Archives For November 2011

Oggi ho avuto modo di parlare allo Young Digital Lab di Milano (http://www.youngdigitallab.com/eventi/corso-digital-strategy-social-media-com… ) di un tema che in questo blog ho affrontato diverse volte.
Ecco le slide del mio intervento

All’interno dell’intervento mi sono concentrato su come sia possibile costruire una strategia adeguata sui social media partendo dai processi di monitoraggio e ascolto attivo della rete e dei feedback che provengono dall’intero ecosistema aziendale.

Questo interessante video creato da Radian6 mostra l’importanza, in modo molto semplice, dell’ascolto e della comprensione di ciò che accade all’interno della rete. Come mi posiziono rispetto ai miei competitor? Cosa è necessario che tenga presente? Come faccio a capire quali sono i miei punti forti e i miei punti deboli? Chi sono gli influencer della mia industry?
A tutte queste domande e a molte altre deve essere in grado di rispondere una corretta strategia di ascolto.

Senza dilungarmi su un argomento già discusso in questa sede, vorrei lanciare altri due spunti, sempre tratti dai video di Radian6 su cosa sia possibile fare con un corretto monitoraggio della rete.

Scoperta:

Vendite:

Per maggiori informazioni circa la mia visione dell’ascolto all’interno dei processi di Socializzazione del Business vi rimando anche a un “vecchio” articolo che avevo scritto il mese scorso proprio su queste tematiche.
http://www.sociallearning.it/limportanza-dellascolto-allinterno-dei-proces

La discussione la proseguirò domani parlando di Social CRM e di come l’ascolto possa essere inserito in un movimento più ampio di revisione della cultura aziendale e dei processi che regolano le nostre organizzazioni.

Come più volte sottolineato è importante considerare l’ascolto solo come il primo – fondamentale step di una strategia di Social CRM e – più ampiamente – di Social Business.

Stavo leggendo un interessante post di Leandro Agròhttp://www.leeander.com/2011/10/16/progettare-gli-oggetti-della-prossima-inte… ) che racconta del suo onore di aver partecipato alla conferenza TEDx di Bologna nelle scorse settimane. Il video e lo speech mi hanno riportato a uno dei temi di cui mi ero interessato – solo a livello di studio e ricerca personali – qualche anno fa.
Il fatto di tornarci a distanza di qualche anno mi ha permesso di elaborare nuove idee e di pormi anche alcune domande sulla possibile integrazione di due mondi di cui mi sono (e mi sto) interessando e che paiono così differenti tra loro.

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Il video del suo speech è visibile qui:

Vi consiglio di dargli un’occhiata perché è veramente interessante.
Ma credo che per comprenderlo occorra fare un passo indietro cercando di esplicitare che cosa sia e come funzioni quella che viene definita Internet of Things o Internet degli Oggetti.
Wikipedia la definisce come:

In computing, the Internet of Things refers to a network of objects, such as household appliances. It is often a self-configuring wireless network. The concept of the internet of things is attributed to the original Auto-ID Center, founded in 1999 and based at the time in MIT.The idea is as simple as its application is difficult. If all cans, books, shoes or parts of cars are equipped with minuscule identifying devices, daily life on our planet will undergo a transformation. Things like running out of stock or wasted products will no longer exist as we will know exactly what is being consumed on the other side of the globe. Theft will be a thing of the past as we will know where a product is at all times. The same applies to parcels lost in the post.If all objects of daily life, from yogurt to an airplane, are equipped with radio tags, they can be identified and managed by computers in the same way humans can. The next generation of Internet applications (IPv6 protocol) would be able to identify more objects than IPv4, which is currently in use. This system would therefore be able to instantaneously identify any kind of object.The Internet of objects should encode 50 to 100,000 billion objects and follow the movement of those objects. Every human being is surrounded by 1,000 to 5,000 objects.Alcatel-Lucent touchatag service and Violet’s Mirror gadget provide a pragmatic consumer oriented approach to the Internet of Things by which anyone can easily link real world items to the online world using RFID tags (and QR Codes in case of touchatag).

Per capire ancora meglio consiglio anche di vedere questo video di David Orban realizzato qualche anno fa per chiarire proprio il legame tra internet degli oggetti e oggetti percettivi.

Come vedete si tratta di qualcosa di molto interessante e che merita una seria riflessione in proposito. Al di là dei principi legati strettamente alla IoT mi piacerebbe pensare a quale potrebbe essere una zona di confine, di sovrapposizione tra la Internet degli Oggetti e il Social Business.
Forse sto cercando di incrociare due ambiti che sono completamente differenti e che non meritano un accostamento nemmeno nella stessa frase, forse si tratta di un possibile trend che è interessante monitorare.
Mi piacerebbe più che giudicare la correttezza o meno delle idee, provare a mettere assieme alcune riflessioni.

La prima riflessione riguarda la centralità dei comportamenti umani e di quelli degli “oggetti” lo speech di Leandro ha ben messo in evidenza la centralità del comportamento.
Riflettere sul comportamento a livello organizzativo e sociale diviene determinate per comprendere assetti culturali di riferimento e modalità delle persone e dell’organizzazione di adattarsi all’ambiente esterno e di agire con esso.
La pragmatica della comunicazione umana, il testo cardine di Paul Watzlawick ha messo bene in evidenza come non sia possibile ridurre i comportamenti – umani e organizzativi – a semplici linearità di causa/effetto ma sia sempre necessario comprendere il contesto più ampio all’interno del quale sono collocati.
Se riflettiamo partendo da questo assioma diviene dunque importante conoscere il contesto in cui ci muoviamo, e di questo contesto fanno parte anche gli oggetti “intelligenti”.

George Siemens – nel riflettere sul Connettivismo e sul Social Learning – ha messo in luce passaggi simili considerando nel quadro generale della conoscenza e dell’apprendimento anche gli oggetti come punti fondamentali e nodi della rete di apprendimento ( ne avevamo parlato anche qui qualche mese fa: http://www.sociallearning.it/connected-knowledge-quando-la-conoscenza-e-la )

Ancora: nel proporre le tre leggi o i tre assiomi della prossima serie di oggetti intelligenti Leandro affronta il tema dello storytelling e dell’importanza del fatto che gli oggetti stessi siano portatori di esperienze. Un parallelo in questo caso può essere fatto con le organizzazioni come sistemi complessi, portatori di una cultura e di una filosofia proprie.
Alcune riflessioni sul tema erano già state condivise in questa sede in un post di qualche settimana fa: http://www.sociallearning.it/storytelling-social-business-e-social-learnin

Il design assume un’importanza chiave e cruciale nello sviluppo degli oggetti, design che però deve essere inteso nel senso più ampio di progettazione e ideazione di un prodotto, un servizio o un piano: design che deve essere considerato come il punto di partenza per la realizzazione di qualcosa di successo.
In questo senso Stefano Mizzella di recente mi ha ricordato i dieci principi del design di Dieter Ramshttp://ilmacminimalista.tumblr.com/post/575792006/dieter-rams-e-i-principi-de…

Infine, forse il punto più interessante, quello che maggiormente si lega al Social Business tradizionalmente inteso, ovvero: la socializzazione al centro: gli oggetti hanno la capacità di comunicare e di condividere la stessa rete delle persone.

Al di là di queste riflessioni mi piacerebbe considerare questo come un post aperto in cui riflettere sul possibile futuro della Internet degli Oggetti e del Social Business: forse il primo argomento rimane ancora troppo confinato in un orizzonte fantascientifico? Forse la situazione attuale impedisce di creare e di vedere un collegamento? Forse le due cose prenderanno forma e si concretizzerano nelle organizzazioni del futuro?

Mi piacerebbe poter avere delle opinioni sui temi di questo post.
A voi la parola.

photo credit by KRISS_ 

Qualche settimana fa due miei colleghi (Paolo Calderari e Andrea Pesoli) hanno avuto l’onore di partecipare al Big Social di Dallas ( http://telligent.com/bigsocial/ ), un evento dedicato al Social Business organizzato da Telligent (una della piattaforme leader nel mondo per la creazione di community).

Qui la loro presentazione:

OpenKnowledge at BigSocial 2011 – Dallas – Connecting the Social Business to Organizational Performance

La presentazione, molto interessante, pone al centro della riflessione condivisa le modalità attraverso cui sia possibile generare effettivo valore all’interno delle organizzazioni sfruttando le dinamiche del Social Business.
La riflessione muove dall’importanza dei cosiddetti Analytics, come strumenti per la comprensione, la valutazione e la gestione dei processi di business.
In questo senso l’analisi delle reti sociali (Social Network Analysis / Organisational Network Analysis) già ampiamente dibattuta in questa sede ( http://www.sociallearning.it/social-learning-analytics-verso-la-valutazion ) consente di porsi come primo punto di partenza per la comprensione della propria organizzazione: quali sono i punti forti? Dove sono situati i colli di bottiglia della mia compagnia? Chi sono gli influencer? Quanto è efficiente la mia organizzazione? Come si muovono le informazioni all’interno della mia azienda? Dove avviene l’innovazione? Come collaborano i miei dipendenti?
A tutte queste domande prova a rispondere la SNA/ONA che prova con alcuni indicatori (densità, prossimità, indegree, outdegree) a fornire delle metriche per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia organizzativa.
Allo stesso modo l’innovazione parte – come sappiamo – da processi reticolari di collaborazione e l’analisi delle reti può essere proprio il punto di partenza attraverso cui migliorarla.
La presentazione è poi proseguita con la presentazione del progetto MyOpen realizzato per LeGrand (trovate maggiori informazioni sul caso studio anche sul sito ufficiale di OpenKnowledge – http://www.open-knowledge.it/2011/06/29/btcino-my-open/ ) di cui qui trovate il video illustrativo e di lancio:
Il progetto – estremamente complesso e articolato – ha mostrato la forza che una community può avere all’interno di un’organizzazione complessa e diffusa come BTCino.
Sviluppi futuri di metodologie come questa possono sicuramente riguardare il Social Learning (come più volte visto in questo blog) ma anche il Social Media Monitoring alla ricerca di nuove metodologie per rendere maggiormente efficace e significativo il processo di ascolto e di monitoraggio della nostra azienda.
Come sappiamo un Social Business non fa distinzione tra interno ed esterno dell’azienda e tutto è collegatoVi lascio, infine, come nella presentazione con questo speech effettuata al TED sulla forza – nascosta – delle reti sociali.