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Quello che più amo del TED è la brevità e il livello di profondità che gli speaker riescono a toccare in discorsi avvincenti, divertenti e soprattutto interessantissimi. Sir Ken Robinson (http://sirkenrobinson.com/skr/), considerato uno dei guru moderni a proposito di Educazione e Creatività in un suo speech – molto noto e molto visto – del 2006 ha sostenuto le ragioni per cui, secondo lui insegnare la creatività è altrettanto importante dell’insegnare l’alfabetizzazione. Inoltre ha insistito parecchio su come le moderne organizzazioni che si occupano dell’educazione dei giovani (scuole in primis) non siano adatte allo sviluppo della creatività e dell’innovazione, ma anzi rappresentino vere e proprie “prigioni mentali” per i giovani.
Ecco il video:

Il discorso è chiaramente molto molto provocatorio ma penso metta in luce un tema altrettanto interessante.
Tra le varie cose che emergono, secondo me, merita una menzione speciale l’importanza di fallire. In America, giusto per citare un esempio, di recente si è cominciato a finanziare solo startup di persone che avesero già sperimentato fallimenti. Questo non perchè i venture capitalist siano totalmente impazziti e abbiano intenzione di gettare i soldi dalle finestre dei grattacieli di Manhattan, ma perchè si è compreso il valore formativo del fallimento e l’enorme esperienza educativa che può derivarne.
(Tanto per fare un esempio ecco un post molto interessante sull’argomento – http://venturebeat.com/2009/04/29/10-lessons-from-a-failed-startup/)

Lo scorso Febbraio (2010) Robinson è tornato al TED per parlare della rivoluzione e del cambiamernto necessario che deve essere imposto al paradigma dell’apprendimento come lo conosciamo.
Ecco la sua “lezione”:

La conclusione a cui si arriva non è molto diversa da quella che la filosofia greca definisce come eu-daimonia: felicità, che puo’ essere intesa come la capacità di trovare il proprio talento e farlo fruttare al massimo delle proprie possibilità.

Vorrei tornare sull’argomento del Connettivismo e sulle – a mio avviso interessantissime – considerazioni George Siemens sui nuovi modelli di apprendimento.
Cominciamo con questo video molto interessante del TEDx (purtroppo solo in inglese) in cui Siemens parte dalla sua esperienza di vita e dal racconto della sua infanzia in Messico, durante la quale ha cominciato a pensare alla società e ai processi di apprendimento e di costruzione del sé come a processi eminentemente sociali.

Riporto di seguito alcuni punti fondamentali dell’approccio Connettivista che aiutano a chiarire meglio i termini in gioco:

  • Conoscenza e apprendimento richiedono una diversità di approcci che siano in grado di rappresentare la complessità del mondo nel quale viviamo.
  • L’apprendimento è un processo di costruzione delle reti che consiste nel connettere nodi specializzati e fonti d’informazione privilegiate.
  • La conoscenza risiede nelle reti e non nei singoli nodi.
  • La conoscenza e le informazioni possono risiedere anche in nodi “non umani” o in applicazioni e le tecnologie devono essere considerate come i facilitatori/abilitatori dei processi di apprendimento.
  • Conoscenza e apprendimento sono due processi continui e duraturi nel tempo: non devono essere considerati come mete di un percorso finito o il prodotto di un momento puntuale.
  • La capacità di apprendere e di conoscere – ad oggi – è molto più critica e molto più interessante della capacità di ricordarsi ciò che è noto o della possibilità di immagazzinare informazioni e dati.
  • La conoscenza deve essere il più possibile aggiornata e al passo con i tempi
  • L’abilità che possiamo considerare come “chiave” – al giorno d’oggi – è quella di riconoscere schemi, individuare connessioni e sviluppare network creativi che portino alla generazione di nuove prospettive e nuovi artefatti (idee, progetti, concezioni, prodotti…)
  • Il processo di Decision-Making è esso stesso apprendimento. Ciò che oggi consideriamo come veritiero, corretto e adeguato potrebbe smettere di esserlo in un futuro non troppo remoto. l’idea che deve rimanere è quella mutuata dal Web 2.0 di perpetual-beta, in cui i processi sono sottoposti a un continuo rinnovo e a una continua verifica che ne sperimenti la validità e l’efficacia.

Ricordiamoci che come dice Siemens: cambiare i nostri modelli di educazione significa cambiare la società intera.

Una delle teorie che ritengo maggiormente interessanti dal punto di vista della comprensione di come si muove – oggi – la nostra conoscenza del mondo e delle cose è quella di George Siemens (http://www.connectivism.ca). Siemens sottolinea come, nelle società in cui viviamo, la conoscenza e i processi di apprendimento muovano a partire da logiche reticolari e connesse ancor prima che da contenuti predeterminati.
Siemens afferma:

To know today means to be connected. Knowledge moves too fast for learning to be only a product. We used to acquire knowledge by bringing it close to ourselves. We were said to possess it – to have it exist in our heads. We can no longer seek to possess all needed knowledge personally. We must store it in our friends or within technology.

Conoscenza e apprendimento passerebbero dunque prima di tutto dalla rete e della condivisione.
Le informazioni non vanno considerate come contenuti statici che sono depositati nella memoria di qualcuno o in database, ma come – soprattutto – legami, reti e connessioni, dove il conoscere chi è molto più importante del conoscere il cosa.

Anche Duncan Watts nel suo Six Degrees scrive:

When solving complex problems in ambiguous environments, individuals compensate for their limited knowledge of the interdependencies between their various tasks and for their uncertainty about the future by exchanging information— knowledge, advice, expertise, and resources— with other problem-solvers within the same organization.

Provando in sintesi a tracciare una piccola “modellizzazione” di questi concetti possiamo ipotizzare uno schema come quello riportato in cui la conoscenza definita “Connected” risulta dall’interazione di più variabili specifiche:

  • Le persone: con i loro flussi di valore e le reti informali e formali che li caratterizzano.
  • La tecnologia: dimensione fondamentale in grado di garantire il contesto abilitante all’interno del quale si muove la conoscenza, ma non solo. La stessa tecnologia puo’ diventare depositaria di conoscenza e incarnare informazioni.
  • Le organizzazioni con il loro enorme patrimonio di conoscenze e pratiche cristallizzate siano esse – anche in questo caso – formali o informali.
  • La Cultura e La Società intese come insieme di norme, di credenze, di convenzioni e di abitudini in cui i soggetti sono immersi e di cui i soggetti fanno parte.
Connected_knowledge

Direi che si tratta di un orizzonte di studio molto affascinante nonché indispensabile se si vuole cercare una risposta e tentare di dare una spiegazione valida ai processi di cambiamento enormi a cui negli ultimi anni siamo stati (e siamo) sottoposti.
Infine chiudo con un interessante video di David Orban (http://www.davidorban.com/) dedicato proprio al tema della conoscenza che si diffonde tra reti, oggetti e persone. Per un mondo in cui everything knows everything