede all’esterno della nostra azienda ha impatto sulla nostra reputazione e influenza i meccanismi e le dinamiche interne.
  • I processi di decision-making e change management non sono più in mano né ai consumatori né ai manager: ma riguardano tutti i livelli dell’ecosistema organizzativo, sia internamente sia esternamente, in un’ottica più sistemica, emergente e reticolare che organizzata e chiusa.
  • Lo scambio e la partecipazione tra interno ed esterno sono favorite dal coinvolgimento più che dalla comunicazione.
  • L’ultimo scopo del SB non è di generare valore per gli stakeholder ma di massimizzare il valore che è scambiato internamente ed esternamente attraverso una riorganizzazione che rende l’azienda più flessibile, dinamica e reattiva.

Emanuele Quintarelli nel suo blog Social Enterprise (http://www.socialenterprise.it/) propone una schematizzazione di questi processi che permette di comprendere – molto in sintesi – in che modo il Social Business possa essere considerato un processo adattivo basato su un continuo scambio di feedback e un continuo meccanismo di crescita reticolare.

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A questo punto ci si potrebbe domandare quali vantaggi si possono avere dall’adottare un approccio come questo. La risposta è molto semplice. Si guadagna in efficienza e in efficacia della propria impresa, si gestisce meglio il flusso di lavorio e di informazioni, si è appetibili, più reattivi al cambiamento, meno indeboliti dalle crisi economiche, decentralizzati, dinamici. In una parola l’organizzazione è un sistema vivo che reagisce (e agisce) rispetto a ciò che succede nell’ecosistema più ampio.
Sempre Quintarelli pone il Social Business all’interno di un modello più ampio che è riportato in tabella sotto e che ben fa comprendere a che livello ci si posiziona. Se pensate alla vostra organizzazione dove siete? A che livello di collaborazione, apertura verso l’esterno e condivisione siete? Come vi posizionate rispetto ai vostri clienti?
Avere la capacità – e la lungimiranza – di intuire le prospettive e gli sviluppi di questo approccio possono fare davvero la differenza tra un’organizzazione che avrà un roseo futuro e una che subirà il cambiamento.

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Comprendere questo scenario risulta interessante anche per analizzare più nel dettaglio il tema di questo blog: il Social Learning. Proprio come il SB il SL è un processo adattivo, emergente, connesso e di rete. Si tratta di due dimensioni – a mio avviso intimamente connesse – che si integrano e che richiedono l’una la presenza dell’altra. Il Social Business rappresenta il contesto ideale all’interno del quale è possibile parlare di apprendimenti emergenti e informali nella chiave sociale propria delle teorie alla base del Social Learning. Allo stesso modo il Social Business si basa su una serie di assunti informali e di apprendimenti non strutturati che sono propri del SL. Proprio al SBF2011 sarà presente George Siemens – guru internazionale su questi temi – che discuterà proprio di questo legame tra organizzazione adattiva e processi di apprendimento emergente.

 

Per capirne di più e per imparare veramente a muovere i primi passi in questo ambiente, il consiglio è – quindi – quello di non mancare l’appuntamento con il Social Business Forum del prossimo 8 Giugno 2011.
Vi lascio con qualche foto e il video del Keynote di apertura dell’edizione 2010 (ancora International Forum on Enterprise 2.0): trovate il pool di tutte le fotografie ufficiali su Flickr http://www.flickr.com/photos/socialbusinessforum
E per chi fosse interessato ad approfondire i temi (a vedere slide e video della precedente edizione) è ancora online il sito della vecchia edizione http://www.enterprise2forum.it/it

Ci vediamo li?