Unire la Gamification al Social Learning

November 25, 2011 — 7 Comments

Chi segue questo blog sa che due temi maggiormente discussi dalla sua apertura sono la Gamification e – come ovvio – il Social Learning.

Gamifcation_sl

Nel corso di alcune riflessioni maturate dopo lo scorso Young digital Lab ho provato a ipotizzare di unire le due aree di interesse.
Detto in altri termini: l’applicazione della Gamification – che abbiamo visto essere estramemente funzionale in alcuni contesti ( si veda la presentazione dell’YDL appunto qui: http://www.sociallearning.it/gamify-your-business-migliorare-i-processi-di ) può essere giocata con successo anche nell’ambito dell’apprendimento? E in che modo i processi di apprendimento possono essere migliorati dalla Gamification?
E ancora: il Social Learning in che modo può essere collegato con successo alla Gamification e ai suoi principi per fare in modo di generare apprendimenti e scambi di valore davvero significativi?

Ho scoperto, in queste mie riflessioni (forse un po’ “strampalate”) di non essere solo. A tal proposito vorrei condividere con voi il contributo di uno dei maggiori esperti in ambito Gamification.

Ecco un video del TEDx di Bruxells di Gabe Zichermann autore anche del Blog Gamification (appunto - http://gamification.co/)

Alcuni punti da mettere in chiaro:

  • I videogame sono ormai un media maturo e rappresentano – come mostrano le ricerche della McGonigal e lo speech di Zichermann come di molti altri – una vera e propria esistenza “parallella” che le nuove generazioni stanno vivendo ogni giorno.
  • La loro diffusione non permette più che siano sottovalutati o considerati come intrattenimento fine a se stesso.
  • L’applicazione della Gamification ha visto risultati concreti e l’incremento reale e tangibile di processi di apprendimento, di coinvolgimento degli utenti e di processi di innovazione laddove si è applicata (di nuovo si veda la presentazione della Speed Lottery o il Caso Scottish Water di cui abbiamo parlato in un precedente post).
  • L’apprendimento – oggi più che mai – è un fattore sociale e passa dalla condivisione, dallo scambio tra pari e dalle relazioni. Come ha sostenuto George Siemens nell’intervista che gli abbiamo fatto lo scorso Maggio ( http://www.sociallearning.it/la-rete-e-lapprendimento-a-tu-per-tu-con-geor ): da che mondo e mondo tutto l’apprendimento è sempre stato socializzazione di processi e processi sociali, quella che stiamo vivendo oggi è una riscoperta delle prospettive social di aspetti che sono insiti nella nostra natura.
  • La tecnologia rappresenta il driver fondamentale per attivare e innescare questi processi.

Non si tratta chiaramente di riflessioni nuove e l’ambito dei Serious Game e dell’Edutainment in questo ha già tracciato una strada molto ben definita.
Tuttavia…

 

Partendo dall’idea che il Social Learning sia la creazione di valore e di apprendimento significativo a partire dagli scambi informali e formali che si costituiscono all’interno di una rete; possiamo considerare la Gamification come la leva di coinvolgimento chiave per innescare e favorire i processi di apprendimento che vadano in questa direzione.
Detto altrimenti: la Gamifcation può migliorare il coinvolgimento e aiutare le persone in apprendimento a porsi in un contesto che sia sempre migliore per la generazione di apprendiemnti significativi.

L’unione delle due aree di analisi rappresenta dunque una sfida molto interessante che ho intenzione di analizzare e monitorare costantemente perché penso che si possa davvero far evolvere il sistema di apprendimento verso una modalità maggiormente a misura d’uomo, efficace e coinvolgente.

E chiudo con una citazione di Joseph Chilton Pearce:

Play is the only way the highest intelligence of humankind can unfold.

Cover photo Credit - http://www.flickr.com/photos/epsos/4886087851/ on Flickr.com

7 responses to Unire la Gamification al Social Learning

  1. 

    Concordo su tutto, e condivido assolutamente il punto pi?? importante relativo alla possibilit?? di migliorare il coinvolgimento per stimolare l’apprendimento. Proprio perch?? si sono ottenuti buoni risultati a livello professionale (es. plantville) credo possa essere ancora pi?? utile agli stadi iniziali dell’ apprendimento in cui si trovano le nuove generazioni. Lo dico con cognizione di causa, da padre.

  2. 

    Boh, io Zichermann non lo prenderei proprio come esempio. ?? il primo responsabile di aver creato un gran casino sul significato di meccaniche di gioco, e il suo libro ?? approssimativo e confusionario. Ha dietro O’Reilly che lo sostiene e lo legittima, ma per esempio Sebastian Deterding (uno che ne sa MOLTO di pi??) ha smontato molte delle sue idee (ed evidenziato il fatto che il poco che c’?? di buono nel suo libro ?? scopiazzato da gente tipo Amy Jo Kim).

  3. 

    Grazie Federico, speravo di ricevere il parere di qualcuno che ?? molto ferrato in argomento: chi meglio di te? :)Conosco Deterding anche se mi sono riservato di approfondirne i lavori che mi sono procurato. Rispetto al tema che cosa ne pensi ? Credi che la Gamification sia solo un trend commerciale o che abbia "del buono" sotto sotto? A presto!

  4. 

    Che io creda che ci sia del buono sotto, non ?? un mistero :)Ci sono studiosi come Ian Bogost e la stessa Jane McGonigal che citi, che da tempo portano avanti teorie su come utilizzare i giochi in altri contesti per migliorare una serie di cose.Il problema sta proprio l??: ultimi arrivati come Zichermann hanno semplificato e banalizzato tutto trasformando una buona idea in una specie di raccolta punti glorificata, chiamando game mechanics punti e badge (che non lo sono) e di fatto puntando tutto su un behaviorismo del quale, francamente, si poteva fare anche a meno.Il problema ?? anche etico: non sarebbe meglio invece che creare delle skinner box provare a lavorare sulle motivazioni intrinseche?Mi spiego meglio: Zichermann quando parla della gamification dice pi?? o meno testualmente che si tratta di applicare elementi che rendono i giochi cos?? coinvolgenti su altre attivit??. Mi sta benissimo.Ma siamo sicuri che questi elementi siano punti e badge? Io no, per nulla. Anzi, sono proprio certo che non lo siano e che quello che rende un gioco coinvolgente stia altrove. Dove? Lo hanno spiegato molto bene Scott Rigby e Richard M. Ryan nel loro Glued to Games, libro che ti consiglio, perch?? ha solide basi scientifiche.Quindi: gamification s?? (ma per favore troviamo un nome meno orrendo) ma solo se fatta bene, partendo dalle motivazioni intrinseche e da basi assodate pi?? che dalle raccolte punti.Lo dimostra Will Wright, che sta lavorando proprio su questo.

  5. 

    Guarda son assolutamente d’accordo con te e con quello che hai scritto. Non per nulla ricordo uno speech molto bello di Jane proprio intitolato "We don’t need stinking badges" in cui rifletteva su questi stessi temi e su come la Gamification sia diventata una moda. Le sue riflessioni sul Gameful Design (che io gradisco molto di pi?? come termine) vanno proprio nella direzione che suggerisci tu: emozioni positive, motivazioni intrinseche, coinvolgimento e consapevolezza. Credo comunque che la moda possa giocare a nostro favore, facendo in modo che aziende e persone si interessino al fenomeno del gaming considerandolo ormai in modo sempre pi?? attento e consapevole: troppo ottimista? :)

  6. 

    Ai precedenti contributi che sono stati citati nei commenti aggiungo questo recente post che ?? molto interessante. http://dmlcentral.net/blog/barry-joseph/recommended-resources-digital-citizenship-new-media-literacies-games-and-learning

  7. 
    Giuseppe Roncari August 8, 2012 at 9:28 pm

    Concordo, non servono i badge e i punti, ma la struttura profonda dei giochi, partecipazione, coinvolgimento, storia.

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